I Solisti di Mosca diretti da Yuri Bashmet al Teatro Ristori di Verona

Al Teatro Ristori di Verona i sono presentati i famosi Solisti di Mosca col direttore (oltre che fondatore) Yuri Bashmet, per la prima volta nella città scaligera. Un grande concerto, il loro, dedicato all’arte della trascrizione, e servito innanzitutto a dimostrare come Bashmet non sia solo un grande solista di viola -forse il più grande oggi al mondo- ma anche l’eccezionale organizzatore di un fenomenale complesso di archi fra i più preparati in assoluto.

Nel fondarlo, il noto musicista si è dato come scopo principale di poterne variare spesso la struttura, immettendovi continuamente al suo interno forze nuove, scelte fra i migliori strumentisti laureati dei conservatori russi.

I Solisti di Mosca sono diventati così col tempo un collettivo compattissimo, che sa cantare meravigliosamente anche se deve affrontare un vasto repertorio in cui sono coinvolti compositori di estrazione e di epoche diverse, come il Prokofiev delle “Visions fugitives” proposto all’inizio, nella bellissima e impervia trascrizione per archi di Rudolf Barshai, per la prima volta eseguita a Verona. Una pagina che pure ridotta a soli sei tempi dei 19 complessivi per pianoforte, è piena di inquietudine, di instabilità musicale, dove gli improvvisi sforzati sul registro acuto mirano a suscitare nell’animo visioni di gente in movimento, affannata, preoccupata e afflitta, ma decisa a contrastare ogni forma di autorità repressiva.

A completare il programma di sala, c’era pure il “Concerto in la minore” di Paganini -trascrizione del Quartetto op. 15- adattato nella parte violinistica originale alla viola da Bashmet che ha offerto all’ascolto un’integrazione timbrica sorprendente. Paganini è già un compositore moderno e la sua ricerca tecnica sul violino è molto attenta allo sfruttamento delle possibilità timbriche. Il virtuosismo di Bashmet ha goduto di molta flessibilità e morbidezza e il brano si è presentato con una natura lieve, quasi di divertissement: geniale, scintillante, ricolmo di invenzione musicale, beatamente disimpegnato.

I Solisti di Mosca hanno ricondotto il tactus dell’opera a un andamento deliziosamente scorrevole, senza precipizi, rinfrescando l’atmosfera con un colore chiaro, ravvivato dalla serenità del fraseggio. Ma l’atout della serata al Ristori era il mirabile “Souvenir de Florence”, composizione tarda di un Ciajkowskij di ritorno dal suo viaggio in Toscana, dove si respira un’aria di splendida interiorità che nel gioco strumentale è debitrice del magistero contrappuntistico tedesco e specie del Beethoven dei Quartetti. Apice emozionale di questo grande lavoro si è rivelato ancora il secondo movimento, Adagio cantabile, con un’esibizione spumeggiante, di grande respiro degli archi russi. Successo straordinario della serata con moltissimi applausi a Bashmet e ai suoi, conclusosi col bis di una rocambolesca polka.

Gianni Villani

(9 marzo 2018)

La locandina

I SOLISTI DI MOSCA
Direttore e viola solistaYuri Bashmet
Programma:
S. Prokofiev
Visions fugitives op. 22 (trascrizione per archi di R. Barshai) – estratti: No 4, 8, 10, 14, 15, 16
P. I. Tchaikovsky
Notturno in re minore per viola e orchestra d’archi
N. Paganini
Concerto in la minore per viola e orchestra d’archi, (trascrizione del Quartetto n. 15)
P. I. Tchaikovsky
Souvenir de Florence Op. 70 trascrizione per Orchestra d’archi

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