I fantastici cinquant‘anni dei King’s Singers

Cinquant’anni e non dimostrarli. Correva l’anno 1968 quando sei componenti del coro del King’s College dell’Università di Cambridge, animati dal desiderio di distaccarsi in parte dal repertorio liturgico che li impegnava nei servizi religiosi del college, dettero vita ad un sestetto che cominciò a spaziare in altri generi. Nacquero dunque i King’s Singers che in dieci lustri hanno più volte cambiato di formazione, sempre e comunque in sestetto, mantenendo intatte le loro caratteristiche fondamentali, ovvero l’affiatamento assoluto, un’intonazione strabiliante e la gioia nel fare musica insieme.

L’attuale formazione, composta dai controtenori Patrick Dunachie e Timothy Wayne-Wright, dal tenore Julian Gregory, dai baritoni Christopher Bruerton e Christopher Gabbitas e dal basso Jonathan Howard, è stata protagonista del concerto natalizio e non solo della Società del Quartetto di Vicenza al Teatro Comunale.

Godimento puro per la perfezione delle esecuzioni e per la capacità della compagine inglese di coinvolgere il pubblico, condotto in un percorso che si snoda attraverso i secoli dal Medioevo ai giorni nostri, il tutto con divertita leggerezza.

L’amalgama tra le voci è di una perfezione assoluta, l’uniformità del suono, che si accende di innumerevoli colori, lascia a tratti sconcertati; non sbagliano nulla, basta loro uno sguardo per intendersi; magnifici gli arrangiamenti dei brani “popolari” curati spesso da ex King’s Singers come Bob Chilcott.

Il programma della serata, si diceva, è organizzato in piccoli capitoli introdotti a turno da ciascuno dei King’s Singers, in un italiano impeccabile, senza nessun didascalismo e con il solo intento di mettere il pubblico nella migliore condizione di comprendere ed apprezzare la musica eseguita (imparino da loro i presentatori sbrodoloni di casa nostra).

Nella prima parte brillano i tre canti antichi che aprono il concerto proiettando la serata nella giusta atmosfera; fra questi è Noël nouvelet a stregare ancor più di Veni, veni Emmanuel e di Maria durch ein Dornwald ging in ogni caso evocatori di straordinarie atmosfere.

Un capolavoro di armonizzazione è la celeberrima Carol of the Bells di Mykola Leontovych.

Magistrale l’esecuzione del celeberrimo Popule meus di Tomás Luis de Victoria nel quale le voci si fondono pur rimanendo perfettamente distinguibili.

Altri punti altissimi della prima parte del concerto l’intenso Bogoroditse Devo (Ave Maria) di Arvo Pärt e A star is born, commissionata dai King’s Singers al ventenne compositore Toby Hession, anch’egli studente a Cambridge che sembra aver raccolto con gusto ed intelligenza l’eredità di William Walton.

Tutta dedicata al Natale la seconda parte: il sestetto abbandona i leggii, stringe la formazione e si lancia in una corsa a perdifiato nei grandi classici inglesi e americani senza dimenticare l’Austria: a Santa Claus is coming to town fa eco Let rest ye Merry Gentlemen.

Conclusione flamboyant con Jingle Bells.

Successo trionfale, non avrebbe potuto essere altrimenti e finale con i Magnifici Sei a firmare autografi e farsi fotografare col pubblico nel foyer del Comunale.

È doveroso, oltre che piacevole, segnalare la bella iniziativa della Società del Quartetto che nella serata ha ospitato l’Onlus Ozanam che tra le numerose iniziative assistenziali promosse da venticinque anni annovera “Il Mezzanino”, punto d’ascolto e mensa per i meno fortunati. I dolcetti, buonissimi, offerti dai volontari della Onlus sono stati onorati dalle donazioni del pubblico.

Alessandro Cammarano

(Vicenza, 14 dicembre 2017)

La locandina

The King’s Singers
Patrick Dunachie Controtenore
Timothy Wayne-Wrigh Controtenore
Julian Gregory Tenore
Christopher Bruerton Baritono
Christopher Gabbitas Baritono
Jonatan Howard Basso

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