Trieste: Chamber Music porta il Sitkovetsky Piano Trio al Teatro Miela

Playing, suonando ma anche giocando, è il titolo che l’Associazione Chamber Music di Trieste ha dato alla sua stagione concertistica 2020, la venticinquesima della sua breve storia, che da quest’anno si svolge al Teatro Miela di Piazza Duca degli Abruzzi. “Ci troviamo bene, lavoriamo in un clima di collaborazione, la sala è frequentata da giovani che hanno dimostrato interesse per la nostra attività e si sono abbonati” spiega il Direttore artistico Fedra Florit. Non solo, Chamber Music la cui attività è sostenuta dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, da Mibact, dal Comune di Trieste, da Banca Mediolanum, da Itas Assicurazioni, da SuonoVivo – Padova e da Zoogami, ha predisposto per il piccolo palcoscenico del Miela una nuova Camera Acustica in legno: una sorta di “guscio concertistico” ad alta performance acustica, realizzato da SuonoVivo con il sostegno della Fondazione CRTrieste. La musica da camera esige una qualità d’ascolto che la sala di Piazza Duca degli Abruzzi non era in grado di garantire, con questo piccolo accorgimento il pubblico affezionato può assaporare con maggiore profitto la sua musica del cuore trovandola ancora più “calda” e avvolgente.

L’attività per il 2020 di Chamber Music si dipana fino a novembre e offre al suo pubblico quindici concerti comprensivi di un Festival cameristico inauguratosi lo scorso gennaio dal Trio Chagall, la diciannovesima edizione del Festival Pianistico “Giovani interpreti & Grandi Maestri”, che si svolgerà tra settembre e ottobre, più, fuori abbonamento, l’esibizione del Trio Cassard-Grimal-Gastinel in programma il 30 novembre prossimo. L’altra sera abbiamo avuto la fortuna di ascoltare e ammirare sul palcoscenico del Miela il giovane Trio Sitkovetsky formato dal violinista Alexander Sitkovetsky, moscovita di nascita, figlio e nipote d’arte ed ex bambino prodigio, da sua moglie la pianista cinese Wu Qian, conosciuta quando entrambi erano allievi della prestigiosa Menuhin School, e dal violoncellista tedesco-coreano Isang Enders: una compagine multietnica, giovane e molto affiatata che si è affermata rapidamente come un’eccellenza fra i trii con pianoforte, facendosi particolarmente apprezzare per un’esecuzione del Triplo di Beethoven con la Konzerthausorchester di Berlino.

Il loro concerto era particolarmente atteso a Trieste, dove marito e moglie, in duo, vinsero il Premio Trio di Trieste nel 2011 conquistando la Giuria e il pubblico della manifestazione. Il loro approccio intenso alla musica ha suscitato l’acclamazione della critica ed esibizioni nei templi internazionali, dal Concertgebouw di Amsterdam all’Opera di Francoforte, dal Museo del Louvre a Parigi all’Auditorium di Barcellona, dal​​la Wigmore Hall di Londra al Lincoln Center di New York. Il programma proponeva due trii con pianoforte di raro ascolto, ma di grande suggestione: di Bedřich Smetana il Trio in sol minore per pianoforte op.15, e di Pëtr Il’ič Čajkovskij il Trio con pianoforte in la minore op.50, quaranta minuti di musica che richiede grande concentrazione per chi la suona e per chi l’ascolta.

Il primo è l’unico firmato dal compositore ceco e risale al 1855. Fu originato da un avvenimento luttuoso, la morte della figlia Bedriska, di soli quattro anni e mezzo. È un’opera che si configura come un’intima confessione, intrisa di sottili tenerezze, immediata negli stati d’animo, energica e compatta, filtrata attraverso una chiara disciplina formale. Anche il Trio di Pëtr Il’ič Čajkovskij, sottotitolato Alla memoria di un celebre artista, ha un’origine luttuosa: fu composto, dopo la sua scomparsa, come omaggio al grande Anton Rubinstejn, amico personale di Čajkovskij. La prima esecuzione avvenne, in assenza dell’autore, al Conservatorio di Mosca nel marzo del 1882, in un concerto privato in occasione del primo anniversario della morte di Rubinstejn.

Come dire: una serata e un programma all’insegna del lutto. Ebbene, il Sitkovetsky Piano Trio ci ha dimostrato che è possibile giocare, playing, e fare musica di altissimo livello con brani che nel dolore trovano la loro fonte d’ispirazione. Colpiscono, dei tre giovani strumentisti, la classe, il bel suono nitido del violino, la cavata calda del violoncello, il vigore e l’energia del pianoforte. L’affiatamento fra i tre è grande, e il dialogo fra strumenti continuo nella costante ricerca di espressione e comunicazione con il pubblico.

Certo, in Smetana l’atmosfera ricreata era molto Sturm und Drang, ma di grande coinvolgimento, capace di restituirci dell’autore, il tormento dell’anima slava. In Čajkovskij, poi, il dialogo fra i tre si è fatto ancora più serrato e stringente. L’op. 50 è monumentale, ma è suddivisa in due soli movimenti la cui scrittura è molto virtuosistica, impregnata di quel fervore e sentimentalismo russo tipico dell’autore di Mazeppa. Commissionatogli nel 1880 dalla sua mecenate Nadežda Filaretovna von Meck per il suo Trio in residenza, l’op.50 è, come tutto Čajkovskij, mutevole nelle dinamiche e nell’espressione svariando dall’intensità che si trasforma in irrequietezza del pezzo elegiaco iniziale, alla semplicità graziosa del tema che il pianoforte espone nel secondo e che si sviluppa poi in una serie di variazioni che nel finale eroico, fa seguire uno sviluppo di stampo sinfonico per chiudersi in una lunga variazione-coda che lentamente si spegne quasi alla ricerca del silenzio. Un finale spiazzante e di grande effetto – e il pubblico, anche l’altra sera, ha riflettuto bene prima di applaudire – che restituisce il clima doloroso di un addio fra amici. Dopo l’attimo di esitazione il pubblico che gremiva la sala del Miela ha però applaudito con grande calore i tre giovani esecutori.

Rino Alessi
(19 febbraio 2020)

La locandina

Sitkovetsky Piano Trio
ViolinoAlexander Sitkovetsky
PianoforteWu Qian
VioloncelloIsang Enders
Programma:
musiche di Smetana e Tchaikovsky

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