Parma: nell‘Orfeo e Euridice il non-trionfo dell’Amore
Al di sotto della superficie non si vede a colori ma in bianco e nero: è esperienza comune con le lastre radiografiche.
E tutti i toni dal bianco al grigio più scuro sono impiegati con raffinata sapienza da Shirin Neshat per scandagliare un rapporto di coppia deteriorato, al punto da portare al suicidio di lei e al tentativo (solipsistico) di vincere la morte da parte di lui.
Il video raffinatissimo che precede l’opera e la punteggia nel suo sviluppo dà la chiave della drammaturgia (Yvonne Gebauer): il lutto per un figlio acuisce l’incomunicabilità tra Orfeo, unicamente compreso di sé stesso, e il dolore non elaborato di Euridice.
La struttura complessiva è circolare: dopo la resurrezione Euridice rifiuta di essere adornata di fiori colorati, sul coro trionfale lo spettatore resta persuaso che il dono di una nuova vita non è altro che l’angosciosa minaccia di una seconda attesa della morte. Circolarità che è marcata dal ritornare continuo delle stanze mobili di cui si compone la scena, essenziale, di Heike Vollmer, sui toni del nero, e dalla luce rarefatta da estate circumpolare (le luci sono di Valerio Tiberi).
Al centro della narrazione la rappresentazione dei grandiosi cancelli inferi sono un surreale teatro anatomico in cui Orfeo, imputato come Josef K. (secondo la lettura filmica di Welles), deve fronteggiare una minacciosa folla di giudici urlanti, al contempo spettatori, chirurghi delle emozioni e indifferenti, tutto mentre il suo doppio, viene esaminato sul tavolo settorio e provato del cuore.
Amore ha l’algida bianchezza di un angelo di una tavola fiamminga e i suoi interventi sembrano dettati dalla necessità inevitabile più che dalla benevolenza degli Olimpi.
Fabio Biondi dal podio dell’Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini non impone alcuna patina di antico e anzi lavorando con estremo rigore ritmico e pulizia dei timbri ottiene sonorità severe, fatte di campiture decise. Gli ottoni sono poderosi e presenti nella loro evocatività di atmosfere lugubri.
Anche il Coro del Teatro Regio condivide la stessa marmorea solennità, costruita con la cura della parola. Il suono è sempre ben proiettato e possente; è sì luminoso, ma la sua luce è glaciale e spietata. Il colore si modella con sapienza interpretativa e il “Trionfi Amore” è velato da malinconia.
Orfeo è affidato alla voce di miele di Carlo Vistoli. La bellezza del timbro è uniforme dalle note più gravi alle più acute, il controllo del fiato ferreo, e l’interpretazione intensa. La recitazione è priva di tutti i gesti superflui, e con il dosaggio sapiente della dinamica musicale contribuisce a caricare il personaggio di verosimiglianza e coerenza con la drammaturgia rarefatta dello spettacolo. Dopo l’atteso “Che farò senza Euridice” eseguito a velocità moderata e pensosa, il teatro, che ha trattenuto il respiro fino a quel momento, scroscia in un caloroso applauso a scena aperta.
Francesca Pia Vitale sostiene con eleganza la piccola ma preziosa parte di Euridice. Il timbro lucente e la naturale morbidezza riescono a privare di leziosità un personaggio difficile. La mimica precisa conferisce la giusta malinconia richiesta dalla partitura e dalla regia.
Amore era interpretato da Theodora Raftis. In linea con l’algida figura di statua gotica assegnatale in scena, espone una linea di canto stentorea, non priva di quell’asprezza funzionale a connotare un personaggio che Shirin Neshat legge come ben poco rassicurante.
Il pubblico è chiamato di continuo ad un confronto emotivo profondo, che riverbera di attualità politica nell’ascesa di Orfeo dall’Ade: il cantore e l’ombra di Euridice si muovono tra una folla di ombre semivive, semivestite, recanti ciascuna al collo un sinistro cartellino, impresso di un numero che ne determina l’assenza di identità, in lontana assonanza con le statue di prigionieri di Reza Aramesh.
Al calare della tela, dopo un istante di doveroso silenzio, il teatro tributa calorosi applausi a tutti.
Giovanni Camozzi
(23 gennaio 2026)
La locandina
| Direttore | Fabio Biondi |
| Regia | Shirin Neshat |
| Scene | Heike Vollmer |
| Costumi | Katharina Schlipf |
| Luci | Valerio Tiberi |
| Coreografie | Claudia Greco |
| Drammaturgia | Yvonne Gebauer |
| Direttore della fotografia | Rodin Hamidi |
| Personaggi e interpreti: | |
| Orfeo | Carlo Vistoli |
| Euridice | Francesca Pia Vitale |
| Amore | Theodora Raftis |
| Filarmonica Arturo Toscanini | |
| Coro del Teatro Regio di Parma | |
| Maestro del Coro | Martino Faggiani |














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