Saltato il tradizionale concerto di San Silvestro per volere del virus, la stagione dell’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza non si è fatta fermare dalla quarta ondata nella ripartenza dell’anno nuovo. In un teatro Comunale pieno per non più di metà (un peccato per chi ha rinunciato) si è presentato sul podio della formazione giovanile vicentina quell’eclettica figura di compositore-direttore-scrittore-promotore musicale che è Carlo Boccadoro

Il Teatro Verdi di Pordenone inaugura il 2022 con un progetto tanto interessante quanto ambizioso. In collaborazione con il Festival Spinacorona di Napoli ed il suo Direttore Artistico Michele Campanella, il cartellone presenta finalmente al pubblico dopo anni di preparazione e ritardi (“mala tempora currunt”) le Nove sinfonie di Beethoven nella trascrizione pianistica di Franz Liszt.

L’azione drammaturgica, calata in un tempo assai vicino al nostro – i costumi contemporanei sono di Tommaso Lagattolla – vede caratterizzazioni precise, perfettamente definite, mai banalizzate in gesti plateali, il tutto in una contrapposizione tra il mondo sotterraneo della miniera e i “visitatori” che invece arrivano sempre dalla parte alta della scena.

Quando è terminata l’esecusione della sonata beethoveniana, in questo caso l’opera 47 nota come “A Kreutzer”, la sensazione non è stata solo quella di trovarsi alla fine di un concerto come tanti altri, anche se di qualità.

Risoluta, mai fuori misura, la Meier non ha mai giocato per sottrazione ma ha sempre presentato una linea interpretativa tesa a mettere in evidenza la potenza dell’essenzialità. 

La sua voce non è tonante e neppure particolarmente profonda nel timbro ma gioca su una linea di canto a volte trasparente che ci riporta a quella morbidezza tipica del basso-cantante di belliniana memoria.

l concerto del 22 dicembre dedicato alla città per l’inaugurazione, il giorno dopo quello ufficiale alla presenza del capo dello stato Sergio Mattarella, ha riproposto la Sinfonia n. 7 di Ludwig Van Beethoven e la Messa a quattro voci “di Gloria” di Giacomo Puccini con l’aggiunta del Te Deum di Anton Bruckner.  La prima sensazione che si avverte a fine serata è quella dell’intensità del suono.

Non è da tutti la capacità di saper scandagliare nei meandri più reconditi della musica, ricercando e trovando le sottili linee che legano forme musicali tra di loro temporalmente lontane eppure incredibilmente vicine: Marco Angius non solo la possiede, ma la mette a frutto con profitto e il caso di “Ritratti incrociati Bach-Hindemith” ne è esempio plastico.

Le premesse musicali parevano molto buone, ma il risultato è stato, invero, piuttosto modesto.

La proposta al Goldoni, dopo un’assenza dalla città dal 1989 quando fu rappresentata a Villa Mimbelli, ha visto la regia di Sarah Schinasi muoversi in una Francia dove il tardo Settecento si mescola ad ambientazioni e costumi legati a quelli del secondo conflitto mondiale […]