Nel 1779, interpellato come membro della commissione di esperti che doveva esaminare i candidati a maestro di cappella del Duomo di Milano, padre Martini non votò per il proprio ex allievo Giuseppe Sarti; anzi gli preferì Gabriele Vignali, maestro di cappella a San Giovanni in Persiceto.

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La Wiener Klassik l’ha inventata il dottor Goebbels? Manco per sogno, con buon pace dei negazionisti di rito neoborbonico, lagunare e valligiano. Già nel 1811 un oscuro direttore d’orchestra italiano, anzi veneziano, include nel canone degli “immortali” Haydn (ancora praticamente vivente) e Mozart (defunto da appena 20 anni). E il mitico Andrea Luchesi? Non pervenuto.

Hindemith, Šostakovič, Bartók: solo i nomi più illustri di una schiera di musicisti europei che negli anni intorno al 1935 invase la nuova Turchia di Mustafa Kemal detto Atatürk (“Padre dei Turchi”) in una sorta di colonizzazione consensuale.

Aristarco_Scannabufale

L’uso della bacchetta si impose solo nell’Ottocento, quando iniziarono a differenziarsi il controllo del tempo dell’orchestra, affidato alla mano destra, e la trasmissione delle dinamiche, del fraseggio, del cd. ‘andamento agogico’ (crescendo e diminuendo, accelerando e allargando, e così via), affidato invece alla mano sinistra.”

Il clamore di questi giorni intorno alle dichiarazioni del direttore d’orchestra Beatrice Venezi a Sanremo ha causato diverse reazioni, con vasta diffusione di notizie molto spesso alterate da quel gigantesco telefono senza fili che è l’internet. Proverò in questo pezzo a riallacciare alcuni di quei fili e fare chiarezza sul personaggio Beatrice Venezi, guardando al suo percorso musicale, alle sue dichiarazioni e alla sua carriera.

La conferenza stampa (parte in presenza e parte telematica) con cui è stato dato l’annuncio è sembrata in vari passaggi quasi un talk show, e non sono mancate le scivolate di stile. Ma è innegabile che il cambiamento, destinato a mettersi in moto il 2 di aprile (partire il giorno precedente non è stato considerato opportuno), ci sia.

I sommersi, i salvati e l’obbligo di cambiare

Fescennino, satura, fabula atellana: tutti generi teatrali dell’antica Roma legati all’eccesso carnevalesco, al mascheramento e all’uso di un linguaggio plebeo.

Festival_di_Sanremo

In un’Italia che ha sempre visto il festival di Sanremo come una certezza (quasi al pari del campionato di calcio), la macchina che sta prendendo forma per garantire la tradizionale kermesse in epoca di pandemia sta facendo saltare sulla sedia il pubblico della cultura. Dovunque, infatti, si leggono commenti alla “perchè Sanremo si può fare e i concerti no?”.

Parlare di una “Netflix della cultura”, oasi redditizia di fruizione di contenuti artistici, è certamente bello, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, specie in un ambito come questo.