Udine: Beatrice Rana nel nome di Chopin all’Accademia Ricci

L’ultimo appuntamento della quarantesima edizione dei concerti promossi dall’Accademia di studi pianistici “Antonio Ricci” di Udine diretta da Flavia Brunetto, ha visto protagonista – graditissima ospite per la seconda volta –, l’eccellenza italiana del pianoforte, meritatamente amata e riconosciuta in tutto il mondo. Tanto nota, pregiatissima e richiesta da non avere certo bisogno di presentazioni. È Beatrice Rana. Artista straordinaria, dalla sensibilità assoluta e dalla tecnica incrollabile. Giovanissima eppure tanto esperta da rinvigorire per aumentazione costante il suo curriculum con vittorie assolute ai premi più prestigiosi, registrazioni discografiche con le major della classica e pluripremiata da meritarsi, tra l’altro, anche il recente titolo di Artista Femminile ai Classic BRIT Awards della Royal Albert Hall, per dirne uno.

Pianista superdotata e infaticabile, umile e superlativa, ha regalato al numerosissimo pubblico, che ha letteralmente affollato l’aula magna dell’Università di Udine, una lezione-concerto dedicata al poeta del pianoforte Fryderyk Chopin, affrontando in particolare la gestazione e la fortuna dei Dodici Studi dell’op. 25. Un incontro che la pianista pugliese ha voluto dedicare alla pianista e didatta Paola Bruni, recentemente e prematuramente scomparsa, con cui ha studiato per l’appunto anche questi études chopiniani che assieme all’op. 10 segnano la nascita degli Studi da concerto.

Affascinante la sua libera digressione incentrata a raccontare la gestazione di questo capolavoro, la cui origine si fa attribuire all’amore che il compositore polacco nutriva per Maria Wodzinska, per un amore infine non corrisposto e sigillato dall’autore nel motto “Moja beda” (Il mio dolore), con cui raccolse una corrispondenza senza futuro. È emerso inoltre, nel racconto di Beatrice Rana, la difficile situazione della rivoluzione d’ottobre, proprio quando Chopin salutò per l’ultima volta la sua Patria alla volta dell’Europa, con ultima meta Parigi. E ancora non ha mancato di raccontare le ambizioni del giovane prodigio e il suo pianismo del tutto anomalo rispetto ai mostri della tastiera del tempo come Kalkbrenner e Liszt, cui Chopin dedicò l’op. 25. Una narrazione senza macchia, dove non sono certo mancati approfondimenti di natura tecnica e compositiva, da caratterizzare le specificità di ogni studio in funzione del superamento di particolari difficoltà tecniche.

Naturale Beatrice Rana nell’insolito ruolo di “relatrice”, tanto da tenere il pubblico super attento e appassionandolo grandemente prima dell’esecuzione impeccabile delle dodici piccole grandi miniature pianistiche. Suonate “par coeur” e con il cuore, con soluzione di continuità, per un’immersione totale nell’edulcorato, lirico, appassionato e tragico universo chopiniano. Impareggiabile la sua tecnica, per cui ogni difficoltà esecutiva nelle sue mani è parsa una possibilità espressiva nuova e rinnovata. Unico il suo tocco, con dei pianissimo e altre agogiche di altissima resa, una coerenza interpretativa inaudita nell’incedere sempre più tempestoso dell’antologia, dall’Allegro sostenuto del primo al Molto allegro, con fuoco dell’ultimo. Tantissimi gli applausi, i richiami e le ovazioni con la richiesta di bis, sempre nel nome di Chopin, per un’artista eccelsa come Beatrice Rana che ci si augura ritorni presto in Friuli per altre sublimi emozioni.

Alessio Screm

(4 maggio 2019)

La locandina

PianoforteBeatrice Rana
Programma:
Frédéric Chopin
Dodici studi per pianoforte Op. 25

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