Ci sono produzioni discografiche buone, altre dimenticabili, altre ancora che meritano un secondo ascolto e poi ci sono quelle “must have”; Giulio Cesare, a Baroque Hero, pubblicato da Glossa, appartiene senza dubbio alcuno a quest’ultima categoria per una serie di motivi che cercheremo in breve di mettere in luce.

Diavolo di un Bach, Johan Sebastian naturalmente: se non fosse arrivato Bach per Georg Philipp Teleman non ci sarebbero stati rivali e il più grande sarebbe stato lui, senza “se” e senza “ma”.

La registrazione di un florilegio di Arie händeliane è tappa imprescindibile per un basso, soprattutto se basso profondo. Non fa eccezione Andrea Mastroni, voce fra le più interessanti fra le giovani leve e la cui maturità nel cogliere il senso più intimo della musica si palesa ad ogni ascolto in Melancholia, ottimo CD pubblicato dalla Egea Music.

Un Bach col cuore, con amore per la sua arte, come invita il gioco di parole “Bach with heART”. È questo il titolo dell’ultimo album registrato dall’organista friulana Silvia Tomat per l’etichetta discografica francese Fugatto. Una selezione di forme musicali esemplificative degli organ works dell’inarrivabile artigiano del Barocco. Toccata e fuga, corale, triosonata, partite e fantasia.

Quale Pelagia? Le antichissime tradizioni della Cristianità orientale ci presentano due sante omonime vissute nella stessa città: Antiochia, l’opulenta e corrotta metropoli della Siria. Ma la prima, vittima della persecuzione di Diocleziano, sarebbe morta quindicenne lanciandosi dalla finestra per sfuggire alla cattura, mentre la seconda […] era famosa per essere “la prima delle attrici di Antiochia”, nonché impudica danzatrice e cortigiana assai ricercata.

Un meraviglioso omaggio ad un iconoclasta del Belcanto: John Osborn, interprete fra i più sensibili e capace di scelte di repertorio sempre assai intelligenti e meditate rende onore a Gilbert Duprez in un CD di straordinaria qualità e ricco oltre che di virtuosismi anche di spunti di riflessione.

I più giovani dei nostri lettori non lo possono ricordare ma c’è stato un periodo, tra gli anni 60 e 80 quando le dive erano Le Dive. Non si chiamavano per nome e cognome ma anche in America erano note come La Streisand , La Minnelli , La Lupone, La Summer.

Per essere il maggior contributo al repertorio del violino moderno dopo Paganini, come ha detto una volta David Oistrakh, non è che le Sonate di Eugène Ysaÿe siano così frequenti nelle sale da concerto.

Se qualcuno fosse ancora convinto che l’arpa sia strumento destinato alle esibizioni salottiere di diafane giovinette, dovrebbe, dopo aver ascoltato Eleonora Volpato, ricredersi del tutto.

La scelta di due pagine del Debussy estremo, il più disilluso ed anche il più astratto non è usuale per un pianista ventenne, Axel Trolese invece sembra essere nato per questo repertorio.