Verona: La Turkish National Youth Orchestra e Costanza Principe aprono il XXVI Settembre dell’Accademia

Alla fine ha sciolto i lunghi capelli, che fino a quel momento aveva tenuto compostamente raccolti. Così, l’ultimo inchino è stata una cascata bionda, più da provino cinematografico che da sala per musica. Impropriamente d’effetto. Probabilmente era studiata anche questa. Lei, la pianista Costanza Principe, ha solo 24 anni, ma oggi il mondo è percorso da giovani interpreti che curano l’immagine come in passato nessuno si sarebbe sognato di fare. Basta frequentare i concerti o anche solo soffermarsi sulle copertine dei dischi, sui manifesti, o fare un giretto sul Web. Prima di quell’inquadratura conclusiva, peraltro, Principe aveva condotto il suo debutto a Verona  – Teatro Filarmonico, anteprima del XXVI Settembre dell’Accademia – senza troppa ostentazione. I tacchi 10 a stiletto (una pianista sulla cresta dell’onda come Yuja Wang ne ha fatto il proprio “logo”) li aveva, ma quasi non si notavano tra le pieghe dell’abito lungo. Il quale era molto elegante, sobriamente scuro e sicuramente di firma, ma non certo severo: scollatura notevole, di più sulla schiena.
E tuttavia non si può davvero escludere che quel gesto a suo modo liberatorio sia stato dettato proprio dalla naturale ingenuità giovanile di chi – dopo aver scalato una montagna musicale – finalmente può tornare a respirare normalmente. La montagna era quella per antonomasia del repertorio pianistico, il terzo Concerto per pianoforte di Rachmaninov, con Cem Mansur alla testa dell’Orchestra Giovanile Nazionale Turca, da lui fondata dieci anni fa. Ci sono pianisti anche famosi che lo evitano, senza se e senza ma. Altri, amanti del rischio, ci hanno costruito sopra la loro fama. Il fatto è che questo Concerto non è solo sideralmente difficile dal punto di vista tecnico. È anche lungo, una maratona che richiede una tenuta tecnica e nervosa fuori dal comune; ed è ingrato, perché non è poi che il solista abbia questa grande vetrina tutta per sé: suona quasi sempre, è vero, ma quasi mai emergendo dal magma sonoro dell’orchestra, anzi misurandosi con esso in una specie di lotta senza quartiere. Le eccezioni sono poche: la celebre cadenza del primo movimento, alcuni passaggi del movimento lento, la prima parte del Finale, forse.
Alla tastiera Costanza Principe è composta, non è di quei pianisti che sembrano suonare con le boccacce. Molto più di tanti suoi colleghi, ha nel direttore d’orchestra un punto di riferimento continuamente sogguardato, atteso, quasi studiato. E questo è opportuno, ma niente affatto scontato, per un’interprete che oggi non può avere l’esperienza come punto di forza del suo fare musica. Il suono non ha la massiccia forza percussiva di certe interpretazioni storiche di riferimento ma la musicalità dell’interprete è fuori discussione, così come la sua precisione. La necessità di dosare le forze e il confronto incessante con l’orchestra le hanno consigliato di non sottilizzare troppo nelle dinamiche e nei colori, che sono risultati gradevolmente ambrati, morbidi, appena possibile (nell’Intermezzo) sfumati. Oltre l’epica del virtuosismo, la ricerca di intimismo, per quanto concesso dalla magniloquenza retorica di Rachmaninov. Da parte sua, il direttore Mansur ha dimostrato sapiente misura nel gestire la scattante forza sonora dei giovani turchi. L’equilibro con la solista è stato quasi sempre efficace, il fraseggio ben commisurato al dialogo con la tastiera.

Applausi molto cordiali, da parte del pubblico che affollava il teatro Filarmonico, e bis di Principe ancora con Rachmaninov: un’elegante ricognizione del “Momento Musicale” op. 16 n. 2. Aperta dalla poetica evocazione delle steppe asiatiche dipinta da Borodin nel 1880, piccolo capolavoro coloristico, la serata è proseguita con l’orchestra giovanile turca abile a mettere in risalto l’assiduo lavoro di preparazione e la qualità delle sezioni e di ogni singolo strumentista in Richard Strauss (poema sinfonico Don Juan) e Antonín Dvořák (Variazioni Sinfoniche op. 78). Musica sontuosa, in un caso e nell’altro, per quanto stilisticamente su versanti contrapposti; scattante di vitale energia nel caso del giovane Strauss, magistrale per forza elegante e colta, nel caso del compositore boemo. Così le ha lette Cem Mansur, ottenendo il meglio dai suoi giovani, che mostrano di sapere far tesoro della grande scuola del suonare insieme. E alla fine, doppio bis, con un omaggio all’Italia dei drammi verdiani (Sinfonia da La Forza del destino) e alla Francia del colore provenzale dipinto da  Bizet nell’esuberanza ritmica e timbrica della popolare Farandole.

Cesare Galla

(Verona, 3 settembre 2017)

La locandina

PianoforteCostanza Principe
DirettoreCem Mansur
Turkish Youth National Orchestra
Programma
Sergeij Rachmaninov
Concerto per pianoforte e orchestra in Re minore n. 3 op. 30
Richard Strauss
Don Juan op. 20
Aleksandr Borodin
Nelle steppe dell’Asia Centrale
Antonín Dvořák
Variazioni Sinfoniche op. 78
Bis
Sergeij Rachmaninov
Momento Musicale op. 16 n.2
Giuseppe Verdi
La forza del destino, Sinfonia
Georges Bizet
Farandole

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