Vicenza: con Angela Hewitt il ripiego diventa evento

Se il “ripiego” per una serata che salta all’ultimo momento è del livello della proposta originale, è chiaro che una stagione concertistica esprime l’autorevolezza e la qualità proprie solo dei grandi organizzatori di musica.

Appartiene alla categoria del “ripiego” di lusso che diventa evento il recital di Angela Hewitt al Comunale di Vicenza per la Società del Quartetto, a sottolineare la qualità delle relazioni artistiche e della visione culturale di questa associazione. Quanto alla pianista canadese, che ha accettato di venire a suonare con un preavviso di pochi giorni, non è solo un’eccellente musicista ma con la sua immediata disponibilità si è dimostrata anche una vera amica del Quartetto. E poiché ciascuno ha gli amici che si merita, si torna al punto di cui sopra.

Quello che è accaduto è facile da riassumere. Fino a pochi giorni fa, il penultimo concerto della stagione 2018-2019, uno di quelli di maggior richiamo, vedeva in locandina Radu Lupu con un programma dedicato alle ultime Sonate di Schubert. Ovvero, un grande pianista impegnato in un autore del quale è forse il maggior  interprete oggi.

Malauguratamente, Lupu si è ammalato e ha dovuto disdire l’impegno, dopo avere provato fino all’ultimo a onorarlo. Il Quartetto è riuscito a sostituirlo esattamente nello stesso giorno, mantenendo le stesse ideali coordinate: un grande pianista e una serata monografica, dedicata all’autore di cui questo pianista è riconosciuto come interprete d’elezione. In questo caso, non più Schubert ma Bach, del quale la Hewitt è una sorta di musicale, anzi, pianistica “sacerdotessa”.

Bene lo ricordano gli appassionati che erano presenti al Ridotto dell’appena inaugurato teatro Comunale, dove – era l’inizio di gennaio del 2008 – la pianista canadese si produsse nell’esecuzione integrale in due serate di entrambi i quaderni del Clavicembalo ben temperato: 48 Preludi e Fughe strappati ai programmi di Conservatorio e alla abituale fruizione quasi omeopatica nei concerti per diventare fluviale esperienza musicale nel loro essere sciorinati uno dietro l’altro. Un gesto di coraggio niente affatto comune, oltre che una vera e propria maratona esecutiva, premiato da una riuscita straordinaria.

E bene ha fatto la stessa Hewitt a rammentare la sua vocazione e a spiegare la sua nuova formidabile impresa, prendendo brevemente la parola prima di sedersi alla tastiera: caso unico, è infatti impegnata in una tournée mondiale iniziata nel 2016 e destinata a concludersi l’anno prossimo, conclusa la quale avrà eseguito tutto, ma proprio tutto quello che Sebastian Bach ha scritto per la tastiera. Dalle Invenzioni a due voci alle Suite inglesi e Francesi, dalle Partite al Clavicembalo ben temperato, dal Concerto Italiano alle Variazioni Goldberg, dalle Toccate alla Fantasia cromatica e Fuga.

Queste ultime costituivano il programma vicentino, aggiungendo un tocco di eccezionalità al concerto: se la Fantasia è piuttosto frequente, le giovanili Toccate lo sono molto meno. E mai ci era capitata l’occasione di ascoltarle tutte sette insieme.

Si tratta di composizioni risalenti per lo più al periodo in cui il musicista era organista a Weimar, fra il 1708 e il 1717.

Oltre l’ovvio riferimento alla tradizione formale del tardo Rinascimento e del primo Barocco, esse offrono una prospettiva di straordinario interesse sull’evoluzione dello stile bachiano, fra contrapposizioni espressive (ogni parte è di tempo e atmosfera contrastante con quella che la precede e quella che la segue) e coinvolgente messa a fuoco del linguaggio contrappuntistico, visto che ciascuna Toccata contiene almeno una Fuga, in vari casi due.

Ma soprattutto, colpisce la vivacità e multiformità con cui il Cantor non ancora trentenne “esplora” la tastiera (come quasi sempre in Bach, non ulteriormente specificata), commisurando il gesto creativo con le sue dimensioni tecniche, in un virtuosismo scintillante e mai fine a se stesso, esornativo eppure sostanziale.

Di queste caratteristiche ha offerto una prospettiva particolarmente affascinante Angela Hewitt.

Per la partecipazione intima e autentica al clima espressivo cangiante e multiforme, sublimato nell’energia cinetica dei movimenti fugati, allo stesso tempo impeccabili nella precisione e trascinanti nella ricchezza di sfumature. Per la sorvegliata efficacia delle scelte di colore, che non rinunciano alle prerogative del pianoforte ma le asciugano e le rendono coerenti con gli effetti dinamici a vasta campitura tipici del clavicembalo. Per la nitida qualità del tocco, agilissimo nelle incessanti “volate”, nei trilli, negli arpeggi prescritti da Bach, pronto a illuminare gli incessanti squarci melodici, funzionale a una visione interpretativa complessa e completa, capace di regalare al pianoforte quella universalità che solo rari interpreti raggiungono nell’affrontare Bach.

Perché le Toccate secondo Angela Hewitt sono insieme studio radicato nella lettera delle partiture e visione autonoma e convincente della forza creativa del loro autore, in equilibrio esemplare.

Eseguite secondo un ordine che non seguiva quello del Catalogo bachiano (dal numero 910 al 916) ma sembrava piuttosto dedito a costruire una “tela” armonica diversificata quanto eloquente, le Toccate hanno delineato un percorso creativo straordinariamente coinvolgente, naturalmente culminante per la conclusione in quel riconosciuto capolavoro che è la Fantasia cromatica e Fuga in Re minore, risalente agli anni del servizio a Cöthen e della grande produzione strumentale (primo volume del Clavicembalo ben temperato, Concerti Brandeburghesi, Soli per violino e per violoncello…). Una pagina nella quale la soggettività creatrice di Bach raggiunge una ricchezza potente, che piega la forma alle sue esigenze pur rispettandone gli elementi fondamentali.

Fra perorazione toccatistica e recitativo, la Fantasia disegna mondi quasi contrastanti ma in ogni caso complementari, mentre la Fuga, con la sua obliqua costruzione armonica che esplora le suggestioni del cromatismo dentro alla tonalità, diventa un monumento di musica assoluta.

Così la dipinge Angela Hewitt, con una ricchezza di sfumature maggiore di quella pur variegata costruita per le Toccate e con una drammaticità interiore di limpida forza comunicativa.

Pubblico avvinto ed entusiasta, prodigo di applausi e chiamate fino a un bis ancora bachiano, un “arrangiamento” per pianoforte dalla Cantata 208.

Cesare Galla
(10 aprile 2019)

La locandina

PianoforteAngela Hewitt
Programma
Johann Sebastian BachToccata in do minore BWV 911
Toccata in sol maggiore BWV 916
Toccata in fa diesis minore BWV 910
Toccata in mi minore BWV 914
Toccata in re minore BWV 913
Toccata in sol minore BWV 915
Toccata in re maggiore BWV 912
Fantasia cromatica e Fuga in re minore BWV 903

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