Grigory Sokolov al Teatro Filarmonico di Verona

Entusiasmante conclusione della stagione sinfonica dell’Accademia Filarmonica di Verona con un concerto straordinario del pianista russo Grigory Sokolov. Un fine stagione che ha consentito al numerosissimo pubblico presente al Teatro Filarmonico di ascoltare uno dei più formidabili interpreti al pianoforte oggi in circolazione, il cui predominio quasi assoluto nel panorama internazionale è ormai fuori discussione.

Il famoso pianista russo ha suonato, ancora una volta senza interruzioni, le tre Sonate di Haydn numeri 32, 47, 49 e dopo una breve pausa anche le Sonate 27 e 32 di Beethoven, aggiungendovi la nutrita sfilza di ben sei bis che hanno scatenato gli applausi ritmati del pubblico. Cosa ha messo ancora in evidenza? Certamente alla sua fama di interprete infallibile -mai una nota sbagliata, né errori nella dinamica, nel fraseggio o nelle espressioni- ha aggiunto la percezione di quel senso di compiacimento e di quella contemplazione personali per aver saputo rinnovare un’altra prova di indiscussa classe.

Potremmo definire Sokolov un perfezionista senza essere contraddetti, perché non è mai soddisfatto della propria prestazione, ma non un freddo interprete come potrebbe apparire da un’analisi frettolosa. Sokolov non è mai contento di quanto fa, per questo durante le sue estenuanti prove deve capire innanzitutto lo strumento e la sala affinché ogni nota sia al suo posto e ben udibile, senza essere tacciato di impassibilità.

Sokolov non è un freddo e un distaccato interprete, ma solo un estatico di chi contempla la bellezza che ha costruito, l’estasi di chi si compiace della perfezione: contemplazione della perfezione, non solo impeccabilità. La sua tecnica è trascendente nel senso che trascende se stessa. E a dimostrarlo il finale della Sonata op. 111 di Beethoven, con la famosa Arietta che anticipa certa musica leggera novecentesca, dove non si intrufola un solo grammo di preoccupazione o di timore. E l’Allegro con brio ed appassionato del primo tempo, giocato alla sua maniera riducendo a cose infantili tutte quelle maledette difficoltà che Beethoven vi ha sparso qua e là. Il primo tempo della Sonata n° 27 op. 90 è suonato perfino con un tono di intima affettuosità.

Una tecnica favolosa però anche una forte sensibilità sia ai valori formali che espressivi. Un tecnico granitico -con tutto l’impeto dei pianisti di scuola russa- nel senso dell’uomo infervorato dalla passione attorno al suo lavoro, ammirevole e tale da chiudere tutti gli spazi per chi volesse camminare su quella stessa strada.

Gianni Villani

(20 novembre 2017)

La locandina

PianoforteGrigory Sokolov
Programma:
Franz Joseph Haydn (1732 – 1809)
Sonata (Divertimento) n. 32 in sol minore Op. 53 n. 4 Hob.XVI:44
Sonata n. 49 in do diesis minore Op. 30 n. 2 Hob.XVI:36
Ludwig van Beethoven (1770 – 1827)
Sonata n. 27 in mi minore Op. 90
Sonata n. 32 in do minore Op. 111

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