Montepulciano: Rachmaninoff e il melodramma
Finalmente arriva il concerto di chiusura di questo 51º Cantiere di Montepulciano. Il caldo quest’anno è stato convincente nel sapere che per arrivare in Piazza Grande ci vuole calma e sangue freddo. Proprio perché per essere presenti a Montepulciano, al Cantiere, bisogna fare una specie di cammino di Santiago, insomma bisogna essere iscritti al partito della fede delle bellezze. Come si sa, la bellezza, soprattutto di questi tempi, ha un prezzo. Pertanto, dopo i giorni belli della mensa, quella che rimane l’anima del cantiere henziano, quello che è il posto dove trovi ancora quel senso di accoglienza del personale, dove ti ritrovi fra i tanti ragazzi e i tanti non ragazzi, si arriva alla domenica, giorno di chiusura delle tre settimane.
La domenica come di consueto si apre sempre con il concerto d’organo a San Biagio. Templio perfetto di ascendenze passate. Protagonisti quest’anno un duo che non è un duo, ovvero l’organista Adriano Falcioni e il contrabbassista Francesco Platoni. In verità questo connubio che non è tale, non è stato ben chiaro. Premesso che Falcioni ha espresso il suo sapere organistico in una serie di composizioni dell’antico organum, Platoni dal canto suo si è inerpicato in terreni contemporanei e in trascrizioni di antiche gesta compositive.
Dunque, il risultato è stato non proprio da domenica d’agosto, come ci ricorda la nota canzone. Falcioni ha ben espresso il suo modus sonanti attraverso rare pagine antiche, mentre Platoni ha messo ben in evidenza la sua tecnica, ma la cantabilità, il colore, la detta interpretazione sembravano essere sopra la cupola di San Biagio.
Poi dopo desco e riparo dalla calura, si torna in piazza, inerpicandosi per le antiche strade dove ritroviamo l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento diretta da Alessandro Bonato, il neodirettore (lo era l’anno scorso) che ha portato un programma del quale non abbiamo molto colto i collegamenti. Ovvero, il repertorio sinfonico delle ouverture da opere liriche fa da padrone da secoli nei concerti estivi soprattutto.
Pertanto, Bonato si muove fra il Rossini dell’Italiana in Algeri (come scriveva bene l’autore pesarese, con tale garbo sinfonico) e il Verdi vario dal Nabucco, alla Giovanna d’Arco ai mitici Vespri siciliani. Insomma, un tripudio di italianità.
Ebbene, nel mezzo il Secondo concerto per pianoforte e orchestra di Sergeij Rachmaninoff. Di quest’opera si può scrivere all’infinito. Della perfetta modernità, del sincronismo impressionante, della raccolta idea ieratica dell’autore, del romanticismo malinconico, del virtuosismo post lisztiano. E ancora altro. È un vero capolavoro, prova infernale per ogni pianista. Dove l’orchestra non funge da semplice accompagnamento. Tutt’altro.
Interprete perfetta è lei Mariangela Vacatello, la direttrice artistica del Cantiere al termine del suo triennio. Ebbene come suona lei Rachmaninoff nessuno le è pari. Non è una esagerazione. Il Concerto è fatto di tecnica allo stato puro ma porta in se anche tanta musica, tanta affettività emozionale, tanto colore e interpretazione. La Vacatello domina la partitura in una maniera sublime. È talmente dentro la composizione da trasmettere quel sentimento anticamente romantico che tanto era caro a Rachmaninoff.
La sua leggiadria, la sua padronanza delle emozioni, lasciano al pubblico un tale calore che poco c’entra con quello meteorologico. Insomma, Mariangela Vacatello ha in sé delle doti per nulla comuni.
Bonato dirige con maestria la complessa scrittura, segue ed entra dentro lo spirito di Rachmaninoff e l’orchestra è ben contenta di interpretare una composizione talmente belle e commovente. Il tripudio finale è da stadio. Gli applausi sono tutti meritatissimi. E la Vacatello può chiudere con serenità i suoi tre anni post henziani.
Certamente non è stato per lei facile prendere questa eredità, però siamo certi che da ora in poi a Montepulciano le porte sono aperte verso possibili scenari di quello che sarà il Cantiere del futuro. Ed è proprio con questa terza edizione del Cantiere che la Vacatello ha lasciato un segno indelebile. Che solo Rachmaninoff può coronare.
Tornando all’operismo da ouverture, Bonato si sente e si vede molto padrone del sinfonismo di Verdi, si diverte e sa ben dirigere le pagine che ha proposto. Chiudendo con il finale rossiniano del Guglielmo Tell. Ma rimane il dubbio dell’accostamento a Rachmaninoff. La cantabilità, il romanticismo, la popolarità. Forse.
Marco Ranaldi
(31 luglio 2026)
La locandina
| Direttore | Alessandro Bonato |
| Pianoforte | Mariangela Vacatello |
| Orchestra Haydn di Bolzano e Trento | |
| Programma: | |
| Gioachino Rossini | |
| L’italiana in Algeri, Sinfonia | |
| Giuseppe Verdi | |
| Nabucco, Sinfonia | |
| Sergej Rachmaninoff | |
| Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in do minore op.18 | |
| Giuseppe Verdi | |
| Giovanna d’Arco, Ouverture | |
| I Vespri siciliani, Sinfonia | |






Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!