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Madrid: Aión, tre facce del balletto

Il tempo scorre, trasforma e, soprattutto, significa evoluzione. Aión lo indaga attraverso il corpo: «Un tempo che resta, muta e ritorna senza procedere in avanti.»

La serata si apre con un primo atto magistrale, che mette alla prova il balletto classico. Tecnica e ricerca della perfezione coreografica prendono corpo in un corpo di ballo elegante e acclamato, capace di restituire la pagina con sensibilità e padronanza. Le musiche sono di Édouard Deldevez e Ludwig Minkus, nel Grand Pas Classique da Paquita: un brano dall’accento spagnolo spiccato, tutto grazia ed eleganza, che affronta le insidie tecniche più ardue lungo otto variazioni e un pas de deux, offrendo a ogni danzatore ampie occasioni per brillare.

L’impianto coreografico originale si deve a Marius Petipa e Joseph Mazilier (pas de trois), mentre la trama racconta l’amore fra una gitana e un ufficiale napoleonico. Si tratta di un balletto dal netto profilo femminile, specchio stilistico dell’epoca che lo vide nascere, dove precisione e finezza fanno mostra di sé.

Su questo percorso della tecnica classica, in cui la forma si dispiega, si tende e si ridisegna, si innesta un secondo atto votato a sondare i confini anatomici ed espressivi del gesto. Una dimensione intima e personale pervade la scena nella coreografia di Jiří Kylián, sorretta dal genio di Wolfgang Amadeus Mozart (l’Adagio del Concerto per pianoforte n. 23 in la maggiore K 488 e l’Andante del Concerto per pianoforte n. 21 in do maggiore K 467). Il titolo è la splendida Petite Mort, intrisa di vigore maschile, che fa leva su sensualità, abilità e resistenza fisica degli interpreti e salda la base accademica al linguaggio contemporaneo. In questo frammento carico di energia, l’asprezza si accosta alla delicatezza del quadro precedente e consegna immagini di notevole impatto visivo. L’oscurità domina ovunque: lo spazio scenico accoglie sagome, ombre e un ingegnoso gioco con manichini abbigliati in fogge di secoli lontani.

Ogni elemento si lega a un unico filo conduttore, il tempo. AIÓN instaura, senza dubbio, un dialogo ininterrotto fra passato, presente e futuro.

Il terzo e ultimo atto è un quadro del tutto straordinario, dove a regnare è la danza contemporanea. Il linguaggio corporeo travalica gli schemi accademici e si distingue per una naturalezza fatta movimento. In The Second Detail, firmato per la coreografia da William Forsythe, si assiste a un incessante fluire di dinamiche in cui il danzatore avverte con piena lucidità lo spazio circostante e le proprie potenzialità, forgiando un lessico unico e autentico. Qui trova casa soltanto l’avanguardia di un’arte che non conosce frontiere. La musica di Thom Willems spinge verso una precisione quasi geometrica, che scompone gli ingredienti del balletto classico per riassemblarli in movenze imprevedibili e con un impegno fisico impressionante.

Alla guida di Daniel Capps, l’Orquesta de la Comunidad de Madrid, formazione titolare del Teatro de la Zarzuela, incorona una serata in cui il balletto esibisce le sue molte sfaccettature, la sua portata e ciò che lo ha contraddistinto per decenni, lo qualifica oggi e lo accompagnerà verso il domani. Musica e danza si alleano per conquistare il pubblico e imprimersi a lungo nella memoria. Sì, il tempo; sempre il tempo.

Ricardo Ladrón de Guevara

(24 ottobre 2026)

 

Original en Español

 

El tiempo, pasa, el tiempo transforma y sobre todo el tiempo significa evolución. Aión explora el tiempo, a través del cuerpo. “Un tiempo que no avanza, si no que permanece, se transforma y reaparece.”

El espectáculo comienza con un magistral primer acto en el que el ballet clásico se pone a prueba. La técnica y la búsqueda de la perfección coreográfica se encarnan en los cuerpos de un estilizado y aclamado cuerpo de baile, que interpreta la pieza con sensibilidad y destreza. La música pertenece a Édouard Deldevez y Ludwig Minkus, con el Grand Pas Classique de Paquita. Esta pieza, de marcado acento español, destaca por su gracia y elegancia, desafiando incluso las dificultades técnicas más complejas a través de ocho variaciones y un pas de deux que ofrecen un amplio margen de lucimiento para todos los bailarines. La coreografía original es de Marius Petipa y Joseph Mazilier (pas de trois), y su argumento narra el romance entre una gitana y un oficial napoleónico. Nos encontramos ante un ballet de marcado acento femenino, reflejo estilístico de la época de su creación, donde la precisión y la finura se hacen gala.

La base de esta propuesta radica en el recorrido de la técnica clásica, donde la forma se despliega, se tensiona y se reconfigura para dar paso a un segundo acto que explora los límites anatómicos y expresivos del movimiento. Una dimensión íntima y personal inunda la escena con una coreografía de Jiří Kylián, respaldada por la genialidad musical de Wolfgang Amadeus Mozart (el Adagio del Concierto para piano n.º 23 en la mayor, KV 488 y el Andante del Concierto para piano n.º 21 en do mayor, KV 467). La pieza es la maravillosa Petite Mort, dotada de una gran fuerza masculina que se apoya en la sensualidad, la destreza y el vigor físico de los intérpretes, conjugando la base clásica con el lenguaje contemporáneo. En este segmento lleno de energía, la rudeza se combina en contraste con la delicadeza del cuadro anterior, ofreciendo verdaderas imágenes de gran rotundidad visual. Aquí, la oscuridad lo inunda todo; un espacio escénico donde habitan siluetas, sombras y un ingenioso juego visual con maniquíes ataviados con trajes de siglos pasados. Todo se teje bajo un mismo hilo conductor: el tiempo. Sin duda alguna, AIÓN propone un diálogo constante entre pasado, presente y futuro.

El tercer y último acto es un cuadro absolutamente extraordinario donde la danza contemporánea se convierte en la gran protagonista. El lenguaje del cuerpo trasciende los esquemas académicos para caracterizarse por la naturalidad hecha movimiento. En The Second Detail, con coreografía de William Forsythe, asistimos a un sinfín de dinámicas donde el cuerpo es plenamente consciente de su espacio y de sus alcances, creando un vocabulario único y auténtico. Solo hay lugar para la vanguardia de un arte que no conoce límites. La música de Thom Willems impulsa una precisión prácticamente geométrica, descomponiendo los elementos del ballet clásico para reconstruirlos mediante movimientos imprevisibles y una exigencia física impactante.

Bajo la batuta de Daniel Capps, la Orquesta de la Comunidad de Madrid (orquesta titular del Teatro de la Zarzuela) corona este espectáculo en el que el ballet muestra sus múltiples facetas, sus alcances y aquello que lo ha caracterizado por décadas, lo define hoy y lo proyectará hacia el futuro. Música y danza se unen para conquistar al espectador y permanecer en la memoria por mucho tiempo. Sí, el tiempo; siempre el tiempo.

Ricardo Ladrón de Guevara

La locandina

Compañía Nacional de Danza
DirettoreDaniel Capps
Orquesta de la Comunidad de Madrid
Programma:
Paquita
Petite mort
The second detail

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