Verona: Alexandra Dovgan, prodigio senza sorriso

Dicono di lei cose straordinarie, e forse per questo la sua presenza mediatica è decisamente importante: quel che serve per farne uno dei fenomeni musicali dell’annata. Anagraficamente parlando, non è che in giro per l’Italia e per il mondo le figure come quella di Alexandra Dovgan siano poi così rare. Di ragazzini che suonano il pianoforte in maniera sbalorditiva ce ne sono sempre stati e ce ne sono anche oggi. Quello che non è comune è ad esempio la professione di fede di una star (un “collega”) come Grigory Sokolov, che respinge perfino la definizione di fanciulla prodigio: «Questo miracolo non ha nulla di infantile. Ascoltandola sentirete suonare un adulto, una personalità». E poi, avanti con una biografia già impressionante, con premi, partecipazioni a festival, collaborazioni con personaggi del calibro di Gergev e Spivakov, che la portano in palmo di mano. La sua carriera, all’età di 12 anni, è già in marcia. La sua immagine già definita abbastanza perché ogni recital costituisca un evento. Chi si assicura la sua presenza fa un bel colpo, come suol dirsi. E il veronese Festival della Bellezza il colpo l’ha fatto, chiamando Alexandra Dovgan a tenere il suo secondo concerto in Italia al Filarmonico, dopo il debutto di un mese fa – clamoroso la sua parte, visto il contesto – al Festival pianistico di Brescia e Bergamo.

Ascoltare una dodicenne suonare il pianoforte per un’ora e mezza buona in un grande teatro affollato di pubblico plaudente è un’esperienza irripetibile. Nel senso letterale del termine. Cioè, si assiste in un certo momento e in un certo luogo all’esibizione di un’artista che è già sicuramente tale, ma che altrettanto sicuramente (e doverosamente, aggiungiamo noi) propone al pubblico un’immagine di sé e del suo pianismo che è in dinamico divenire, destinata fisiologicamente e psicologicamente, prima ancora che dal punto di vista interpretativo, a mutare anche abbastanza rapidamente e radicalmente. Si potrà osservare che comunque l’esperienza dell’ascolto dal vivo è irripetibile sia per chi la crea che per chi ne fruisce, ed è vero.  Ma in un caso come questo c’è il di più dettato dall’anagrafe in combinazione con il decisivo rapporto con i maestri e i consiglieri. Per questo di fronte ai fanciulli-prodigio (e Alexandra Dovgan appartiene alla categoria) è sempre meglio evitare di sbilanciarsi, proprio perché è difficile intuire quale direzione prenderanno e come svilupperanno il loro talento, se davvero lo faranno.

Quello che si può affermare con discreta sicurezza è che quando avrà vent’anni Alexandra non suonerà come suona adesso. Né tecnicamente né dal punto di vista interpretativo. Con ogni probabilità (noi comunque glielo auguriamo) si guarderà bene dal proporre programmi come quello che le hanno fatto suonare a Brescia e a Verona (quasi in fotocopia): inutilmente corposo ma soprattutto nella prima parte inesorabilmente noioso, intessuto di piccoli pezzi e “presenze d’ufficio”. Un programma all’antica, una sorta di rassegna di tipici “pezzi da bis” viene da dire, per le sue evidente caratteristiche da esibizione virtuosistica, che è singolare oggi venga affidato a una dodicenne. Due Sonate di Domenico Scarlatti, una piuttosto allegra e una molto meditabonda; una piccola Sonata giovanile e di “seconda fascia” di Beethoven (op. 14 n. 2), la trascrizione fatta da Rachmaninov per la tastiera della terza Partita per violino solo di Bach (tre movimenti), e una Romanza dell’autore russo intitolata “Margherite”, naturalmente ridotta a solo pianoforte, fino alle incessanti e spumeggianti scale dell’Étude op. 72 n. 6 di Moritz Moszkowski, uno dei grandi pianisti del periodo fra Ottocento e inizio Novecento.

In questa vetrina pianistica un po’ impolverata, Alexandra Dovgan si è mossa con l’agilità circospetta di un gatto fra i ninnoli di casa: tocco elastico, precisione, eleganza, disinvoltura, sostanziale indifferenza al problema di comunicare, immersa com’è sembrata in un suo mondo che non sapremmo dire se è quello di una pre-adolescente o di un adulto, ma è apparso francamente lontano. Tutto molto accurato, beninteso, ma anche tutto caratterizzato da un suono più portato all’introspezione che a qualsiasi altro carattere espressivo, tendenzialmente “flou”, stilisticamente definito in modo che si poteva passare da Scarlatti a Rachmaninov, da Beethoven a Moszkowski senza scossoni e senza cambi di marcia.

Alle prese con musica di ben altro spessore, Dovgan ha realizzato un certo cambio di marcia nella seconda parte, ben ritagliata fra una scelta di pezzi famosi di Chopin (la Fantasia-Improvviso op. 66, quattro Valzer) e Childrens’Corner di Debussy, che beninteso è musica sui bambini e non per i bambini.

Il maggior grado di maturità nell’approccio, peraltro del tutto compatibile con i 12 anni di un piccolo genio del pianoforte, si è percepito nella articolazione della gamma dinamica, tuttavia dentro a un fraseggio che non concede quasi nulla alla perorazione drammatica e semmai qualcosa alla tensione interiore. Mentre la brillantezza ironica di Debussy e la sua sottile poesia, sono apparsi ad intermittenza, con energia trattenuta e forse non ancora forgiata come dev’essere e come molto probabilmente avverrà quando Alexandra Dovgan avrà vent’anni.

Età meravigliosa raggiunta la quale forse non le parrà inutile concedere un sorriso alla platea, di tanto in tanto, ai ringraziamenti, come oggi non si sogna neanche di fare, forse perché troppo presa da questo impegno così soverchiante: fare un recital come i grandi.

Pubblico di premurosa cordialità, duplice bis di manierata inutilità, da Sibelius (Studio op. 76 n. 2) al Corale della Cantata 147 di Bach, che Wilhelm Kempff a suo tempo adattò al pianoforte.

Cesare Galla
(16 giugno 2019)

La locandina

PianoforteAlexandra Dovgan
Programma:
D. Scarlatti
Due Sonate K 436 e K 466
L. van Beethoven
Sonata n. 10 op. 14 n. 2
Bach-Rachmaninov
Preludio, Gavotta e Giga dalla Partita n. 3
S. Rachmaninov
Margaritki dalle Romanze op. 38 (arr. solo pf)
Mendelssohn-Rachmaninov
Scherzo da Sogno di una notte di mezza estate
F. Chopin
Fantasia-improvviso op. 66
4 Valzer
12 Preludi (1-12) op. 28

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