Trieste: Bosso generoso officiante di Mozart e Čajkovskij

Trieste capitale europea della scienza nel prossimo 2020 è, da sempre, città musicalissima e il suo cuore musicale è il Teatro Verdi. “Noi” è opinione del Sovrintendente Stefano Pace “abbiamo come profilo e obiettivo del teatro l’internalizzazione, lo stesso Ministero riconosce il ruolo della città di Trieste come veicolo per la diffusione della cultura italiana oltrefrontiera”. Le iniziative in questo senso non mancano e per questo tipo di attività è stata chiusa una convenzione con un finanziamento speciale. Il 5 ottobre scorso l’Orchestra stabile del Teatro Verdi si è presentata a Capodistria e più recentemente a Maribor nella vicina Slovenia. Con il Teatro Nazionale di Maribor è stato firmato un accordo “che ha portato la loro orchestra e il balletto a Trieste”, e per la prossima stagione è in cantiere una coproduzione lirica, l’Andrea Chénier di Giordano.

“Altri accordi” aggiunge il Sovrintendente “si stanno attuando con l’Opera di Zagabria e quella di Sofia. Continuiamo anche a espanderci in Oriente dove è prevista una nostra produzione in settembre in collaborazione con l’Opera di Kitakyushu in Giappone”.

Se questa è l’ordinaria amministrazione nella vita del teatro, i concerti diretti da Ezio Bosso ne rappresentano l’eccezionalità, la straordinaria amministrazione. Si era appena spenta l’eco del successo prenatalizio di un concerto sinfonico-corale ed eccolo, Ezio Bosso, Direttore stabile residente rifarsi vivo alla testa dell’Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi in grande spolvero con una serata Mozart-Čajkovskij.

Lui, il gran cerimoniere, si presenta all’incontro con il pubblico senza voce ma molto motivato e, come sempre, abile comunicatore. “Non sarà un semplice concerto” aveva dichiarato alla vigilia, “perché non esistono i semplici concerti e perché noi del teatro – l’orchestra, il coro, le maestranze, la direzione ed io – vogliamo inaugurare un nuovo modo di partecipare a teatro. Metteremo tutta la cura e la ricerca della perfezione imprescindibile per chi fa musica. Metteremo quel trascendere l’io singolo, quel sacrificio comune fondamentale per onorare la musica cui apparteniamo; noi vi porteremo in un programma che è un racconto, a volte di una vita, a volte dei desideri, dei sogni di chi la musica la vive. Ve la racconteremo, ricordando a chi già sa o svelando a chi ancora non sa ciò che studiamo.”.
Musica come cambiamento, o meglio come la musica può cambiarti la vita, con queste parole Bosso apre la serata che inizia con l’Ouverture di Don Giovanni, in altre parole il brano che cambiò la vita di uno studente di legge, Pëtr Il’ič  Čajkovskij – durante la serata chiamato amichevolmente Piotr – e lo fece diventare uno dei geni della musica. Ed eccolo l’Ezio narrante ricordare come Mozart, a Praga, si affrettasse a comporre l’Ouverture di Don Giovanni quando l’opera era già pronta per il debutto e dedicarcisi per una notte intera mentre la moglie, per tenerlo sveglio, gli leggeva le Mille e una notte e altre storie.

L’Ezio direttore è generoso di lodi per la sua Orchestra che, esaurito Mozart, si riduce ai soli strumenti ad arco. Prima della pausa il programma prevede la celebre, ma poco eseguita nella versione scelta per grande Orchestra d’archi, Serenata in do maggiore Op. 48, ossia “il brano che Piotr più ha amato nella vita”, scritto nel 1880 al rientro da un viaggio nell’Europa occidentale in cui le sue composizioni erano state accolte con sufficienza. “Piotr si rifugia negli Urali e scrive una serenata aggrappandosi a Mozart e cambia il modo di scrivere per gli archi”.

Inutile dire che il pubblico risponde alla generosità del Maestro con altrettanta generosità di applausi, che arrivano dopo ciascuno dei movimenti del brano. Ma Bosso non si scompone e con un gesto riporta gli spettatori all’ascolto. Ed è un ascolto ricco di un suono compatto, emozionante come a Ciajkovskij conviene, che gli archi dell’Orchestra della Fondazione lirica eseguono con grande vigore.

Dopo la pausa si prosegue con la Sesta Sinfonia in si minore Op. 74 dello stesso Čajkovskijj: “Attraverseremo il suo cambiamento di uomo e musicista per arrivare al grande mistero che ognuno dovrà vivere, come lo definiva lui stesso: la Sesta Sinfonia. L’ultima. Dicono sia un testamento, ma vi assicuro che ogni composizione di chi vive la sua vita per la musica lo è. Come lo è ogni nota. Io vi posso solo anticipare che tutta la vita e tutte le vite possibili sono in essa.”.

La celebre Sinfonia “Patetica” è l’incontro dell’autore con la morte e, nove giorni dopo la sua prima esecuzione, Čajkovskij muore dedicando la sua ultima composizione all’amato nipote cui è dedicata. Si dice che la Sesta Sinfonia sia musica a programma e lungo i quattro complessi movimenti del brano ogni ascoltatore ha il compito di fare il suo programma finale e risolvere il proprio mistero. Certo è che con la cosiddetta Patetica, Čajkovskij inizia un nuovo corso, quello in cui la musica diventa narrazione, ed è una narrazione coinvolgente che tocca i sentimenti più profondi di chi sa ascoltarla per poi lasciarlo sospeso a interrogarsi su quello che verrà.

Fare musica insieme è il compito che Ezio Bosso, testimone ufficiale per la Festa della Musica 2018 il prossimo 21 giugno, si è dato a Trieste. L’Orchestra gli risponde al suo meglio e alla fine è un trionfo.

Lui, Bosso, nella lettera aperta al pubblico di Trieste lo aveva scritto: “Mi chiamo Ezio, nella vita faccio musica, sono nato due volte, sono un mulo musicante, amo Trieste. E quando ami, hai voglia di dare senza chiedere, e soprattutto fai sogni che, neanche ti accorgi, ma diventano futuro.”.

Come dire, per Ezio Bosso, lavoratore instancabile, il futuro è qui e adesso “per fare sempre meglio insieme ai miei colleghi, di cui vorrei essere fraterno garante, e a tutti voi, perché il Verdi sia sempre certezza di bellezza, trascendenza, orgoglio ed eccellenza dove rifugiarsi.”. Al pubblico appassionato o semplicemente curioso che lo segue questo piace.

Rino Alessi

(Trieste, 6 marzo 2018)

La locandina

DirettoreEzio Bosso
Orchestra del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Programma
Wolfgang Amadeus Mozart
Ouverture da Don Giovanni
Pëtr Il’ič Čajkovskij
Serenata per orchestra d’archi in do maggiore, op. 48
Sinfonia n. 6 in si minore op. 74 “Patetica”

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