Verona: Lahav Shani, direttore predestinato inaugura il Settembre dell’Accademia Filarmonica

Il nuovo direttore principale della Rotterdam Philharmonic Orchestra, Lahav Shani, che l’anno prossimo succederà a Zubin Mehta come direttore musicale della Israel Philharmonic, è un ragazzo di trent’anni di cui sentiremo parlare spesso.

Sale sul podio dell’orchestra olandese – per la prima volta di scena al Settembre dell’Accademia Filarmonica di Verona – con la tranquilla disinvoltura del predestinato: fa a meno della cravatta, ma non della bacchetta e soprattutto fa a meno del leggio, perché dirige tutto invariabilmente a memoria.

In questo caso: Petrushka di Stravinskij, il primo Concerto per violino di Max Bruch – solista la pure assai giovane virtuosa norvegese Vilde Frang – e La Valse di Ravel. Avessero scelto, Shani e Frang, il secondo Concerto di Bartók o quello di Berg, ne sarebbe venuto fuori un gran bel programma sui percorsi della modernità nella prima metà del XX secolo.

Così, la serata è stata forse meno incisiva dal punto di vista delle scelte musicali, ma ampiamente sufficiente, tuttavia, per cogliere molti dettagli rivelatori sulla bacchetta di Tel Aviv e sulla violinista nata a Oslo.

E poi, il rassicurante Concerto del compositore tedesco che ebbe la negativa ventura di finire oscurato dal suo quasi coetaneo Johannes Brahms, risucchiato nel gorgo del cosiddetto “epigonismo” e inesorabilmente destinato all’archivio dei “minori”, è pagina che nella sua popolarità (specie presso il pubblico anglosassone, per la verità) rischia di finire banalizzata più di quanto non meriti.

Evitare questo rischio è segno di intelligenza musicale prima ancora che di qualità tecnica e questo è avvenuto grazie alla combinazione fra l’archetto di Frang e la bacchetta di Shani.

Se il direttore ha tratteggiato con ampie pennellate di colore sobrio eppure niente affatto indistinto il paesaggio sonoro delineato da Bruch in orchestra, sottolineandone la corposa (a volte anche turgida) dimensione sinfonica, la violinista ha offerto un ascolto di ammirevole ricchezza espressiva.

Il suo fraseggio è risultato concentrato e incisivo nel primo e nell’ultimo movimento, con una cavata capace di un suono ricco e molto articolato espressivamente, ma specialmente incline a una tersa eleganza nel bell’Adagio centrale, reso con una cantabilità introspettiva e poetica, che è riuscita nel piccolo miracolo di far apparire l’invenzione di Bruch più intima e meno manierata di quanto effettivamente non sia.

Quanto alle pagine per sola orchestra, Lahav Shani ha offerto una prova di energia e articolazione musicale per molti aspetti straordinaria.

Il suo gesto è eloquente, inclusivo, mai retorico, singolarmente incisivo ed efficace: ne discende il controllo minuzioso di ogni sezione e la capacità di “tenere insieme” l’orchestra con una naturalezza pari all’efficacia e che si riflette nella vivida coinvolgente forza del suono in ogni sua dimensione.

Certo, in qualche momento è apparso chiaro che Shani non rinuncia al gusto di allentare le briglie per concedersi una retorica alta e tornita nei passaggi a pieno organico.

Ma d’altra parte non è per niente scontato ascoltare un Petrushka come il suo, capace di rivelare la modernità del pensiero musicale stravinskiano senza per questo rinunciare alla grandiosa effettistica orchestrale che all’autore russo arriva dalla sua formazione pietroburghese. E cesellando virtuosisticamente i dettagli di una tavolozza orchestrale che sembra quasi senza confini.

Né è comune sentire una Valse così coinvolgente, nella quale non sai se apprezzare di più la lucida precisione con viene resa la destrutturazione ritmica e timbrica raveliana, ovvero la ricchezza materica del suono e la totalizzante gamma dinamica delle sfumature.

Nell’uno e nell’altro caso, decisiva è stata è stata la solida brillantezza della Filarmonica di Rotterdam, un’orchestra che ha suono di gran classe grazie a sezioni equilibrate e coese, fra le quali una citazione meritano gli archi acuti e i legni, in particolare clarinetti e fagotti.

Pubblico da tutto esaurito al teatro Filarmonico e successo pieno e convinto, con bis sia per Vilde Frang che per la Rotterdam Philharmonic.

La violinista, sulla scia di una tradizione inaugurata da Jascha Heifetz negli anni Trenta, ha proposto la versione violino-pianoforte di Estrellita, canzone messicana di Manuel Ponce.

Accompagnatore d’eccezione alla tastiera lo stesso Lahav Shani, che alla fine ha guidato l’orchestra olandese in una suggestiva esecuzione del Jardin Féerique da Ma mère l’oye, ancora di Ravel.

Cesare Galla
(5 settembre 2019)

La locandina

Rotterdam Philharmonic Orchestra
DirettoreLahav Shani
ViolinoVilde Frang
Programma:
Igor’ Fëdorovič Stravinskij
Petruška
Max Bruch
Concerto per violino e orchestra in sol minore Op. 26
Maurice Ravel
La valse

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