La serata era di quelle accattivanti, un programma tutto mozartiano nel due centosettantesimo anniversario della nascita del Divino Salisburghese, un direttore di cartello quale l’olandese Ton Koopman
La rilettura di Bernard cala la tragedia di Canio e Nedda nel set patinato di una sitcom anni ’80-’90. Tra fan adolescenti a caccia di autografi e un pubblico istruito da cartelli su quando applaudire o ridere
Un affiatamento che non nasce dall’improvvisazione del momento ma da un lavoro condiviso, percepibile nella naturalezza con cui i due musicisti si passano il rilievo dei temi senza mai accavallarsi né inseguirsi.
Un’altra storia per Jessica Pratt, prodigiosa, perché in lei quasi si azzerava, o passava inosservata, ogni magagna acustica
Entrambi gli eventi sono stati affidati alla figura carismatica ed eclettica di Lucas Debargue, pianista in Residenza del Festival 2026.
Delizioso: questo il termine giusto per definire lo spettacolo che si è tenuto il 23 settembre al Teatro Lirico di Cagliari, dove Il cappello di paglia di Firenze di Nino Rota è andato in scena per la prima volta, settantuno anni dopo il debutto al Massimo di Palermo,
MITO SettembreMusica inaugura un ciclo biennale affidato al Quartetto d’archi del Teatro alla Scala, che in tre appuntamenti propone la prima parte di un percorso che prevede l’esecuzione di tutti i quartetti di Ludwig van Beethoven.
Costruire un intero programma sinfonico attorno alla sola sigla dell’ouverture operistica è scommessa che pochi direttori oserebbero affrontare, e che Anna Bottani – complice l’attitudine sperimentatrice che illumina il Festival Settenovecento – ha vinto con nettezza.
Mecenatismo culturale e spirito di comunità per i trecento anni dal concerto in onore del cardinal Pietro Ottoboni a Venezia
e anche a noi atei è riservato un posto in paradiso, questo è probabilmente da ricercare fra le Alpi svizzere, più specificamente a Zermatt.
Il Dorè Quartet ha attraversato il fine settimana roveretano del Festival Settenovecento da assoluto protagonista, offrendo in due giornate consecutive un ritratto compiuto della propria fisionomia artistica
Andrea Rocchi tornava a proporsi in veste di solista dopo sette anni spesi prevalentemente sul versante cameristico, e il programma ne ha reso ragione con un’intelligenza costruttiva rara, oltre che con un discorso musicale di intensa intimità,
David Fray entra in questo universo con una sensibilità fortemente personale. Il suo Bach non è immobile, monumentale o distante.
Il secondo pezzo – in realtà il pezzo forte – in programma, Angeli Clandestini di Filippo Del Corno su testo di Angelo Miotto, appartiene a quelle pagine che hanno l’ineguagliabile privilegio, ma anche la tragica sfortuna, di non invecchiare.
Se la parte visiva restituisce l’opera con acume e forte impatto visivo, la parte musicale governata dal podio dall’esperienza del Maestro danese Schonwandt,
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