Max Emanuel Cencic, direttore artistico del «Bayreuth Baroque», firma la regia del Floridante di Georg Friedrich Händel e ne canta anche il ruolo eponimo, nella settima edizione 2026 del Bayreuth Baroque Opera Festival, rassegna di fama internazionale.
Marco Angius a capo dell’Avos Project si rimette sempre in discussione, arrivando ad una sintesi perfetta di quella che è la situazione Panni. Angius arriva come pochi a far fuoriuscire quella insospettabile matrice di creatore di intenti di profondità.
In “The Cuckoo and the Nightingale” Roberto Loreggian ha giganteggiato con un fraseggio rigoglioso e puntuale, libero nel respiro e al contempo fedele al dettato handeliano.
Questa «ruota della fortuna» porta la firma di Carlos Wagner, regista che, per sua stessa dichiarazione, intreccia passione, amore e desiderio per imprigionare i protagonisti in un implacabile moto a spirale, votato a un eterno ritorno.
Il programma, in una sala festosamente piena e attenta per una serata molto attesa, si è aperto nel segno di Nino Rota,
Piave definisce limpidamente il contesto, tanto limpidamente che, nonostante l’iniziale trasposizione della vicenda ai tempi di Richelieu per sfuggire alla censura, l’opera spiccò per la sua tematica prettamente contemporanea.
Francesca Aspromonte è, dal canto suo, un caleidoscopio di colori: il fraseggio sempre intelligente poggia su una linea di canto cristallina, sostenuta da un’orchestra dal suono terso, e le due “arie italiane” del programma le offrono terreno d’elezione.
Sul palco del Teatro del Maggio la regia di Deborah Warner convince, coinvolge molto proprio perché fa emergere, senza fronzoli ed effetti speciali, grazie anche alla scenografia essenziale di Hyme Shin, tutti gli aspetti emozionali che Berg distribuisce nei tre atti.
Il filo conduttore del programma è stato interamente dedicato alla figura del “poverello di Assisi”, mettendo a confronto due visioni musicali e due epoche storiche distanti tra loro:
È sempre un piccolo miracolo trovarsi di fronte al talento musicale della pianista Leonora Armellini, per la quale la musica rappresenta la vita stessa.
La sinergia tra MAMbo e AngelicA è frizzante. In un luogo unico opere grafiche, dipinti, schizzi, spartiti ritoccati, video, foto, manifesti, parole d’ordine, pianoforti personalizzati, e prima della chiusura anche suoni, gesti, la performance, un doppio concerto con musiciste che da anni si dedicano allo studio e approfondimento della poetica creativa di Chiari.
È interessante notare, sin da un primo ascolto, come in questa partitura Verdi anticipi armonie e cellule tematiche che ritroveremo in opere successive, addirittura in Aida.
Alla tastiera sedeva Nikolai Lugansky, che ha dominato la magmatica e problematica materia sonora riservata al pianoforte con raffinata scelta stilistica ma anche con la forza tecnico-esecutiva che la partitura richiede.
È sembrato quindi piuttosto innaturale e anacronistico assistere a un concerto in cui un direttore — per quanto con estrema veemenza e precisione certosina — non si risparmiava nel comunicare con i musicisti, cercando un dialogo empatico e una condivisione amichevole più che imporsi con autorità severa ed economia di gesti.
La kermesse si apre infatti con il celeberrimo Canone, con un ensemble capitanato dal violino di Irene Abrigo.
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