Vicenza: l‘Olimpiade rinasce all’Olimpico

Quando Alfredo Casella, poco più di ottant’anni fa, decise di riportare alla luce alle Settimane Musicali Senesi, oltre alle opere da chiesa e da concerto, anche il melodramma di Antonio Vivaldi, scelse L’Olimpiade. Vi fu indotto, raccontò in seguito, non solo dalla bellezza della musica del “prete rosso” (conservata nel vasto giacimento di manoscritti autografi del Fondo Foà-Giordano da poco costituito alla Biblioteca Nazionale di Torino), ma anche dalla qualità del libretto di Metastasio. Affidata alla revisione musicale del compositore Virgilio Mortari, che per la verità fece a brani specialmente proprio il poeta, riducendo drasticamente i recitativi, e diretta da Antonio Guarnieri, l’opera fu rappresentata per due volte nel settembre 1939 al teatro dei Rozzi: ed era quella la prima volta che la musica per il teatro del compositore veneziano tornava a risuonare da quando era morto.

Dovevano passare molti decenni perché il catalogo operistico vivaldiano fosse di nuovo oggetto di attenzioni esecutive e rappresentative. Ma il “primato” dell’Olimpiade non è servito a garantirle particolare attenzione, specialmente dopo altre rivelazioni, prima fra tutte quella dell’Orlando Furioso, riportato alla luce da Claudio Scimone con Marilyn Horne negli anni Settanta del secolo scorso. Così, una nuova rappresentazione costituisce comunque un piccolo evento, considerando che negli ultimi 15 anni (secondo i dati di Operabase.com) questo melodramma non è mai stato proposto in Italia, e in Europa le sue rappresentazioni, non di rado solo in forma di concerto (Germania, Austria e Inghilterra) si contano sulle dita di una mano.

Si aggiudica la piccola ma brillante “medaglia vivaldiana” il festival Vicenza In Lirica, cui va riconosciuta anche la tenacia nel non avere abbandonato un progetto nato per l’aulico scenario del teatro Olimpico di Vicenza in tempi ovviamente molti diversi, e diventato oggi problematico anche sul piano della realizzazione tecnica, oltre che per la nativa complessità degli aspetti musicali.

L’Olimpiade debuttò il 17 febbraio 1734 nel veneziano teatro di Sant’Angelo e la scelta di questo dramma per musica la dice lunga anche e forse soprattutto sul fiuto del “prete rosso” in quanto impresario. Trovandosi a gestire una scena non primaria della Serenissima, egli decise di puntare su Metastasio per mettere a segno un colpo che – nelle sue speranze – doveva garantire maggiore attenzione alla sua opera. Il libretto del poeta imperiale era infatti quasi una novità assoluta: era stato rappresentato a Vienna, con musiche di Antonio Caldara, soltanto sei mesi prima (agosto 1733). E che Vivaldi avesse puntato giusto è dimostrato dalla straordinaria popolarità che i versi metastasiani avrebbero riscosso fino alla fine del XVIII secolo: l’elenco degli oltre 50 compositori che li hanno affrontati (in media, una nuova edizione ogni due anni, spesso più di una nella stessa stagione) è sbalorditivo e va da Pergolesi a Cimarosa, da Galuppi a Cherubini, da Traetta e Jommelli a Piccinni e Paisiello.

Resta il fatto che probabilmente la partitura vivaldiana non ebbe nel 1734 il successo sperato e che la situazione divenne complicata forse proprio per l’affollarsi di nuove versioni. Il compositore tentò di piazzarla a Ferrara, senza successo, qualche anno più tardi, ma ormai era iniziato il suo declino. Nel 1741, Antono Vivaldi sarebbe a morto a Vienna senza ritrovare la fama e il successo che specialmente i suoi Concerti gli avevano garantito in tutta Europa.

Basato su un complicato plot di amori incrociati e sofferti, così intricato che serve metà del terzo atto per sciogliere – in un recitativo interminabile – tutti i fili del dramma e ricomporre nel lieto e virtuoso fine di prammatica le coppie, il dramma per musica di Metastasio – edificante esaltazione dell’amore coniugale e dell’amicizia – ha in realtà il suo aspetto più intrigante, a considerarlo oggi, nella sua “esemplarità”. È infatti una vasta e circostanziata vetrina degli “affetti” tipici dell’opera seria del ‘700, specialmente nelle tipologie del sentimentale/passionale, del patetico, del drammatico/furioso. Il che offre a Vivaldi l’occasione per mettere insieme una sfilata di Arie invariabili nella forma con il “da capo” ma assai mutevoli per qualità espressiva e ricchezza coloristica, sia nella vocalità che nell’accompagnamento strumentale. Senza contare che la temperatura drammatica della vicenda, alta e d’effetto almeno per i primi due atti, permette anche altre soluzioni melodrammatiche notevoli, come il duetto che chiude il primo atto e come un paio di tesi recitativi accompagnati.

All’Olimpico L’Olimpiade è stata proposta in un’edizione curata da Carlo Steno Rossi sul manoscritto autografo di Torino e diretta da Francesco Erle alla testa dell’Ensemble Barocco di Vicenza In Lirica. Come dettato dall’emergenza Coronavirus, esecuzione senza intervalli e inevitabilmente sforbiciata per non oltrepassare le due ore e mezzo: ampiamente nei recitativi, più oculatamente e senza particolari rimpianti per quanto riguarda le Arie. Alla fine, se non abbiamo contato male, ne sono mancate all’appello tre nel secondo atto e due nel terzo.

Erle ha proposto della partitura una lettura vivida e incisiva, capace di delineare i colori non solo nel misurato uso dei fiati (c’erano gli oboi, mancava il corno della celebre aria di sonno “Mentre dormi, Amor fomenti”, sostituito se non abbiamo sentito male da un oboe da caccia) ma anche nelle dinamiche interne al fraseggio. Il ricco dialogo fra voci e strumentale è stato sottolineato anche nei recitativi, assai ben articolati fra viola da gamba, violone, tiorba, fagotto e due cembali.

Scelto con audizioni per ruolo che hanno riscosso notevole attenzione nonostante i tempi difficili (oltre ottanta partecipanti a luglio) e preparato secondo la pratica dell’opera-studio, il cast ha visto in evidenza Emma Alessia Innocenti (Megacle) voce chiara e duttile, stilisticamente ben delineata; Francesca Lione (Argene) che canta con eleganza e con l’agilità necessaria a dipanare le sfumature della scrittura vivaldiana; i due bassi, Patrizio La Placa, voce piena ed educata che ha dato regale sofferenza al ruolo di Clistene ed Elcin Huseynov (Alcandro), dal colore morbido e ben controllato.

Per il resto, se Daniela Salvo è rimasta solo ai bordi della poesia patetica che percorre la parte di Aristea, pur dimostrando di avere un timbro interessante, Maddalena De Biasi non è sembrata avere le caratteristiche vocali adatte all’ardua parte di Aminta, titolare di una delle Arie più affascinanti e difficili di tutta l’opera (“Siam navi all’onde algenti”): voce piccola e non seducente, coloratura di intermittente precisione. Per la parte centrale di Licida, la scelta è stata di affidarla al controtenore Sandro Rossi (e non a un contralto, come in altre edizioni) che è apparso non sempre equilibrato nella linea di canto (forse alla fine era anche affaticato), apprezzabile però nei fondamentali recitativi condotti con misura e accortezza di stile.

Sulla scena dell’Olimpico, lo spettacolo – regia di Bepi Morassi, costumi eleganti ed evocativi di Carlos Tieppo, fra classicità e gusto settecentesco – è stato improntato a una sorta di stilizzazione aulica come il contesto palladiano, peraltro “tagliata” da una sprezzatura ironica e contemporanea nella presenza di due attori in veste di custodi (Luca Rossi e Francesco Motta), chiamati a interagire con i personaggi portandoli progressivamente fuori dal contesto museale dell’inizio. Soluzione minimalista come principio e per obbligo (distanziamenti in scena compresi), apparsa tuttavia equilibrata e adeguatamente coordinata con la partitura vivaldiana.

Pubblico non da tutto esaurito alla prima rappresentazione (una replica è in programma l’8 settembre); vari applausi a scena aperta, vivi consensi per tutti alla fine.

Cesare Galla
(5 settembre 2020)

La locandina

Direttore al cembaloFrancesco Erle
RegiaBepi Morassi
Assitente alla regiaLaura Pigozzo
CostumiCarlos Tieppo
Light designerAndrea Grussu
IllustrazioneMatteo Bianchi
Personaggi ed interpreti:
ClistenePatrizio La Placa
AristeaDaniela Salvo
ArgeneFrancesca Lione
LicidaSandro Rossi
MegacleEmma Alessi Innocenti
AmintaMaddalena De Biasi
AlcandroElcin Huseynov
Voce narranteStefania Carlesso
AttoriLuca Rossi, Francesco Motta
Ensemble barocco del Festival Vicenza in Lirica

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