Vicenza: musica della memoria, per ricordare e per riflettere
Cadevano in questi giorni gli ottantuno anni da quando i soldati dell’Armata Rossa varcarono i cancelli del campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz; nella stessa giornata del 27 gennaio avrebbe dovuto ricordarsi anche il 270° anniversario della nascita del più geniale degli austriaci di ogni tempo, Wolfgang Amadeus Mozart, ma il dramma immane dell’Olocausto, causato dal più ignobile e innominabile degli austriaci di sempre, fa naturalmente passare in secondo piano la ben più gaia ricorrenza.
Da vent’anni, da quando l’ONU ha dato vita alla Giornata della Memoria, a Vicenza come in tutto il mondo, si ripercorrono i modi più diversi per dedicare un po’ di attenzione e per fare e per condividere opportuno esercizio di memoria, sul tema del genocidio degli ebrei e di tante minoranze etniche, perseguitate dalle odiose leggi razziali, istituite in Germania e in Italia negli anni Trenta del secolo scorso.
La Società del Quartetto di Vicenza si è sempre impegnata nel voler programmare annualmente, in occasione del 27 gennaio, un concerto che potesse avere anche lo scopo di ricordare quei musicisti che sono morti nei campi di sterminio, sia quelli importanti (uno per tutti, l’inimitabile Erwin Schulhoff), sia i tantissimi per nulla famosi che comunque concorsero a comporre il popolo della musica klezmer, senza i quali la cultura musicale, non solo quella ebraica (ma anche quella manuche e quella variamente dipinta come degenerata) non si sarebbe potuta perpetuare.
Quest’anno, la SdQ aveva invitato un personaggio del concertismo internazionale legato al repertorio di estrazione yiddish, il mandolinista Avi Avital, in trio con il clarinettista Gilad Harel e con il pianista Ohad Ben-Ari.
Dei vari strumenti che di solito si associano al repertorio klezmer, il mandolino non è il primo che viene in mente e nell’immaginario collettivo non può certo ambire alla popolarità del violino o del clarinetto. Eppure, forse proprio per questo, Avital se n’è fatto un punto d’orgoglio, costruendosi un percorso di studi che, non casualmente, ha toccato anche la classe di Ugo Orlandi al conservatorio di Padova dove storicamente si tramanda sia la letteratura specifica di Antonio Vivaldi, sia quella popolare delle orchestre a plettro paesane (come, per esempio, nel Vicentino, quella ultracentenaria di Breganze).
Il programma di musiche scelte da Avital per la serata in trio al Comunale, era un pot-pourri, con il chiaro intento di accontentare i gusti più diversi, mettendo insieme sia vari brani di origine popolare, malinconici, a volte struggenti ma per lo più, in realtà, con funzione danzante, provenienti dal repertorio dei ghetti, e sia pagine di musica colta proposti attraverso inevitabili trascrizioni e arrangiamenti (a titolo di esempio, Ravel aveva scritto le “Deux melodies hébraïques” per voce e pianoforte e la prima, quella eseguita a Vicenza, in lingua aramaica, ma qui la voce non c’era; in Bloch, il lamento improvvisato, “Nigum”, era stato scritto per violino; naturalmente la Sarabanda dalla Partita di Bach BWV 826 non era stata scritta per mandolino e questo, per la verità, è stato fra tutti il brano meno centrato rispetto al programma della Memoria).
Non solo Avi Avital ma anche Gilad Harel e Ohad Ben-Ari sono tre strumentisti tecnicamente agilissimi, tutti comunque portati a esprimersi naturalmente in un linguaggio strumentale con approccio più popolare che colto. Quando questo, specie nel finale, è potuto venire a galla, il largo pubblico ha entusiasticamente apprezzato, specie le scolaresche che la Società del Quartetto ha invitato a teatro con encomiabile iniziativa.
Per la cronaca, prima dell’inizio del concerto un gruppo di “donne per la Palestina” ha distribuito al pubblico che entrava in teatro un foglietto con il quale si invitava a riflettere sulla drammatica situazione di Gaza. Lo abbiamo preso come un invito a ragionare, oggi, su concetti delicati come genocidio, ma anche antisemitismo e antisionismo. Ciò non toglie che tutto questo non può certo diminuire la valenza e le finalità del Giorno della Memoria.
Riccardo Brazzale
(27 gennaio 2026)
La locandina
| Mandolino | Avi Avital |
| Clarinetto | Gilad Harel |
| Pianoforte | Ohad Ben-Ari |
| Programma: | |
| Ernest Bloch | |
| Nigun da Baal Shem | |
| Osvaldo Golijov | |
| Lullaby and Doina | |
| Johann Sebastian Bach | |
| Largo dal Concerto BWV 1056 | |
| Trad. Klezmer | |
| Songs from the Ghettos (prima parte) | |
| Mieczysław Weinberg | |
| Allegretto dalla Sonata for Clarinet and Piano | |
| Paul Schoenfield | |
| Freylakh dal Trio per clarinetto, violino e pianoforte | |
| Marc Lavry | |
| Three Jewish Dances | |
| Trad. Klezmer | |
| Songs from the Ghettos (seconda parte) | |






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