Un libro nuovo di Enzo Restagno è sempre una piacevole sorpresa. Perché Restagno rimane come uno dei decani della storia della musica, soprattutto di quella del Novecento
Erich Wolfgang Korngold invece, come fece Mario Castelnuovo Tedesco, lavorò per il cinema. E il suo contributo fu essenziale ed innovativo. I suoi film sono ricchi di apostrofi, di situazioni di incredibile sonorità.
Don Giovanni smascherato. Il nuovo saggio di Lidia Bramani ribalta secoli di equivoci
Di questa nuova edizione per il Saggiatore, della quale modifica il titolo in Musica nell’Italia fascista, Sachs non muta molto rispetto al 1985, ma colpisce la parte finale della sua prefazione.
L’elenco dei casi analizzati da Fiore spazia attraverso decenni di produzione audiovisiva, toccando tanto i grandi classici del cinema noir quanto le serie televisive contemporanee.
Ne nasce un ritratto vivo e vero, lontano tanto dalle lodi sdolcinate quanto dalla freddezza dei saggi eccessivamente “vociologici”.
La ricerca ha tutti i canoni dell’espansione del termine musicologico. Ogni traccia rinvenuta da Chandler e Mellace ha importanti riscontri nelle fonti documentarie.
E Currentzis, in 75 minuti di esecuzione ininterrotta, ha dato ancora una volta prova della sua geniale modalità di approccio alla musica,
Il contributo più originale del volume risiede nell’approccio tridimensionale adottato da Salvadori, che permette di “ricomporre” lo spazio simbolico delle immagini, restituendone la profondità concettuale e la tensione dinamica.
È dunque evidente che l’incontro fra queste due personalità storicamente indispensabili avviene in una serie di lettere e di scambi di opinioni
Il titolo stesso, tratto da una formula di cortesia ricorrente nelle lettere, diventa la chiave simbolica del volume: evoca non solo il tono cerimoniale del tempo, ma anche la trama di equilibri e dipendenze che regolava il rapporto tra artista e mecenate.
La scrittura non è quella del recensore a contratto, ma quella di chi all’opera ci va per godere, non per giudicare. Eppure il giudizio arriva lo stesso.
Renzo Cresti ripercorre il contesto storico, sociale e culturale all’interno del quale Torrefranca sentì la necessità di fare questa vera e propria stroncatura di Puccini e anche del melodramma italiano a lui coevo.
Già nella prefazione, a cura di Michele Dall’Ongaro, si dice che l’intento di Sardelli è quello di insegnarci a interpretare Vivaldi “domandandolo direttamente a lui”.
“Suonare il palcoscenico, conversazioni sulla regia lirica con Stefano Vizioli” è un volume ponderoso, da poco in libreria.
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