Venezia: la voce come rivelazione
La Biennale Musica dedica uno dei suoi momenti più significativi a due artisti che, pur provenendo da mondi lontani, condividono un approccio simile: interrogare la voce come strumento di conoscenza.
Meredith Monk, Leone d’Oro alla carriera 2025, e Abdullah Miniawy rappresentano due prospettive diverse di una stessa tensione verso l’essenziale, verso il suono come forma di presenza.
Nel concerto veneziano, Meredith Monk, oggi ottantaduenne, si presenta con le fidate amazzoni Katie Geissinger e Allison Sniffin, affrontando un percorso che ripercorre cinquant’anni di ricerca vocale.
L’elemento che colpisce immediatamente è la solidità tecnica: la voce di Monk, nonostante l’età, conserva una sorprendente chiarezza d’emissione e un controllo invidiabile; la flessibilità con cui passa da registri gravi e terrosi a filati quasi infantili testimonia una disciplina e una lucidità artistica intatte.
Accanto a lei, Geissinger e Sniffin confermano una perfetta padronanza di ogni sfumatura timbrica, dando vita a un intreccio di voci di grande precisione, ma mai freddo o meccanico.
Il linguaggio di Monk si fonda su un rapporto diretto con la natura e con l’arcaico: la sua vocalità evoca i suoni del vento, degli animali, dei riti primitivi, come se la voce tornasse a essere strumento naturale prima che musicale: in questo senso con Monk i suoni della Natura diventano natura del suono.
La sua musica non descrive la natura: la contiene, la incorpora, la trasfigura in gesto vocale. Ogni brano – il programma ne prevedeva una quindicina tratti da Songs from the Hill, Cellular Songs, Impermanence e Atlas – è un frammento di paesaggio sonoro, un organismo vivo che respira in continuo mutarsi.
Quando il canto si fa più narrativo e la parola inizia a suggerire una direzione, il concerto cambia registro e apre alla seconda parte della serata, dove la voce assume un carattere più comunicativo, quasi da recitar cantando.
Qui Abdullah Miniawy, insieme ai trombonisti Jules Boittin e Robinson Khoury, presenta Peacock Dreams, prima italiana di un progetto che intreccia idiomi musicali differenti. La combinazione tra la voce del performer egiziano e i due strumenti a fiato genera un dialogo sobrio ma denso di contrasti, tra melismi orientali, echi barocchi e improvvisazione contemporanea. Miniawy utilizza la voce come linea melodica e come veicolo narrativo, muovendosi con misura tra canto e parola, senza eccessi ma con una notevole sensibilità timbrica.
Applausi decisamente calorosi e teatro Malibran quasi esaurito – molti i giovani – hanno suggellato una serata intensa, in cui la voce – nelle sue infinite forme – si è confermata il più antico e sempre nuovo degli strumenti.
Alessandro Cammarano
(18 ottobre 2025)
La locandina
| Meredith Monk in Concert | |
| Voce e tastiera | Meredith Monk |
| Voce | Katie Geissinger |
| Voce, tastiere, violino | Allison Sniffin |
| ––––––––––––––––– | |
| Voce | Abdullah Miniawy |
| Tromboni | Jules Boittin e Robinson Khoury |
| Programma: | |
| PeacockDreams, per voce e tromboni | |










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