Vicenza: Händel e lo Stupore a San Rocco
L’usignolo che abbiamo ascoltato quest’estate potrebbe essere lo stesso che sentiremo la prossima, tornato da una traversata del Sahara. Da questa immagine Giustino Mezzalira, presidente dell’Associazione Acqua, Agricoltura, Ambiente e Accademico Olimpico, ha preso le mosse un prologo sullo stupore: una meraviglia da riconoscere accanto a noi, nella natura che ci circonda, in un tempo avvezzo a offrirne di remote e perciò estranee.
L’usignolo ha avuto il suo spazio, con il Concerto in fa maggiore HWV 295 “The Cuckoo and the Nightingale”, che Händel in persona eseguì all’organo al King’s Theatre di Londra negli intervalli dell’oratorio Israel in Egypt. L’appuntamento, che rientra nel ciclo promosso dalla Società del Quartetto e dalla Schola San Rocco, lo ha accostato alla Sonata a cinque in si bemolle maggiore HWV 288 e al Dixit Dominus HWV 232, composto ed esegioito a Roma nel 1707: tre lavori che tracciano il cammino di un linguaggio capace di rinnovarsi per oltre trent’anni, mantenendo intatta la propria freschezza. La chiesa, gremita in ogni ordine di posti, ha accolto una prova di livello altissimo.
In “The Cuckoo and the Nightingale” Roberto Loreggian ha giganteggiato con un fraseggio rigoglioso e puntuale, libero nel respiro e al contempo fedele al dettato handeliano, con una fantasia che discende da una conoscenza profonda dello stile. La cadenza del primo movimento, di modernità sorprendente, ha offerto uno degli apici dell’intera esibizione: il tratto ha assunto una presenza quasi visionaria, inserendosi nel flusso sonoro con naturalezza. L’Arte dell’Arco ha accompagnato il solista con suono luminoso e articolazione sottile, attenta a ogni variazione dell’intreccio.
Nella Sonata a cinque lo scettro del virtuosismo è passato dall’organo al violino di Federico Guglielmo, protagonista indiscusso del brano. L’agilità e la brillantezza dello strumento si sono poste al servizio dell’andamento spontaneo della frase: le inflessioni hanno trovato risalto, gli snodi evidenza, e l’impianto generale si è mantenuto limpido. L’ensemble ha risposto con scatto e vivacità, lasciando emergere il profilo delle singole voci nella trama cameristica.
Il culmine è giunto con il Dixit Dominus, affidato alla Schola San Rocco e agli archi dell’Arte dell’Arco e dell’Orchestra del Teatro Olimpico, guidati da Francesco Erle, che, commosso, ha dedicato l’intera stagione a Giovanni Guglielmo nel decennale della sua scomparsa e ad Ezio Mabilia.
Erle ha fondato la lettura su un sostrato ritmico tagliente, sul quale ha incardinato una linea cantabile fiorita e insieme scolpita, dove la ricchezza dell’ispirazione si raccoglie in contorni essenziali: una sintesi rara di pienezza e rigore. L’impulso percussivo ha alimentato la narrazione, la declamazione ha acquisito rilievo drammatico, il contrappunto è rimasto leggibile anche nei passaggi più fitti, mentre le sezioni polifoniche si sono succedute con una spinta che ha preservato la varietà degli affetti. Alla compagine corale vanno lodi incondizionate: sicurezza, compattezza, mordente e partecipazione espressiva le hanno permesso di dominare le sovrapposizioni vocali di maggiore complessità. Gli archi hanno fornito un appoggio di notevole nettezza, con ingressi esatti e una scansione pronta a seguire le continue sollecitazioni della partitura.
Il quintetto solistico ha riunito Minyoung Park, primo soprano, Eugenia Siliberto, secondo soprano, Iryna Shteiner, alto, Alessandro Bellanova, tenore, e Fulvio Fonzi, basso, tutti ben calati nei rispettivi interventi e partecipi del disegno d’insieme, con un contributo prezioso alla tavolozza cromatica dell’esecuzione.
Il pubblico, numerosissimo, ha tributato calorosi applausi – ripagati dal bis dell’incipit del Dixit Dominus – a una matinée in cui scelta del programma, perizia degli strumentisti, preparazione del coro e direzione hanno reso pienamente percepibile la vitalità, e soprattutto lo stupore della musica di Händel.
Alessandro Cammarano
(11 ottobre 2026)
La locandina
| Maestro di concerti | Federico Guglielmo |
| Maestro di cappella | Francesco Erle |
| Organo | Roberto Loreggian |
| Soprano I | Minyoung Park |
| Soprano II | Eugenia Siliberto |
| Alto | Iryna Shteiner |
| Tenore | Alessandro Bellanova |
| Basso | Fulvio Fonzi |
| Ensemble Arte dell’Arco e Orchestra del Teatro Olimpico | |
| Schola San Rocco | |
| Programma: | |
| Georg Friedrich Händel | |
| Concerto The Cuckoo and the Nightingale in fa maggiore per organo, archi e continuo HWV 295 | |
| Sonata a cinque in si bemolle maggiore per violino, archi e continuo HWV 288 | |
| Dixit Dominus HWV 232 in sol minore | |








Ph. Donatella Righini
Ph. Cyril Cosson
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