Trieste: Satierose 2022, Penultimi Pensieri

  • L’indispensabile

John Cage nel 1958 così scriveva…Non è questione dell’importanza di Satie. È che lui è indispensabile…Il compositore americano riconosce, nello scritto On Erik Satie, come il francese sia stato il primo musicista a porre la questione della relazione tra suoni intenzionali di una composizione e quelli non intenzionali dell’ambiente, mi pare un approccio possibile per raccontare la serata di chiusura di Satierose 2022, la festa per il compleanno di Satie che si tiene, dal 1992 tutti i 17 di maggio, al Teatro Miela di Trieste. Eleonora Cedaro, la curatrice, propone con pregevole lungimiranza due set che racchiudono una forte segnale di continuità: il Satielab Ensemble condotto da Giovanni Mancuso in Entr’acte-Penultimi Giochi e la performance in solo di Alvin Curran Penultimi Pensieri. Due momenti che alla visionarietà delle avanguardie affiancano esperimenti, uno sguardo sul futuro.

  • Mancuso, l’ironia è una cosa seria

Basta sbirciare tra i titoli delle sue composizioni per capire come Giovanni Mancuso, veneziano classe 1970, ami il paradosso, lo spiazzamento, possegga un profondo senso dell’ironia, in perfetta sintonia con il festeggiato in bombetta. Il Satielab Ensemble, chiamato Erik e i poveri (tanto per capirci), è il risultato di tre giorni di residenza presso Bonawentura/Teatro Miela per quattordici musicisti under 35 provenienti da diverse parti d’Italia e Slovenia. La sua mano si sente, oltre la capacità di fare gruppo, motivare, creare un cortocircuito di idee e invenzioni, Mancuso dimostra didatticamente come sperimentare, capovolgere, mettersi in gioco, per un gruppo di talentuosi e curiosi musicisti possa significare l’apertura di orizzonti nuovi in una crescita professionale e creativa che i polverosi e macchinosi Conservatori italiani difficilmente riescono a garantire. Il compositore mette insieme Satie (Messa dei poveri, le musiche per Entr’acte, Vexations…), sue composizioni (5×12, John Cage a Galatina…) ma anche In C di Terry Riley e Aria di Cage. Tutto è rivisto, smontato in un collage surreale, con accenni minimalisti dove anche il gesto assume una funzione decisiva. Mancuso da molto peso alle voci come al ruolo delle percussioni creando una sonorità originale, una lettura altra di brani che hanno, in gran parte, caratterizzato le avanguardie del ‘900. Il montaggio funziona senza cali di intensità, né fratture tra i diversi quadri, i musicisti sono rigorosi quanto liberi di far parte di un gioco collettivo che li coinvolge. Sarebbe bello incontrarli di nuovo con progetti ancora più impegnativi. Le potenzialità ci sono.

  • Curran, l’extraterrestre

Ancora svolazzano sul palco le vibrazioni dell’ensemble che lo scenario cambia. Ora ci sono un pianoforte, una tastiera, pc, dispositivi tra cavi colorati e un signore americano che in una intervista si è dichiarato…democratico, irriverente e tradizionalmente sperimentale…Se raccontare la storia di un ottantatreenne sarebbe comunque impegnativo, provare a farlo con quella di Alvin Curran è proprio impossibile. Da quando arrivò a Roma negli anni Sessanta, dal mitico garage di Trastevere, passando per il collettivo Musica Elettronica Viva, il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza fino ai suoi più recenti laboratori naturali, Curran non si è mai fermato, in perpetuo movimento, tra radicalismi, ricerca, sperimentalismi e provocazioni la sua è una storia unica nel panorama della musica contemporanea. Questa storia Curran la porta con se. Lo ha fatto in modo mirabile anche a Trieste per il compleanno di Satie. Apre al pianoforte, con panorami aperti, qualche tentazione melodica dal sapore jarrettiano, ma ciclicamente interviene sulla tastiera al suo fianco e le sporca con spruzzi di un colore forte. La melodia si deforma, viene come vivisezionata, si dissolve a favore di richiami inquieti, voci, fantasmi dal deserto. L’infinita disponibilità di campionamenti, il loro magistrale uso creativo permette a Curran di costruire, disegnare polifonie, foreste intricate di suoni, suggestioni, rumori, sospiri sensuali. Non fai a tempo ad adagiarti per prendere fiato che Curran ti porta da un’altra parte, ti trascina tra animali feroci ed angeli ambigui. Qualcosa riconosci, evoca ricordi, ma non c’è tempo per nostalgie o illusioni. Al pianoforte si aprono squarci di luce, grovigli di bellezza ma subito messi in crisi come per ricordarci i tempi esistenzialmente difficili che stiamo vivendo. Un viaggio incredibile, il suo viaggio, il nostro viaggio. Il mito americano, l’importante è andare.

Paolo Carradori
(17 maggio 2022)

La locandina

Il sogno di cento candele
di Fabio Bonelli
con Fabio Bonelli e Palo Novellino
Satielab Ensemble
condotto da Giovanni Mancuso
con
Nives Acquaviva, Rita Brancato, Ottavia Carlon, Luisa Valeria Carpignano, Marco Centasso, Elena Sofia Genova, Ingrid Macus, Riccardo Matetich, Francesco Peccolo, Sofia Pozdniakova, Michèle Schladenbach, Gabriele Tai, Edoardo Toffoletto, Anja Vujanovic
Penultimi Pensieri
una performance di Alvin Curran
per il compleanno di Erik Satie

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24 Maggio 2022 3:55

[…] aperti, qualche tentazione melodica dal sapore jarrettiano », così descrive Paolo Carradori ne Le salon musical la perfomance triestina di Curran, « ma ciclicamente interviene sulla tastiera al suo fianco e le […]