Verbier: Baráti e Gergiev inaugurano il Festival 2019

Verdi distese a perdita d’occhio, il cielo azzurro e le cime innevate in lontananza. Paesaggi mozzafiato che fanno da cornice alla grande musica. Questi gli ingredienti alla base del successo del Verbier Festival.

Anche quest’anno la celebre località sciistica svizzera indossa l’abito della festa per danzare sulle note delle star del panorama classico internazionale. Dal 18 luglio al 3 agosto un copioso susseguirsi di concerti sinfonici, cameristici e masterclass, insieme al progetto formativo Academy, riempiono di musica questi suggestivi luoghi.

Ad aprire la 26esima edizione del Verbier Festival, lo scorso 18 luglio nella Salle des Combins, lo straordinario violinismo di Kristóf Baráti accompagnato dalla Verbier Festival Orchestra diretta da Valery Gergiev.

In programma il Concerto per violino e orchestra n. 2 Sz 112 di Béla Bartók e la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Dmitri Shostakovich.

Composto tra l’agosto del 1937 e il dicembre del 1938, il Concerto n. 2 per violino e orchestra di Bartók è frutto dell’intensa produttività dei suoi ultimi anni ungheresi, in cui vedono la luce lavori di notevole complessità costruttiva e ricercatezza timbrica.

Ultimi anni precedenti all’esilio volontario negli Stati Uniti in fuga dal clima bellico e dalle dittature europee allora fiancheggiate dal governo ungherese. «Questo viaggio è, in fin dei conti, un salto nell’incertezza da una certezza insopportabile», scrive Bartók all’amica svizzera Müller-Widmann.

La lettura di Baráti, di origine ungherese anch’egli, è profondamente sentita, ispirata. Il suono cristallino e centrato, raffinato il fraseggio. Il suo violinismo non colpisce per potenza sonora o energia nella cavata, quanto per estrema ricercatezza espressiva, straordinaria capacità comunicativa e maestria nell’uso di una vasta gamma di sfumature dinamiche.

Il dialogo con l’orchestra è costante, l’equilibrio perfetto nonostante il violino mantenga sempre rilievo assoluto. L’eterogeneità del materiale sonoro è accuratamente resa in una corrispondenza fedele alla scrittura, fatta di un alternarsi di momenti di elegiaca cantabilità ad altri di dinamismo ritmico di matrice folklorica.

Il suo violino, lo Stradivari “Lady Harmsworth” del 1703, diventa nelle sue mani eccezionale tramite tra il suo sentire e l’uditorio. Affascina, emoziona, travolge. Il bis è Obsession di Eugène Ysaÿe in cui precisione tecnica e funambolica padronanza si fondono con estro e personalità interpretativa in un denso e scorrevole fluido sonoro. Un successo.

Il concerto prosegue con la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Shostakovich. La cui stesura avvenne tra l’aprile e il luglio del 1937; il contenuto ideologico fu reso esplicito nell’articolo dal titolo “La mia risposta creativa”, pubblicato sulla Vecemaja Moskva nel gennaio del 1938: «Il soggetto della mia Sinfonia è il divenire, è la realizzazione dell’uomo. Perché è lui, l’individuo umano con tutte le sue emozioni e le sue tragedie, che io ho posto al centro della composizione». A cui aggiunse poi: «Il mio lavoro può esser definito una sinfonia lirico-eroica. La sua idea principale si fonda sulle esperienze emozionali dell’uomo e sull’ottimismo che vince ogni cosa».

Nella sua esecuzione la VFO, orchestra in residenza del Festival, dà sfoggio di grande capacità interpretativa, facendosi fedele strumento di creazione sonora della lettura di Gergiev, particolarmente intensa e ricca di pathos. Il discorso non perde mai di tensione, di direzione. Il dialogo tra le sezioni si sviluppa in un equilibrio perfetto. Così la sua idea musicale diventa gesto autorevole, diventa musica.

Entusiasmo del pubblico e standing ovation per questo primo appuntamento con il Verbier Festival, acclamato appuntamento dell’estate svizzera con la grande musica classica.

Luisa Sclocchis

(18 luglio 2019)

La locandina

Direttore Valery Gergiev
ViolinoKristóf Baráti
Verbier Festival Orchestra
Programma
Béla BartókConcerto per violino e orchestra N° 2 Sz 112
Dimitri ShostakovichSinfonia N° 5 in re minore op.47
Eugène YsaÿeObsession

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