Venezia: un Trovatore di ombre e sangue

Il Teatro La Fenice di Venezia porta in scena Il Trovatore di Giuseppe Verdi in forma semi-scenica, affidando la regia a Lorenzo Mariani.

Luci e ombre in continua lotta sono le protagoniste della vicenda. Esattamente come nell’orientale Yin e yang, in cui l’una non può esistere senza l’altra e insieme sono una cosa sola, Manrico e il Duca sono rivali ma anche fratelli. Il regista alterna momenti di austerità a fastose processioni dal sentore liturgico, come nell’incedere di Azucena nella sua prima entrata in scena con tanto di stola e candelabro portato a mo’ di ostensorio. La distanza di sicurezza viene mantenuta per tutta la durata della rappresentazione, senza risultare forzata, sia tra i protagonisti che tra i membri del coro sfruttando sapientemente i pochi oggetti di scena, per lo più candelabri, tavoli e sgabelli. Il progetto luci di Fabio Barettin si plasma alla perfezione alla visione registica che alterna tramonti di sangue a albe algide, quasi a pronosticare il finale tragico della vicenda.

Daniele Callegari dirige con piglio l’Orchestra del Teatro La Fenice, che lo segue nella sua interpretazione intelligentemente parcellizzata della vicenda verdiana. Dimostrando pieno controllo delle agogiche il direttore alterna, a momenti legati, ritmi serrati a tratti spigolosi che ben si adattano al comune sentimento di lotta interiore dei protagonisti.

Buona la prova del Coro, preparato da Claudio Marino Moretti, che è risultato in forma e pienamente all’altezza del titolo.

Il conte di Luna di Luca Micheletti gode evidentemente del produttivo trascorso di attore del cantante. Ogni attimo sul palco viene sfruttato, non un singolo movimento è lasciato al caso. La stessa cosa può essere detta dal punto vista vocale, il controllo dell’emissione impeccabile permette di cesellare ogni sillaba che risulta chiara all’ascolto.

Precisa e intonatissima è Roberta Mantegna nei panni di Leonora, che appaga l’orecchio senza strafare. Non costante è però l’espressività vocale che a tratti riduce il canto ad un mero esercizio di stile.

Prova in leggera salita per l’Azucena a tratti verista di Veronica Simeoni che compensa qualche insicurezza con esperienza e sentimento.

Piero Pretti unisce la sua buona presenza scenica ad una voce in maschera rotonda e salda anche nel registro acuto, completata dal timbro avvolgente che dà il meglio di sé nel cantabile “Ah sì, ben mio, coll’essere” e nella successiva  cabaletta “Di quella pira”.

Anche se dal fraseggio non sempre cristallino, convince. comunque il Ferrando di Simon Lim.

Completano il cast della recita Lucia Raicevich nei panni di Ines, il piacevole Ruiz di Roberto Menegazzo, il vecchio zingaro interpretato da Umberto Imbrenda e il più che corretto messo di Enrico Masiero.

Una serata di successo che dimostra come, in una situazione sanitaria difficile, non sia impossibile produrre spettacoli di qualità in sicurezza.

 

Matteo Pozzato
(4 ottobre 2020)

La locandina

DirettoreDaniele Callegari
RegiaLorenzo Mariani
Light designerFabio Barettin
Personaggi e interpreti:
Il conte di LunaLuca Micheletti
LeonoraRoberta Mantegna
AzucenaVeronica Simeoni
ManricoPiero Pretti
FerrandoSimon Lim
InesLucia Raicevich
RuizRoberto Menegazzo
Un vecchio zingaroUmberto Imbrenda
Un messoEnrico Masiero
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del CoroClaudio Marino Moretti

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