Lugano: Buchbinder & Capuçon ospiti delle due date della Gewandhausorchester Leipzig al LAC

Lugano tra le tappe europee della recente tournée della Gewandhausorchester Leipzig diretta da Andris Nelsons, proseguita poi negli Stati Uniti per la storica unione con la Boston Symphony Orchestra. Le due celebri compagini orchestrali vedono infatti entrambe Nelsons regolarmente impegnato sul podio: come Kapellmeister dal 2018, la prima, e come Direttore Musicale dal 2014, la seconda. Ma torniamo a Lugano, dove due sono state le date concesse dalla blasonata orchestra tedesca, tra le più prestigiose e antiche del mondo, al LAC, il rilevante centro culturale del Canton Ticino.

Il 21 ottobre la serata ha visto protagonista il pianista Rudolf Buchbinder, interprete del Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in do maggiore, op. 15 di Ludwig van Beethoven ed è proseguita con la Sinfonia n. 9 in do maggiore, D. 944 “La grande” di Franz Schubert. Un cosiddetto “day off” per i musicisti e il 23 ottobre è stata invece la volta di un programma più articolato iniziato con Blumine di Gustav Mahler e il Concerto per violoncello e orchestra in la minore, op. 129 di Robert Schumann, solista Gautier Capuçon, nella prima parte e proseguito con l’Ouverture da L’olandese volante di Richard Wagner e la Sinfonia n. 3 in la minore, op. 56 Scozzese di Felix Mendelssohn, nella seconda. Celebri pagine di musica che hanno evidenziato la solidità di un’orchestra che vanta nella sua storia direttori principali come Wilhelm Furtwängler, dal 1922 al 1928, Bruno Walter, dal 1929 al 1933. E, ancora, dopo il buio periodo della Seconda Guerra Mondiale – in cui nel 1944, la sala Gewandhaus costruita nel 1884 fu rasa al suolo dai bombardamenti alleati, come gran parte del centro di Lipsia – dal 1970 al 1996, Kurt Masur, Herbert Blomstedt e, dal 2005, Riccardo Chailly. La performance di Buchbinder, pianista austriaco considerato tra i più prestigiosi interpreti del nostro tempo, è parsa precisa, rigorosa e condivisibile nelle scelte agogiche e dinamiche ma non particolarmente brillante o travolgente. «Lo studio è una condizione imprescindibile per l’esistenza di un pianista. L’esercizio quotidiano è un compagno di viaggio dell’intera vita del pianista. Tuttavia essere artista presuppone un salto di qualità, entrare nel vivo della musica, comprendere i compositori, confrontarsi con ciò che hanno scritto, eventualmente fino a trasfigurarlo». Tanto che se muoviamo da queste sue parole possiamo trovarci in sintonia con la sua tecnica e la solidità di un pianista leggendario ma non altrettanto forse riusciamo a riconoscergli particolare estro o vivacità. L’esecuzione della Sinfonia n. 9 di Schubert ha invece visto coinvolto un grande organico assolutamente compatto: la famigerata disciplina che idealmente ad esso si associa lo rende ineccepibile nell’insieme, coeso nelle sezioni, capace di totale condivisione d’intenti con la sua guida. I pianissimo estremi sono solo una minima parte delle tante sfumature di colore che hanno caratterizzato l’esecuzione. La ricca tavolozza dinamica, così come i perfetti equilibri tra le sezioni confermano quelle caratteristiche proprie delle compagini orchestrali “top” di origine mitteleuropea. La lettura di Nelsons è ricca di pathos. Ogni esternazione del suo sentire diviene musica, acquista fedelmente forma nelle mani dei suoi. Il suo controllo è assoluto, la materia sonora finemente cesellata in ogni dettaglio.

Il secondo appuntamento del 23 ha visto protagonista il violoncellista francese Gautier Capuçon: la sua interpretazione del concerto di Schumann è stata brillante, energica, molto sentita e passionale, seppur talvolta il piglio potesse apparire un poco aggressivo, come in alcuni attacchi dell’arco al tallone, dal suono vagamente aspro. Un plauso particolare alla fila dei violoncelli che nel bis “Leave me alone” (Lasst mich allein) di Dvorák, nel dialogare con il solista danno ulteriore prova di notevole qualità. La serata è proseguita con un “cavallo di battaglia” dell’orchestra, la wagneriana Ouverture da L’olandese volante seguita dalla Sinfonia n. 3 di Mendelssohn. Quest’ultimo, oltre che celebre compositore del XIX secolo, tra i primi direttori principali della Gewandhausorchester Leipzig. Anche in questo caso l’esecuzione è stata eccellente. Un fluido sonoro ha avvolto l’uditorio, travolgendolo con il suo denso amalgama timbrico. L’alternarsi di momenti intimistici e di pura narrazione nell’Andante con moto – Allegro un poco agitato e nell’Adagio, in cui la morbidezza e l’eleganza nel fraseggio degli archi l’hanno fatta da padroni, lascia spazio alla precisione di virtuosismi esasperati nell’Allegro vivacissimo – Allegro maestoso assai. Degna di nota la performance dei legni, il loro muovere in un incessante dialogare tra cantabili espressivi e appassionati e funambolica agilità, così come degli ottoni che mai sovrastano in sonorità nè alterano gli equilibri voluti dalla scrittura.

Grande l’entusiasmo del pubblico in sala. Due date assolutamente indimenticabili.

Luisa Sclocchis
(21 e 23 ottobre 2019)

La locandina

21 ottobre 2019
DirettoreAndris Nelsons
PianoforteRudolf Buchbinder
Gewandhausorchester Leipzig
Programma:
Ludwig van Beethoven
Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in do maggiore, op. 15
Franz Schubert
Sinfonia n. 9 in do maggiore, D. 944 La grande
23 ottobre 2019
DirettoreAndris Nelsons
VioloncelloGautier Capuçon
Gewandhausorchester Leipzig
Programma:
Gustav Mahler
Blumine
Robert Schumann
Concerto per violoncello e orchestra in la minore, op. 129
Richard Wagner
Ouverture da L’olandese volante
Felix Mendelssohn
Sinfonia n. 3 in la minore, op. 56 Scozzese

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