Un Berlioz grandioso apre la Stagione all’Accademia di Santa Cecilia

Inizia all’insegna del grandioso la nuova stagione sinfonica dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia a Roma. Il presidente Michele dall’Ongaro, nel corso della conferenza stampa di martedì 8 ottobre, ha annunciato un breve festival dedicato a Hector Berlioz nel 150° anniversario della scomparsa del grande compositore francese. Il concerto inaugurale dell’Orchestra e coro dell’Accademia di Santa Cecilia, arricchiti dalla partecipazione del Corto del Teatro di Stan Carlo di Napoli e da elementi della Banda della Polizia di Stato, sarà dunque dedicato alla Grande Messe des morts op. 5, opera poderosa e di rarissima esecuzione, con una concezione rivoluzionaria del suono e dello spazio, che vedrà la partecipazione del tenore Javier Camarena, al suo esordio romano, sotto la direzione di Antonio Pappano il direttore musicale che ha rinnovato il suo impegno in Accademia fino al 2023, e il maestro del coro Piero Monti, al suo debutto romano.

È passato quasi un secolo, ha ricordato dall’Ongaro, dalla prima esecuzione romana del Requiem di Berlioz avvenuta nel lontano 1926 con Bernardino Molinari nella sala dell’Augusteo, raso al suolo durante il fascismo. E bisognava aspettare la costruzione del nuovo Auditorium di Renzo Piano, dall’acustica perfetta come ha sottolineato Pappano, per accogliere l’esecuzione di un’opera grandiosa, dal coraggio visionario come quella di Berlioz, che nel suo famoso “Trattato di orchestrazione” progettava masse orchestrali imponenti con trenta pianoforti, centoventi violini, decine di cori, mentre nei suoi Mémoires, capolavoro assoluto nel genere autobiografico del XIX secolo, rivelava gustosi retroscena sulla prima esecuzione del Requiem affidata nel 1833 alla direzione di Habeneck. È noto, ma dall’Ongaro l’ha giustamente ricordato, che al momento culminante di quell’esecuzione, in una delle mille battute che compongono il requiem, e cioè quella del Tuba mirum, quando il movimento si allarga, e gli ottoni lanciano la loro terribile fanfara, cioè l’unica battuta in cui l’azione del direttore è assolutamente indispensabile, Habaneck alzò la bacchetta, e si mise a sniffare una presa di tabacca. Berlioz, che lo teneva d’occhio, si precipitò al posto suo, e fece in tempo a indicare all’orchestra i quattro tempi del nuovo movimento, dirigendo fino alla fine e producendo l’effetto che aveva sognata. “Che sudori freddi ho avuto…senza di voi ci saremmo persi” gli disse Habeneck”. Lo so bene, replicò Berlioz, senza scomporsi, ignaro se il suo fosse stato un gesto preterintenzionale o un atto di sabotaggio ispirato dai suoi rivali e amici di Cherubini, l’onnipotente direttore del Conservatorio che lo detestava.

A Roma dunque rivivremo l’emozione di quelle mille battute di una costruzione simile una cattedrale gotica, e di quell’unica battuta in cui il ruolo del direttore è indispensabile. Antonio Pappano ha detto di aver diretto il coro del San Carlo come da sempre se cantasse sotto la sua direzione. Ha spiegato che Berlioz, diversamente dal Requiem di Mozart e di Verdi, ha scritto per il coro i nove decimi dei movimenti, e l’intera partitura è una sfida in termini di forza vocale e di pianissimo. Sarà dunque un’esperienza unica assistere in diretta a questa sfida nel concerto inaugurale il 10, 11 e 12 ottobre, con quattro bande di ottoni, un doppio coro, e con effetto scenografico straordinario ben quattordici timpani. Berlioz del resto ritorna tra una settimana, dal 17 al 19 ottobre con l’immaginifica Symphonie fantastique, preceduta dall’ouverture del Benvenuto Cellini e dal secondo concerto per pianoforte di Liszt, sotto la direzione di Pappano e con Evgeny Kissin al pianoforte, e dal 24 al 26 ottobre con l’Ouverture di Béatrice et Bénedict, il concerto per violino di Sibelius e la Sagra della primavera di Stravinski, eseguiti da una violinista portentosa, come Anna Tifu, sotto la direzione del grande Mikko Franck.

Indubbiamente un bell’inizio di stagione, che annuncia un calendario imponente, degnamente anticipa la stagione 2020-2021 che s’aprirà tra un anno coi Maestri cantori di Richard Wagner, un’opera considerata da Theodor W. Adorno, “la più grande opera del mondo, più importante del teatro di Shakespeare e della Divina commedia di Dante”.

MarinaValensise
(8 ottobre 2019)

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