Oper.a.20.21

A voler dare un titolo al dittico che Oper.a.20.21 – Fondazione Haydn di Bolzano e Trento – ha scelto per inaugurare la stagione 2020 si potrebbe tranquillamente optare per qualcosa del tipo “Quando il contemporaneo diventa antiquariato”.

Qual è il valore del tempo? Domanda di non facile risposta, dipende forse dal modo in cui il tempo è consumato. Certamente ha poco, per non dire, nessun valore, il tempo speso in chiacchiericci e maldicenze mentre ha certamente un valore inestimabile il tempo speso in baci e carezze, così prezioso da espandersi verso un orizzonte infinito.

L’unico lavoro operistico di Béla Bartók, Il castello del principe Barbablù, è un singolare punto d’incrocio fra il simbolismo in voga in Europa nei primi anni del XX secolo e la prepotente tensione drammatica dell’espressionismo, che andava affermandosi a cavallo del passaggio del primo decennio.

Arianna Vendittelli

In questi giorni è approdata al Teatro Alighieri di Ravenna la nuova edizione di Serse coprodotta da Ravenna Manifestazioni con I Teatri di Reggio Emilia, il Municipale di Piacenza e il Comunale di Modena, ed è stata premiata da un caloroso successo.

Vittorio Grigolo

È risaputo che il pubblico prediliga le ricostruzioni storiche, forse perché convinto che scene e costumi d’altri tempi edulcorino i contenuti – talvolta truci- delle umane vicende, alimentando la convinzione che “si stava meglio quando si stava peggio”.

Vittoria Yeo

La lunga collaborazione con Bob Wilson, di cui Frigeni è stato assistente prima e co-regista poi, risalta con tutta evidenza nell’approccio all’estremo, incompleto capolavoro pucciniano […] che perde in esotismo ma guadagna in risalto dello spessore drammaturgico che gli è connaturato.

La Bohème di Giacomo Puccini è il primo titolo in cartellone per il 2020 alla Royal Opera House di Londra. Torna in scena il fortunato allestimento firmato da Richard Jones, con scene di Stewart Laing, ripreso per l’occasione da Julia Burbach e Simon Iorio.

Igor Stravinskij

Per l’occasione da Berlino è arrivata a tirare le fila dell’esecuzione e soprattutto a coordinare la preparazione la violinista Antje Weithaas, che non ha mai abbandonato il fido archetto assumendosi quindi il ruolo di “konzertmeisterin”, di concertatrice senza podio.

Versailles

250 anni e non sentirli! Tanti ne compie il gioiello dai toni azzurro e oro inaugurato a Versailles in occasione delle nozze di Maria Antonietta con il Delfino di Francia, futuro Luigi XVI, il 16 maggio 1770.

È un programma inusuale quello che ha accolto il pubblico della Scala il 7 gennaio. Sul podio della Filarmonica, Gianandrea Noseda ha offerto alla platea la Suite dal Pelléas et Mélisande di Fauré, il Divertimento dal balletto Le Baiser de la fée di Stravinskij e la maestosa Terza Sinfonia “con organo” di Saint-Saëns.