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Roberto Covatta

Tredici anni e non sentirli; la Tosca secondo Hugo de Ana appartiene alla categoria degli “inossidabili”, ovvero a quegli spettacoli che non perdono smalto con il passare degli anni mantenedo vivo il loro fascino e la presa sugli spettatori.

Mikheil Sheshaberidze

Uno spettacolo che ha beneficiato di una straordinaria unità tra visione musicale e visione drammatica: spostata di qualche decade nel pieno di una Spagna anni ‘30, la Carmen di Oren e De Ana è maestosa eppure raffinata, colorata eppure sobria, con un’unità cromatica che esalta il teso svolgimento della vicenda senza perdersi in eccessi, tenendo sempre ben controllati tanto gli affollati affreschi sul palco quanto il florilegio timbrico nell’orchestra.

Plácido Domingo, la star planetaria dell’Opera, torna all’Arena di Verona per una settimana di festeggiamenti a lui dedicata nel Festival 2019: direttore d’orchestra, baritono e protagonista della serata evento che ne celebra in un gala i 50 anni dal debutto assoluto in Arena e in Italia. 

Chi pensava che il “piano di sviluppo” della Fondazione Arena fosse a costo zero dovrà ricredersi. Resta vero che il progetto è stato finanziato dalla Camera di Commercio scaligera, uno dei soci dell’istituzione lirico-sinfonica veronese, ma ora emerge che la sua attuazione avrà un costo superiore ai 200 mila euro nei prossimi tre anni. Tutti in conto alla Fondazione.

Arena Verona

Il vero motivo d’attrazione di questa ripresa – e non avrebbe potuto essere altrimenti – è costituito, una volta tanto, da una compagnia di canto che rialza di colpo l’asticella qualitativa delle produzioni areniane, riportandola a livelli ormai dimenticati da tempo.

C’erano proprio tutti venerdì scorso all’Arena di Verona: alte cariche dello Stato, con il Presidente Mattarella in primis, la Presidente del Senato, uno stuolo di ministri e poi, sparsi per la platea una folta rappresentanza di “personalità” della cultura e dello spettacolo, tutti in diretta mondovisione […]

La sua prima Traviata – Dallas 1958, protagonista Maria Callas – è da tempo leggenda. La sua ultima è già nella storia prima ancora di andare in scena all’Arena di Verona, perché sarà postuma. E anche questo dettaglio – decisamente insolito – dà l’idea della eccezionalità della ventura artistica di Franco Zeffirelli.

Il soprano Maria José Siri sarà a breve impegnata in Manon Lescaut alla Deutsche Oper Berlin e successivamente sarà protagonista della stagione Areniana veronese. L’abbiamo raggiunta per qualche domanda a cui ha accettato gentilmente di rispondere.

In mancanza di un intervento per disinnescarla da parte di chi ha ruolo e responsabilità per farlo, l’emergenza intorno alla più complicata inaugurazione di stagione che si ricordi al Filarmonico è stata gestita con l’impegno e la buona volontà di tutti quelli che hanno dato vita alla Bohème: in scena, dietro le quinte, nella buca dell’orchestra.

La differenza è sotto gli occhi di tutti. Scolpita nei numeri. Nel tremendo aprile del 2016, quando la Fondazione Arena stravolta dalla mala gestione era a un passo dal baratro (e gli aedi della privatizzazione illustravano con grande risalto mediatico i loro progetti), il piano di salvataggio messo a punto su mandato del duo Tosi-Girondini da Francesca Tartarotti  (dirigente “strappata” a caro prezzo al Maggio Fiorentino pochi mesi prima) fu bocciato per due voti: 132 no contro 130 sì, con due schede nulle e due bianche.