Trieste: i 40 Fingers affabulano il Rossetti

Chi i teatri li ama e li frequenta sa bene che il periodo di Natale è tra i più suggestivi e ricchi di proposte di concerti. In un anno come quello che sta volgendo a conclusione, con la scomparsa di molte certezze, sono scomparsi anche gli spettacoli, lasciando un vuoto che in molti cercano di colmare con mille stratagemmi, ma con il quale continuano a fare i conti. Ecco quindi che l’idea di un concerto il giorno di Santo Stefano diventa subito entusiasmante e non solo per gli italiani, ma per persone di tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Corea del Sud, dal Brasile alla Nuova Zelanda, tutti pronti per un’esperienza unica.

Magia del Natale? Non solo, probabilmente potere dello streaming che unisce per davvero le anime degli spettatori e di artisti e produttori dotati e lungimiranti. Ecco quindi che “Guitar Rhapsody”, il concerto dei 40 fingers guitar quartet dal Teatro Rossetti di Trieste ha acquisito un valore aggiuntivo considerevole. Un’ora di musica che va interpretata partendo da un termine: corssover. Si parte da spartiti presi da più generi differenti e la cui popolarità supera i confini convenzionali della musica e dei suoi stili.

Questo fanno i 40 fingers, dimostrano al mondo intero come 4 chitarre acustiche possano reinterpretare brani pop come Africa dei Toto, ma anche uno dei monumenti della musica latina come il Libertango, per non parlare di Hotel California degli Eagles. Tutto strumentale, senza parole, ma con intatta la forza e soprattutto l’energia o l’atmosfera propria di ogni brano. Ma il bello di un concerto così sta nella versatilità degli artisti che, nel loro caso riesce a giocare con un medley Disney che dalla Sirenetta alla Bella e la Bestia gioca con alcune tra le melodie più famose. Non solo, dimostrano coraggio, andando a sfidare, in 4, una formazione enorme come è quella della London Symphony Orchestra che da sempre registra le colonne sonore della saga di Star Wars, e proponendone una rilettura trascinante.

Ma già dal titolo stesso si poteva chiaramente intuire che uno dei pezzi forti, da ascoltare con attenzione fosse proprio Bohemian Rhapsody dei Queen, un capolavoro di intrecci di stili e musicalità diverse. 4 ragazzi, 40 dita che si rincorrevano lungo le corde delle loro chitarre e che hanno riempito una sala enorme, tristemente vuota causa pandemia. Matteo Brenci, Emanuele Grafitti, Andrea Vittori e Enrico Maria Milanesi, questi i loro nomi, hanno dimostrato che con talento e grande simpatia si può sfondare anche la distanza del lockdown.

La loro musica ha aperto i cuori, certo, ma i loro sorrisi hanno davvero regalato quel pizzico di calore umano di cui molti sentono la mancanza in questo periodo, e lo hanno fatto in una cornice di luci e di effetti che hanno amplificato tutto.  In attesa di ritrovarli live e di poterli applaudire non si può che ringraziarli per un concerto che ha davvero dato al Natale i mille colori che quest’anno gli erano stati cancellati.

Sara Del Sal
(26 dicembre 2020)

La locandina

Guitar Rhapsody
40 FINGERS
Chitarra acusticaMatteo Brenci, Emanuele Grafitti, Andrea Vittori, Enrico Maria Milanesi

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