Vicenza: il suono sincero dei Solisti Veneti

Una serata tra amici per ricordarne uno che non c’è più ma che in realtà è presentissimo; questo lo spirito che ha animato l’Omaggio a Claudio Scimone l’altra sera al Teatro Olimpico di Vicenza; protagonisti i suoi Solisti Veneti che nel 1959 videro il loro debutto sotto l’ala benigna della scena scamozziana del estremo capolavoro architettonico di Palladio per poi spiccare il volo portando nel mondo quella musica barocca, soprattutto della scuola veneziana, che sino ad allora era pressoché sconosciuta al grande pubblico.

L’eredità di Scimone è stata raccolta con sagacia, ma anche con un rispetto che gli fa onore, da Giuliano Carella che ha saputo ritrovare e tenere vivo il suono dei Solisti Veneti, così lontano dal “non suono” dei primi barocchisti di area tedesca che in nome della filologia e della prassi esecutiva svuotarono di volume e di vibrato tutto ciò che capitò loro tra le mani.

Scimone e i Solisti Veneti sono da sempre fautori di un suono rigogliosamente luminoso, mai affannato nei tempi o schiavo del ritmo e dove all’arcata “stinfia” di certo barocchismo d’antan si contrappone l’arco lungo e l’attenzione alla linea melodica, il tutto con il rigore musicologico e il piacere della riscoperta che hanno sempre contraddistinto l’attività del Maestro padovano.

Il suono dei Solisti è sincero, scevro da artifici, lontano da sofismi, i detrattori direbbero “vecchio” ma come può il bello essere vecchio?

A tirare le fila dei ricordi, in un intervento che ha preceduto il concerto, sono stati Cesare Galla e Bepi de Marzi – amici di lunga data del Maestro – capaci di narrare nel tono colloquiale che Scimone avrebbe sicuramente apprezzato aneddoti sapidi e testimonianze artistiche di un musicista coltissimo e curioso, amante delle lingue e della filosofia oltre che instancabile ricercatore di musica “perduta” o “dimenticata “ e straordinario attrattore delle più grandi personalità musicali del suo tempo, una per tutte Marylin Horne.

Egualmente riuscita la parte musicale con il “suono” dei Solisti a farla da padrone in un programma ancora una volta tutt’altro che scontato, aperto dal Concerto in fa maggiore op. 5 n. 2 di Tomaso Albinoni reso da Carella con lucida partecipazione.

A seguire due impaginati vivaldiani di meravigliosa modernità oltre che impervi negli scarti di metronomo e nelle arditezze armoniche: il Concerto in sol minore RV 531 per due violoncelli, archi e basso continuo in cui Gianantonio Viero e Giuseppe Barutti si sono dimostrati interpreti di raffinata tecnica e padroni di un fraseggio lussureggiante e a seguire il Concerto n. 10 in si minore per quattro violini, violoncello e archi da “L’Estro Armonico” – con Lucio Degani, Chiara Parrini, Glauco Bertagnin e Enzo Ligresti al violino e ancora Barutti al violoncello –  con Carella sempre a trovare il giusto equlibrio tra solisti e pieno.

Concludeva il programma ufficiale il Quartetto in mi minore di Giuseppe Verdi nella versione per orchestra d’archi approntata dall’autore stesso. Atmosfere sospese che rimandano al Simon Boccanegra e al Don Carlos restituite da direttore e strumentisti con lucida partecipazione.

A chiudere la serata quattro bis: il Preludio della Suite “ai tempi di Holberg” op. 40 di Edward Grieg, l’Adagio dal Concerto in La maggiore per violino e archi D 96 di Giuseppe Tartini – con il violino sontuoso di Lucio Degani –, il Concerto per archi RV 127 di Antonio Vivaldi e Aria dalla Suite n° 3 in re maggiore BWV 1068 di Johann Sebastian Bach.

Pubblico commosso e felice.

Alessandro Cammarano
(10 maggio 2022)

La locandina

DirettoreGiuliano Carella
I Solisti Veneti
Programma:
Tomaso Albinoni
Concerto in fa maggiore op. 5 n. 2
Antonio Vivaldi
Concerto in sol minore RV 531 per due violoncelli, archi e basso continuo
Antonio Vivaldi
Dall’Opera Terza “L’Estro Armonico”
Concerto n. 10 in si minore per quattro violini, violoncello e archi
Giuseppe Verdi
Quartetto in mi minore
bis:
Edward Grieg
Preludio dalla Holberg Suite
Giuseppe Tartini
Adagio dal Concerto in La maggiore per violino e archi D 96
Antonio Vivaldi
Concerto per archi RV 127
Johann Sebastian Bach
Aria dalla Suite n° 3 in re maggiore BWV 1068

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