Spoleto: Angius e Scarton esaltano Panni
Che Marcello Panni fosse uno dei probi viri della composizione italiana è cosa risaputa. Forse però non si sa che la sua scrittura è un mix esplosivo di storia del Novecento. La sua presenza incarna quel senso del contemporaneo estremamente moderno e funzionale.
Ad esempio, nel dittico voluto a Spoleto dallo Sperimentale, come allestimento di un concorso, vede in prima battuta Hanjo, opera breve e intensa. Dove le sorti delle protagoniste sono appese ad un filo, non quello della speranza ma quello della vita. Tutto si dipana in meno di mezz’ora in una ricerca disperata di una idea di identità e di presenza vitale.
Hanjo è come una sorta di redenzione in musica. Con Sara Di Santo molto forte ne panni della protagonista. Il testo musicale scorre come se fosse un passaggio obbligato al tempo di Webern con una fortissima matrice stravinskijana. Pertanto, tutti i due lavori hanno come riferimento di un tormento di matrice psicologica, proprio questo senso di ritmo forsennato, insistente, conturbante. Ecco, quindi, che Panni eredita quella ricerca di tempi, di armonie sempre in movimento, in conturbanti spostamenti.
Ed è poi ne Lo stratagemma del Dottor Manigoldi, che si passa da una disperazione conclamata di Hanjo ad una disperazione assurda, ridicola, assolutamente contradditoria. La narrazione di questo atto unico, si dirama in una sorta di riparazione del danno e del risarcimento dello stesso. È una possibile circolarità da inseguimento. Ed è rossiniano il cambiamento del tono delle imposizioni delle conseguenze. Ovvero ogni azione ha in sé la sua reazione. E non si sa quale possa essere. Panni ha rivelato questi due aspetti della sua personalità compositiva, erede di una idea di contemporaneità. Ottimo il cast, soprattutto nelle rivelazioni delle tormentate azioni. Sia nell’atto giapponese che in quello esclusivamente italiano.
C’è tanto da imparare dai giovani dello Sperimentale. Sempre attenti ad essere nel proprio ruolo e nelle possibili interpretazioni.
Marco Angius a capo dell’Avos Project si rimette sempre in discussione, arrivando ad una sintesi perfetta di quella che è la situazione Panni. Angius arriva come pochi a far fuoriuscire quella insospettabile matrice di creatore di intenti di profondità.
La regia di Cesare Scarton è perfetta, essenziale e parziale, nel senso che riesce a parcellizzare l’essenza del lavoro. Cosi come funzionano le scene di Gianni Dessi’ e le luci di Andrea Tocchio.
Marco Ranaldi
(7 ottobre 2026)
La locandina
| Direttore | Marco Angius |
| Regia | Cesare Scarton |
| Scene | Gianni Dessì |
| Luci | Andrea Tocchio |
| Costumi | Teatro Lirico Sperimentale |
| Personaggi e interpreti | |
| HANJO | |
| Hanako, una giovane geisha | Sara Di Santo |
| Jitsuko, pittrice | Anna Pieri |
| Yoshio, un giovane | Nicolò Sasso |
| Lo Stratagemma dell’avvocato Manigoldi | |
| Avvocato Manigoldi, penalista di grido | Nicolò Sasso |
| Dottor Leandro Lupis, segretario dell’ingegnere | Paolo Mascari |
| Ingegnere Pecorai, industriale del cemento | Stepan Polishchuk |
| Signorina Susy, giovane figlia dell’ingegnere | Sara Di Santo |
| Voce dell’usciera | Rosa D’Alise e Anna Pieri |
| Ensemble Avos Project | |












Ph. Cyril Cosson
Ph. Clemens Manser
Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!