Dego e Ceretta, Brahms e Čaikovskij a fiato sospeso
Un concerto che ha fatto trattenere il fiato più di una volta, quello diretto da Diego Ceretta il 24 ottobre scorso al Teatro Dal Verme di Milano. Il programma accosta due capisaldi del repertorio ottocentesco: il Concerto per violino e orchestra di Brahms, affidato a Francesca Dego, e la Sinfonia n. 6 di Čaikovskij, la Patetica. A unirli, la bacchetta di Ceretta e un’Orchestra della Toscana pienamente partecipe.
Il palco del Dal Verme ha sicuramente dei pregi, ma tra questi non vi è la possibilità per gli esecutori di dimenticarsi della presenza del pubblico che li ascolta. Dalla seconda fila, la vicinanza della solista è tale da rendere percepibile ogni movimento dell’arco, ma anche da condizionare l’ascolto: il suono arriva compresso e risulta quindi difficile valutarne la proiezione in sala. Fin dall’ingresso del violino, tuttavia, Dego affronta la scrittura brahmsiana con sicurezza e carattere, imprimendo ai primi passaggi arpeggiati forza e decisione.
Alla fermezza dell’attacco si accompagna una cura del fraseggio che emerge soprattutto nei momenti più recitativi. In questi, la libertà della solista porta talvolta a qualche breve scollatura con la risposta orchestrale, senza però compromettere un dialogo complessivamente saldo. Ceretta segue con attenzione i gesti di Dego, che cerca più volte il suo sguardo: un’intesa visibile, oltre che udibile, nel continuo scambio tra violino e orchestra.
Alla dolcezza del secondo movimento segue il ritorno dell’impeto nel finale, affrontato con energia e sicurezza fino agli ultimi passaggi. Gli applausi accolgono calorosamente la violinista, che, a sorpresa, prende il microfono per presentare Io cammino muovendo le dita, pagina per violino solo composta da Nicola Campogrande nel 2025 e ispirata a una poesia di Giuliano Dego, padre dell’interprete. Il brano si inserisce nel progetto «Feathers in time» in cui la violinista ha commissionato a dieci compositori italiani dei brani ispirati alle poesie del padre scomparso nel 2020. Nelle parole della violinista, la ricerca del poeta incontra quella del compositore: trovare le parole, o le note, significa dare forma a un pensiero attraverso un lavoro paziente. Nell’esecuzione emerge questa volta una dolcezza del suono diversa dal vigore ascoltato in Brahms, che permette di apprezzare il versante più introspettivo della sensibilità dell’interprete.
Dopo l’intervallo, la Patetica introduce un mondo sonoro attraversato da attese ed esitazioni, ma anche da un senso di inesorabilità. Fin dal primo tema l’orchestra restituisce un suono pieno e caldo, capace di essere estremamente modellabile, assottigliandosi e mutando consistenza sotto il gesto di Ceretta. È soprattutto nella gestione delle dinamiche e delle sospensioni che prende forma la lettura del direttore: i piani si fanno tenui, le pause mantengono intatta la tensione e ogni ripresa sembra nascere dall’attesa che la precede.
Il secondo movimento apre una parentesi di grazia, una festa la cui serenità rimane fragile. Nell’Allegro molto vivace, la vitalità della scrittura assume a tratti un carattere quasi fiabesco, che richiama alcune sonorità de Lo Schiaccianoci, prima che la marcia si imponga con un’energia sempre più trascinante. La conclusione, illusoriamente trionfale, suscita qualche applauso, subito trattenuto.
È però nell’Adagio lamentoso che la direzione di Ceretta trova il proprio momento più intenso. Le sospensioni acquistano peso nel progressivo consumarsi del discorso musicale, fino allo spegnimento del suono nei contrabbassi. Un rumore accidentale sul palco non interrompe la concentrazione della sala: Ceretta mantiene le braccia sollevate e il pubblico rimane immobile per lunghi secondi, in un silenzio che continua ad appartenere alla musica.
Con un ultimo respiro trattenuto si conclude così il concerto, prima dei lunghi applausi. La forza della lettura di Ceretta sta nella capacità di dare necessità a ogni attesa e di condurre l’ascolto oltre l’ultima nota. È raro sorprendere con una partitura tanto frequentata, ma Ceretta ci è riuscito.
Elisa Nericcio
(24 ottobre 2026)
La locandina
| Direttore | Diego Ceretta |
| Violino | Francesca Dego |
| Orchestra della Toscana | |
| Programma: | |
| Johannes Brahms | |
| Concerto per violino e orchestra in Re maggiore op. 77 | |
| Pëtr Il’ič Čajkovskij | |
| Sinfonia n. 6 in Si minore op. 74 “Patetica” | |



Ph. ANSC-MUSA
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