Vicenza: Arcangelo Corelli per l’anniversario tondo de I Musicali Affetti

Vent’anni dopo, ancora e sempre Arcangelo Corelli. I Musicali Affetti celebrano il loro bell’anniversario tondo ritornando nello storico palazzo vicentino da cui presero le mosse all’inizio dell’estate del 1999. E soprattutto, ripercorrendo la meravigliosa musica con cui quella volta si presentarono al pubblico, ovvero i quattro Concerti “da camera” che costituiscono l’ultima parte dell’opera VI, la pubblicazione (peraltro avvenuta postuma nel 1715, due anni dopo la morte del musicista) che segna una pietra miliare nella storia non solo del Concerto Grosso, ma anche della musica strumentale per archi in generale, con o senza strumenti solisti.

Il salone di Apollo del palazzo Leoni Montanari sarebbe il luogo ideale per un’esecuzione come quella messa a punto dall’ensemble strumentale fondato e guidato da Fabio Missaggia: una “camera” perfetta per un’esecuzione raccolta quanto brillante dei Concerti, che ha puntato questa volta sulle “parti reali” (un esecutore per parte, non solo ovviamente nel “concertino” ma anche nel “concerto grosso”), a differenza di quanto era avvenuto nel ’99, quando l’organico di quest’ultimo era stato leggermente irrobustito. Il condizionale si deve al fatto che l’attuale allestimento di questo splendido spazio in elegante stile barocco prevede a due terzi della sala una struttura (fortunatamente non definitiva) destinata ad agevolare i visitatori della mostra attualmente in corso nell’ambito delle vaste proposte delle Gallerie d’Italia di Intesa San Paolo. È stata in questo modo creata una sorta di parete aggiuntiva e ravvicinata rispetto al punto dove si trovano gli esecutori, che riduce piuttosto nettamente lo spazio per lo sviluppo del suono, di fatto riverberandolo più marcatamente rispetto a quanto accade normalmente. Nulla di irreparabile: il suono giù ricco dei Musicali Affetti risulta più corposo e “profondo”, mentre forse appare un po’ meno stagliato il rapporto fra i due “insiemi” strumentali in cui si articola il discorso corelliano, nonostante Missaggia li abbia disposti uno accanto all’altro e non uno “dentro” all’altro, proprio a cercare una sottolineatura della dialettica fra le parti.

Resta e s’impone, grazie alla sapienza stilistica che caratterizza l’interpretazione di Missaggia e dei suoi, e alla qualità strumentale di ciascuno, l’abbagliante ricchezza d’invenzione di questi assoluti capolavori, che abbandonano la severità dei Concerti Grossi “da chiesa” per introdurre gli ascoltatori nel mondo di “Preludii, Allemande, Correnti, Gighe, Sarabande, Gavotte e Minuetti”, come riporta l’edizione a stampa. Un panorama vivace e multiforme, spesso scolpito ritmicamente con accattivante immediatezza, comunque caratterizzato da quel procedimento di stilizzazione in base al quale la nativa destinazione pratica di tutti questi tempi di danza si trasfigura in un originale rigoglio strumentale.

Composti vari decenni prima di arrivare alla pubblicazione, grazie alla loro diffusione esecutiva questi Concerti Grossi erano diventati nel passaggio fra Sei e Settecento, un punto di riferimento imprescindibile in Italia e in Europa, facendo del loro autore un vero e proprio “maestro delle Nazioni”, per l’universalità ovunque riconosciuta alla sua invenzione. Questa caratteristica è emersa nitidamente nell’esecuzione dei Musicali Affetti, che più volte hanno permesso di cogliere ad esempio quanto sia Bach che Vivaldi, ciascuno secondo personalissima elaborazione, debbano qualcosa al compositore di Fusignano: per il gioco di masse sonore in contrapposizione, per l’esaltazione del ritmo come elemento costitutivo e paritetico rispetto alla melodia, per il rigore delle combinazioni contrappuntistiche, per la brillantezza delle sortite individuali, che anche all’interno del Concerto Grosso (e si pensi solo allo stupendo Allegro del Concerto n. 12) indicano già la strada degli exploit solistici che progressivamente si affermeranno fra Venezia e Cöthen (o Lipsia).

Grazie alla solare, estroversa esecuzione dei Musicali Affetti, insomma, si è colto come il punto più alto della forma del Concerto Grosso, il monumento corelliano, contenga in sé anche il germe dell’incipiente Concerto solistico. Fabio Missaggia (violino primo di concertino e direzione), Matteo Zanatto (violino secondo di concertino), Massimiliano Tieppo e Alessia Turri (violini), Monica Pelliciari (viola) Carlo Zanardi (violoncello di concertino), Michele Gallo (violone), Fabiano Merlante (arciliuto) e Lorenzo Feder (cembalo) hanno infatti percorso questa musica con amorevole precisione e convintissimo coinvolgimento espressivo, offrendo una profusione di dettagli rivelatori nell’articolazione delle dinamiche, nella raffinatezza del fraseggio, nella precisione dei passaggi in agilità. Complessivamente, una “visione” elegante, di naturale quanto profonda semplicità, che ha “raccontato” come raramente capita di ascoltare, l’Arcadia musicale vagheggiata da Arcangelo Corelli.

Cesare Galla
(20 ottobre 2019)

La locandina

I Musicali Affetti
Violino di concertoFabio Missaggia
Violino di concertinoMatteo Zanatto
Violoncello di concertinoCarlo Zanardi
Programma:
musiche di A. Corelli

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