Nei due titoli dello spettacolo, la rarità era costituita dallo “Scherzo comico” Il parlatore eterno, vero e proprio “divertissement” firmato nel 1873 da Amilcare Ponchielli in coppia con il librettista Antonio Ghislanzoni, che un paio di anni prima aveva dato a Verdi il testo di Aida. In tempi moderni, risulta che l’operina sia stata rappresentata soltanto un’altra volta, nel 2006.

Giorgio_Berrugi

L’ottimo accordo tra la mise-en-espace di Ludovico Rajata e la regia televisiva di Antonio Di Giovanni – cui si affianca la tutt’altro che secondaria regia audio di Manfredi Clemente – permette di dare vita ad uno spettacolo perfettamente godibile anche nell’ambito della bidimensionalità imposta dallo streaming […]

Questo concerto non avevo in progetto di recensirlo, ma ci sono volte in cui l’urgenza di comunicare, di condividere ti fa uscire da una sala pensando: «Devo scriverne, bisogna che si sappia che questa cosa è avvenuta»

Carmela_Remigio

L’ultraterrenità di Mahler è tragica e terrificante; Vita celestiale? Sì, ma quella di una dimensione che tutto è fuorché idilliaca, rappresentazione plastica di una realtà “altra” ma infinitamente più inquietante di quella “vera”, in una distopia crescente e via via sempre più inquietante.

Scevro da ogni retorica sensuale, minimalista antididascalico, Damiano Michieletto – in totale simbiosi con gli insostituibili  Paolo Fantin, Carla Teti e Alessandro Carletti –affronta il grande titolo straussiano creando una serie di citazioni di natura simbolista che in parte riassumono con immagini iconiche l’essenza del dramma. 

Opéra_de_Paris

Inutile cercare in questa Aida l’armamentario di piramidi-sfingi-palme che tradizionalmente accompagna questo capolavoro, del resto ambientato secondo libretto proprio nel paese dei faraoni in un’antica e lontana epoca storica.

Di fronte a questa ribollente “materia drammaturgica”, nello spettacolo che ha segnato il suo debutto all’Opera Unter den Linden di Berlino, Damiano Michieletto ha scelto la via di un anti-naturalismo capace di essere allo stesso tempo elegante nella sua astrattezza e funzionale all’esaltazione del realismo psicologico che attraversa l’opera.

In questo grigiore la cui nebbia impedisce di vederne la fine, l’Oxford Lieder è riuscito comunque, con sforzi enormi e risultati notevoli, a proseguire la sua attività e a offrire al suo pubblico regali preziosi. Istituzione inglese dedicata alla celebrazione della liederistica, Oxford Lieder festeggia nel 2021 il ventesimo anniversario.

Federica_Guida

La lettura di Giovanni Antonini è efficace nei concertati e nei finali dove viene resa con adeguata enfasi tutta la sprizzante vitalità mozartiana, ma diventa più prevedibile nei momenti di maggior pathos di questa ricchissima opera. 

Teatro_Massimo

Quando l’incubo sembra dissiparsi in una qualche “luce” musicale e perfino drammaturgica più confortevole e rassicurante, subito ci si ripiomba a capofitto. E anche questo fa parte della fenomenologia dei brutti sogni, se così vogliamo chiamarla.