Verbania: allo Stresa Festival, un Pierrot Lunaire in versione tipografica

Massin è un artista francese, un grafico e tipografo geniale che tra le sue benemerenze ha l’aver ideato la veste inconfondibile della collana Folio delle edizioni Gallimard, di cui è stato direttore artistico, e di aver collaborato nientemeno che con Raymond Queneau per gli Exercices de Style e i Cent Mille Milliards de Poèmes, oltre ad aver realizzato un’edizione memorabile della Cantatrice Chauve di Eugène Ionesco. Infaticabile sperimentatore, Massin (il cognome è diventato il suo pseudonimo), ha affrontato anche la musica e l’ha fatto con un testo capitale del Novecento, il Pierrot Lunaire op. 21 composto da Arnold Schoenberg nel 1912. Il libro che ne ha tratto ha avuto una gestazione di quarant’anni e sei differenti versioni, arrivando a compimento nel 2007. Due giovani studiose, la storica della musica e germanista Benedetta Saglietti e Valentina Manchia, dottore di ricerca in semiotica ed esperta delle dinamiche di interazione tra verbale e visivo, hanno avuto l’idea di realizzare uno spettacolo che mostrasse le tavole di Massin scorrere in contemporanea con l’esecuzione della partitura schoenberghiana.

Scritto per voce e ristretto gruppo di strumenti, Pierrot Lunaire è uno dei primi lavori atonali (o pantonali, per usare il termine preferito dal compositore) mai composti e mette in musica ventun poesie del belga Albert Giraud nella traduzione tedesca di Otto Erich Hartleben. Protagonista è il malinconico poeta Pierrot, che espone i propri mutevoli stati d’animo riferendosi in continuazione alla pervasiva presenza della luna. Per la prima volta, Schoenberg adotta qui lo Sprechgesang, in cui il parlato si fonde con il canto, e l’interpretazione di Pierrot Lunaire è stata volta a volta affidata ad attrici o a cantanti liriche: un’edizione di riferimento diretta da Pierre Boulez vede protagonista il soprano Christine Schäfer, mentre l’interprete della prima berlinese del 1912 fu Albertine Zehme, sia cantante sia attrice, che aveva commissionato il lavoro; Schönberg scelse poi un’altra cantante e attrice, Erika Stiedry-Wagner, per una registrazione che si può ascoltare su YouTube. La scelta dell’interprete vocale è quindi libera (potrebbe essere anche un uomo), l’importante è che sia rispettata la prescrizione del compositore: nello Sprechgesang «deve essere ben chiara la differenza tra il parlare comune e un parlato che operi in una forma musicale». Una differenza che è apparsa ben chiara nell’interpretazione di Maddalena Crippa, che in uno degli ultimi appuntamenti dello Stresa Festival ha proposto il lavoro di Schoenberg, Massin, Saglietti e Manchia in prima esecuzione assoluta, con lo Stresa Festival Ensemble efficacemente diretto da Nuno Coehlo.

La serata del 31 agosto, intitolata “Metti una sera al cabaret”, proponeva in apertura tre valzer di Johann Strauss figlio, il Kaiserwalzer op. 437,  Wein, Weib und Gesang op. 333 e lo  Schatzwalzer op. 418 nelle versioni approntate rispettivamente da Schoenberg, Alban Berg e Anton Webern. In una sede dall’estetica e dalla funzionalità piuttosto discutibili, il centro multifunzionale Il Maggiore di Verbania, si è poi assistito al Pierrot Lunaire in presenza, tra l’altro, dello stesso Massin, vispo novantatreenne molto partecipe. Le sue tavole, che sono state proiettate in sincrono con la musica, consistono in una trascrizione tipografica del testo cantato, dove l’altezza delle note è indicata dal colore dei caratteri (le più acute sono in giallo chiaro e le più basse in porpora), la durata dalla lunghezza della sillaba, mentre l’intensità della voce dallo spessore della scrittura; le tavole sono arricchite anche da immagini di stile espressionista fortemente rielaborate. Mentre i responsabili della sincronizzazione svolgevano in modo lodevole il loro non facile compito, Maddalena Crippa ha dominato il palcoscenico con la sua tempra da protagonista, mettendo in gioco una gestualità evocativa, una musicalità genuina e una vasta e mutevolissima gamma di sfumature, accenti, inflessioni, dal falsetto al parlato più grave, in una tavolozza vocale che si specchiava in quella tipografica. Alla fine, molti applausi da parte del pubblico, avvinto da uno spettacolo singolare, raffinato, molto godibile, che merita senz’altro di essere riproposto.

Patrizia Luppi
(31 agosto 2018)

La locandina

DirettoreNuno Coelho
Voce recitanteMaddalena Crippa
Stresa Festival Ensemble
Programma:
J. STRAUSS  (figlio)
Kaiserwalzer op. 437; Wein, Weib und Gesang; Schatzwalzer
A. SCHÖNBERG
Pierrot Lunaire*
*Con proiezione in prima assoluta delle tavole realizzate da Massin
Benedetta Saglietti e Valentina Manchia, direzione artistica e realizzazione multimediale

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