Un viaggio a ritroso attraverso le pagine di due compositori, accomunati, non solo dall’origine geografica, ma anche dal profondo legame con le tradizioni popolari ungheresi.

Attraverso le sette pavane hanno raccontato sette diversi tipi di lacrime esplorando sfumature diverse della sofferenza attraverso l’armonia ed il contrappunto.

La Edad de Plata è un intreccio di sensazioni, un amalgama di stili e un torrente di creatività al servizio della scena.

La regia di Stefano Vizioli e la direzione musicale di Giuseppe Grazioli trasformano l’accostamento in un percorso unitario e organico, dove ironia, nevrosi e precisione teatrale trovano un terreno comune.

Il polo magnetico del concerto è Bomsori, vera star della serata, seguitissima sui social e scelta con ogni evidenza anche per parlare a un pubblico più giovane.

Con la direzione del maestro stabile Stefano Montanari, l’Orchestra del Teatro ha offerto una prova di eccezionale vigore, affiancata da solisti di caratura internazionale.

Il pubblico del Rossetti applaude tanto, ed esplode quando uno dei fantastici 3 intona qualcosa.

Nel mondo della musica yiddish, fra le canzoni dei ghetti ma anche pagine classiche interessanti, come le melodie ebraiche di Ravel.

La serata, seguita da un pubblico all’inizio abbastanza folto, divide in due parti i tre atti originali ma non ci sembra mai decollare.

La serata ha un centro inequivocabile, ed è Jessica Pratt. La sua Lucrezia domina la scena con una sicurezza tecnica che non conosce cedimenti.

Peccato che per la parte musicale ci si debba accontentare degli artisti residenti della compagnia di Fiume.

Il programma, che attraversava Schubert, Šostakovič e Brahms, non si limitava a mettere in fila tre sonate molto amate dal pubblico, ma costruiva una traiettoria di crescente densità

Orfeo è affidato alla voce di miele di Carlo Vistoli. La bellezza del timbro è uniforme dalle note più gravi alle più acute, il controllo del fiato ferreo, e l’interpretazione intensa.

Debuttante sul podio di Torino ma esperto conoscitore di Rossini, il direttore d’orchestra Antonino Fogliani è sicurezza interpretativa in un repertorio che conosce con sapienza eccelsa,

È stata un’inaugurazione in grande spolvero che promette belle novità per uno spazio rinnovato in una Trieste la cui vita culturale è, sotto il profilo musicale, ricca e variegata.