Quando è terminata l’esecusione della sonata beethoveniana, in questo caso l’opera 47 nota come “A Kreutzer”, la sensazione non è stata solo quella di trovarsi alla fine di un concerto come tanti altri, anche se di qualità.

Risoluta, mai fuori misura, la Meier non ha mai giocato per sottrazione ma ha sempre presentato una linea interpretativa tesa a mettere in evidenza la potenza dell’essenzialità. 

Il gioco di specchi tra eroine proposto dalla De Bique – con l’apporto essenziale di Luca Quintavalle che insieme al Concerto Köln si pone come perfetto deuteragonista – funziona meravigliosamente bene tra arie arcinote, saldamente nel repertorio dei grandi soprani coloratura, e altre meno frequentate […]

La sua voce non è tonante e neppure particolarmente profonda nel timbro ma gioca su una linea di canto a volte trasparente che ci riporta a quella morbidezza tipica del basso-cantante di belliniana memoria.

La pervasività della azione di Luca Ciammarughi (pianista, critico, radiofonico, divulgatore, organizzatore) è esempio di una generazione che sempre più rifugge una rigida divisione in categorie iper-specializzate e che trova anzi interesse nel creare ponti e lasciare che le diverse esperienze si compenetrino.

l concerto del 22 dicembre dedicato alla città per l’inaugurazione, il giorno dopo quello ufficiale alla presenza del capo dello stato Sergio Mattarella, ha riproposto la Sinfonia n. 7 di Ludwig Van Beethoven e la Messa a quattro voci “di Gloria” di Giacomo Puccini con l’aggiunta del Te Deum di Anton Bruckner.  La prima sensazione che si avverte a fine serata è quella dell’intensità del suono.

Non è da tutti la capacità di saper scandagliare nei meandri più reconditi della musica, ricercando e trovando le sottili linee che legano forme musicali tra di loro temporalmente lontane eppure incredibilmente vicine: Marco Angius non solo la possiede, ma la mette a frutto con profitto e il caso di “Ritratti incrociati Bach-Hindemith” ne è esempio plastico.

Le premesse musicali parevano molto buone, ma il risultato è stato, invero, piuttosto modesto.

La proposta al Goldoni, dopo un’assenza dalla città dal 1989 quando fu rappresentata a Villa Mimbelli, ha visto la regia di Sarah Schinasi muoversi in una Francia dove il tardo Settecento si mescola ad ambientazioni e costumi legati a quelli del secondo conflitto mondiale […]

Parto subito con il dire che protagonista assoluta di questa recita è stata la fantastica Staatskapelle Berlin, sotto una direzione meravigliosa di Thomas Guggeis.