Venezia: L’infernale ruota damascata di Don Giovanni

Rapide, febbrili, concitate scorrono le note nel Don Giovanni di Damiano Michieletto. Il regista pone la vicenda in uno sbiadito e livido tardo barocco  tra piano fisico e metafisico in cui le ombre, reali e metaforiche, dominano le pareti damascate  della scena.

La scenografia ideata da Paolo Fantin spinge lo spettatore tra sale del palazzo di Don Giovanni rispecchiandone, in chiave architettonica, la personalità. Stanze, corridoi, anfratti, vie di fuga libere o sbarrate da innumerevoli candide porte; il tutto montato su di una mastodontica struttura in grado di ruotare silenziosamente moltiplicando spazi e situazioni donando dinamicità alla vicenda.

Protagonista assoluto della vicenda nella visione michielettiana dell’opera di Mozart è l’inesorabile discesa agli inferi del padrone di casa presente, in quasi la totalità delle situazioni, se non fisicamente sotto forma del suo Doppelgänger immateriale. Le ombre dure dai bordi netti partorite dal progetto luci di Fabio Barettin, prendono vita nel primo atto agendo in secondo piano, sullo sfondo, a raccontare una storia nella storia; prima del contatto fisico tra i due è l’incontro tra le silhouette di Don Giovanni e Zerlina a segnare il futuro della giovane sposina verso la dissolutezza.

Ad ogni malefatta e ad ogni rifiuto a ritornar sui suoi passi, Don Giovanni perde pezzo dopo pezzo la sua umanità rinvigorendo e materializzando l’oscurità celata in lui. Dalle sue azioni sconsiderate prende forma un vero e proprio demonio che, riapparendo al termine del “finale lieto”, ride soddisfatto del suo totale controllo sui suoi compagni di sventura, le sue marionette.

L’attenzione al dettaglio è massima, ogni personaggio, membro del coro, figurante o semplice oggetto scenico e posizionato secondo il preciso progetto registico ideato da Michieletto.

I costumi di Carla Teti si sposano alla perfezione al progetto; pur conservando un aspetto iconico e di facile lettura, strizzano l’occhio al moderno. Lavorando su taglio e l’accostamento di differenti tessuti le tonalità cromatiche sono ridotte all’essenziale e raccolte in gruppi tematici che guidano lo spettatore durante lo svolgimento degli avvenimenti.

Una rappresentazione densa di dettagli occultati e non, che catturano l’attenzione del pubblico non solo alla prima visione rinnovandone la sensazione di continua scoperta. Questo è forse il motivo del lungo successo di questo allestimento, riconfermato ad ogni replica.

Partenza in salita per il direttore Stefano Montanari che presenta una visione dell’opera coerente alle scelte registiche, alternando tempi spasmodici e incalzanti a momenti più sostenuti come nell’aria di Don Ottavio. Malgrado l’esuberanza nella gestione delle dinamiche soprattutto nella prima metà dell’atto primo il direttore dimostra una profonda conoscenza della partitura, riuscendo con efficacia a veicolare il pathos della vicenda grazie anche ad un ottima esecuzione da parte dell’Orchestra del Teatro La Fenice e del Coro omonimo diretto da Claudio Marino Moretti.

Ottima la prova di Alessandro Luongo nei panni di Don Giovanni; la  voce sicura e ben timbrata, unita ad una buona presenza scenica, confezionano un protagonista credibile fino in fondo.

Omar Montanari raccoglie la sfida postagli dal regista che inserisce una caratteristica balbuzie ai suoi recitativi, a sottolineare il rapporto di sudditanza nei confronti del suo padrone. L’esperimento riesce con buoni risultati unendo a tal stratagemma una solida espressività canora senza mai cadere nell’eccesso.

La Donna Elvira interpretata da Carmela Remigio dimostra un totale controllo della scena. La sua vocalità ricca di sfumature e priva di esitazioni in acuto le fanno giustamente guadagnare numerosi applausi al termine della rappresentazione.

Piacevole scoperta della serata la Zerlina di Giulia Semenzato dalla voce cristallina e precisa nel fraseggio.

Francesca Dotto con la sua Donna Anna stupisce per la ricchezza nel colore in egual modo della impeccabile linea di canto di Antonio Poli (Don Ottavio).

Convince nel complesso il Masetto di William Corrò soprattutto per quanto attiene all’aspetto vocale, in quanto la sua interpretazione del personaggio risulta a tratti artificiosa nelle reazioni emotive.

Completa il cast il Commendatore tonitruante di Attila Jun.

Successo pieno e meritato per tutti decretato anche dal pubblico al termine della rappresentazione con lunghi applausi e numerose chiamate alla ribalta.

Matteo Pozzato

(22 ottobre 2017)

La locandina

DirettoreStefano Montanari
RegiaDamiano Michieletto
ScenePaolo Fantin
CostumiCarla Teti
Light designerFabio Barettin
Personaggi e Interpreti
Don GiovanniAlessandro Luongo
LeporelloOmar Montanari
Donna AnnaFrancesca Dotto
Donna ElviraCarmela Remigio
Don OttavioAntonio Poli
MasettoWilliam Corrò
ZerlinaGiulia Semenzato
Il CommendatoreAttila Jun
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del CoroClaudio Marino Moretti

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