Tra le forme poetiche musicabili il madrigale emerse presto come il più duttile: conciso e privo di ripetizioni, allineava perlopiù endecasillabi e settenari senza stretti obblighi di rima, a parte quella baciata conclusiva.

I teatri come le sale bingo, gli spettacoli dal vivo equiparati a slot-machines e videopoker; questo recita il più recente dei DPCM partorito nottetempo – e forse tardivamente – da un esecutivo che sembra avere ancora una volta perso l’occasione per mettere una pezza alle “manchevolezze” nei confronti di chi lavora nello spettacolo e di esso vive.

Fascino dell’Oriente, ma anche dei ricchi compensi elargiti dal nuovo sultano Abdülmecid, regnante dal 1839 al 1861: un augusto melomane che si dilettava di pianoforte e finanziava di tasca propria una compagnia d’opera alla moda.

Variazioni_Goldberg

“Caro Goldberg, suonami dunque una delle mie variazioni!”. Se dovessimo credere al celeberrimo racconto tramandato dal Forkel, sarebbe il caso di chiamarle “Variazioni Keyserlingk”, dal cognome del musicofilo conte che nel 1740 o 1741 le avrebbe letteralmente acquistate a peso d’oro. Ma i moderni musicologi sono strana gente.

Una scena che assomiglia a un presepe laico riesce forse a spiegare il mistero del fenomeno “Cecilia Bartoli”, meglio dei milioni di dischi venduti nel corso di una carriera che ha spaziato dal Barocco ai brani dello Zecchino d’Oro.

Inafferrabile come l’acqua: attraverso le edizioni parziali, le copie manoscritte, e gli arrangiamenti che la Water Music conobbe in Inghilterra fra 1725 e 1786 si può risalire controcorrente il flusso ipercritico che relegava nelle nebbie del mito le circostanze della sua composizione e perfino la nozione della sua effettiva esistenza.

Bella non si può dire che fosse. No davvero. Pauline non era bella; spalle curve, occhi sporgenti, lineamenti forti: era abbastanza bruttina, ma di una bruttezza attraente. Heinrich Heine la paragonava a un mostruoso paesaggio esotico.

Quando lo incontravi, a Venezia o altrove, sul lavoro o semplicemente per caso, potevi stare certo che dopo i convenevoli Mario Messinis ti avrebbe guardato di sottecchi, con quel suo sguardo allo stesso tempo penetrante e sornione, e poi avrebbe dato il segnale dell’inizio dei discorsi seri, sempre allo stesso modo: «Allora…».

Siena, Palazzo Bernardi, settembre 1758. Alle prime luci del giorno Senesino in poltrona prende il tè coi biscottini imburrati, masticando cautamente come i vecchi. Il Bambino gioca coi costumi appesi…

Le unioni felici esistono e il Festival Settecenovecento – nato dalla collaborazione delle tre istituzioni musicali storiche che operano a Rovereto – festeggia la sua quarta edizione vincendo, insieme ad altre manifestazioni che animano l’estate, l’emergenza Covid studiando luoghi e percorsi che consentano la massima sicurezza e la migliore fruibilità.