Venezia: una Scala in salsa Jazz

Un’America Art déco è l’ambientazione scelta dal regista Bepi Morassi per il suo felicissimo e longevo allestimento de “La Scala di Seta” in più occasioni riproposto con successo di pubblico sia al Teatro Malibran che, come in questo caso, Al Teatro La Fenice di Venezia. Scene, costumi e luci realizzati con cura di dettagli dall’ Accademia di Belle Arti di Venezia, rendono credibili le ambientazioni senza stravolgerne il carattere farsesco.
La scena è tripartita. La porzione centrale coperta dal sipario, lascia in primo piano due scalinate contrapposte che costituiscono i due ambienti principali in cui si svolge la vicenda: la stanza di Giulia diventa il camerino della Diva del “Capital Theater”, mentre lo studio di Dormont si trasferisce negli uffici del “The Club” il locale più esclusivo della città.

Convince nel complesso il lavoro di Morassi che, pur incappando in qualche movenza da cliché, delinea con brio la caratterizzazione dei personaggi soprattutto nel concertato finale.

D’altro canto non si può dire lo stesso della direzione di Alvise Casellati alla testa di un’ottima Orchestra del Teatro La Fenice che, seppur piacevole nelle dinamiche meno sostenute, non sembra trovare piena alchimia con il palcoscenico da cui si è evidenziato qualche scollamento tra buca e protagonisti.

La Giulia di Irina Dubrovskaya gode di una voce rotonda, dall’emissione ben controllata e capace di pregevoli virtuosismi che ben si addicono alle pose da Diva anni trenta cucite su di lei dal regista.
Dorvil è interpretato da Francisco Brito, che dà buona prova di tenore rossiniano.
La voce brunita e dal piacevole timbro del Blansac di Claudio Levantino, delinea in pieno il gentleman rubacuori che si è ritrovato ad impersonare risultando del tutto irresistibile per la Lucilla di Rosa Bove, padrona non solo del proprio strumento, ma anche del palcoscenico è capace di tratteggiare un personaggio deliziosamente ammiccante.
Qualche pecca nel fraseggio e nel complesso non dotato di voce particolarmente agile il Germano di Filippo Fontana, servo fedele del coretto Dormont di Cristian Collia.

Il pubblico divertito riserva calorosi applausi per tutti.

Matteo Pozzato
(20 settembre 2019)

La locandina

DirettoreAlvise Casellati
RegiaBepi Morassi
Scene, Costumi e luciAccademia di Belle Arti di Venezia
Personaggi e interpreti:
DormontCristian Collia
GiuliaIrina Dubrovskaya
LucillaRosa Bove
DorvilFrancisco Brito
BlansacClaudio Levantino
GermanoFilippo Fontana
Orchestra del Teatro La Fenice
Maestro al fortepianoRoberta Paroletti

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