Udine: Jörg Demus, pianista da novanta!

Non credo esistano pianisti con settantasei anni di brillante carriera. Quella di Jörg Demus, iniziata a quattordici anni e ancora in corso alla bell’età dei novanta, è così e non ha pari. E tutta la sua esperienza di pianista navigato e mai scontato, l’ha data al Teatro Palamostre di Udine, al terzo appuntamento della nuova stagione Amici della Musica diretta da Luisa Sello. Un’occasione unica impreziosita da un’esposizione firmata Lorenzo Cerneaz riguardante la storia dei pianoforti Steinway & Sons, dal momento che in questo concerto si sono messi a confronto: uno storico strumento acquistato negli anni ’60 grazie a benevoli dell’associazione musicale udinese, prossimo ad una importante revisione, e un nuovo modello che è stato il “banco sonoro” della maestria di Demus.

Novant’anni, appena rientrato da concerti ad Hong Kong, abito color argento, chioma e barba bianca, una musicalità senza tempo e tanta energia. Incrollabile, come la memoria prodigiosa e un carattere inequivocabile. Un programma bello e ben pensato, con diversi suoi cavalli di battaglia e tratti comuni che si ritrovano nelle ripercussioni, nei ribattuti, per un puntillismo pianistico di grande portata.

L’allievo di Michelangeli, Gieseking, Kempff, Fischer, ha iniziato il recital sullo strumento prossimo al restauro con una galante “Sonata la minore” K 511 di Mozat. Pulita, leggera, prima di inoltrarsi sul nuovo Steinway & Sons con opere meno votate all’intrattenimento e più alla speculazione.

Schubert con i tre “Klavierstücke” D 496 molto stile Biedermaier, tra marcate ritmìe, contrasti, scritture dense e accordali, lirismo in fieri, per pagine guidate dai lampi trascendenti dell’ultimo liederista viennese. A seguire un capolavoro sonatistico, questa volta dell’ultimo Classico o primo Romantico: Beethoven e la “Sonata in do minore” op. 111, eseguita con soluzione di continuità. Opera multiforme, tra forma sonata e tema con variazioni, sublime nei suoi elementi strutturali e destrutturanti. Una carica folgorante di un Demus più tempestoso che poetico, scultoreo nel rimarcare gli aspetti più squisitamente oppositivi di questo capolavoro.

Lunghi applausi ricambiati da cortesi inchini, con una seconda parte dedicata ai compositori francesi: César Frank con “Preludio, corale e fuga”, mistico, arcaico, gotico e Claude Debussy con quattro brani presi dai Préludes e da Images: “La terrasse des audiences du clair de lune”, “Poissons d’Or”, “La Cathedrale engloutie” e “Clair de Lune”. Anche qui, incroci di mani, rimbalzi e ribattuti, come nelle punteggiature debussiane per cui è vero, qualche nota gli è sfuggita, più involute omissioni che errori, pressoché impercettibili. Ma nell’insieme Jörg Demus ha dato lezioni da maestro, saggio, sapiente, perito, nella meravigliata sorpresa dell’uditorio incredulo davanti alle agilità di questo sacro interprete del pianoforte.

Applauditi molto anche i bis: il “Notturno in fa diesis” di Chopin allo strumento storico e per commiato una sua composizione di gusto francese.

Alessio Screm
(12 dicembre 2018)

La locandina

Pianoforte Jörg Demus
Programma:
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Rondò in La minore, K 511
Franz Schubert (1797-1828)
Drei Klavierstücke, D 946
Mi bemolle minore: Allegro assai. Andante. Andantino
Mi bemolle maggiore: Allegretto
Do maggiore: Allegro
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sonata n. 32 in Do minore, Op. 111
Maestoso – Allegro con brio ed appassionato
Arietta. Adagio molto semplice e cantabile
César Franck (1822-1890)
Preludio, corale e fuga, FWV 21
Claude Debussy (1862-1918)
La terrasse des audiences du clair de lune
Poissons d’Or
La Cathedrale engloutie
Clair de Lune

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