Padova: la teatralità di Šhostakovič e Čajkovskij

Un’unione nel nome di Modest Musorgskij quella tra le musiche di scena del King Lear op. 53a di Šhostakovič e la Suite n. 2 per orchestra in do maggiore op. 53 di Čajkovskij, in programma per per il penultimo concerto della cinquantreesima stagione dell’Orchestra di Padova e del Veneto “Tempi e Tempeste; protagonisti il basso Andrea Mastroni e il direttore Jonathan Berman.

Due pagine all’insegna del teatro, dichiarato apertamente in una, più velato ma riconoscibile nell’altra e che attingono al patrimonio della musica popolare non solo russa.

Musorgskij, o meglio la sua eredità, è ben presente sia in Šhostakovič, che scrive le musiche per il King Lear messo in scena da Grigori Kozintsev nel 1941 poco dopo aver portato a termine la sua revisione del Boris Godunov, che in Čajkovskij, la cui Suite n. 2 vede la luce contemporaneamente al Mazeppa e a solo un anno dalla morte di Musorgskij.

Quello di Lear è un dramma senza speranza, la distruzione è totale e inevitabile, tutti mentono e tutti tradiscono; solo al Pazzo, in quanto tale, è consentito dire la verità, ora in maniera tragica ora con irridente sarcasmo; a lui Šhostakovič affida il messaggio ultimo attraverso frammenti dove all’eco di Jingle Bells seguono lacerti di canzoni contadine.

La musica di Čajkovskij è sempre teatrale, anche quando si tratti di sinfonie, vi si racconta sempre una storia; nella Suite n. 2 op. 53 i temi si susseguono a dar vita ad una narrazione solo in apparenza serena, quasi infantile ma che in realtà contiene in sé il seme dell’angoscia e del non detto.
Due modelli compositivi del tutto diversi tra loro eppure analogicamente connessi: Šhostakovič predilige minuscoli moduli melodici carichi di contenuto mentre Čajkovskij allarga e sviluppa il discorso in una narrazione rigogliosa.

Del King Lear Jonathan Berman sceglie di mettere in evidenza le Canzoni del Pazzo e la Ballata di Cordelia, il tutto con la complicità di Andrea Mastroni, che si conferma come uno degli interpreti più intelligenti e musicalmente dotati attualmente in carriera.

La lettura di Berman, assecondato puntualmente dall’orchestra, è giustamente ferrigna, concentrata sull’asprezza del suono e sulle ruvidezze ritmiche della partitura, aprendo poi a sonorità di coinvolgente pienezza.

Mastroni pone la sua voce duttilissima a totale servizio della parola prima ancora che della musica, modellandola via via prima sulla malinconica Ballata di Cordelia, affidata solitamente ad un mezzosoprano ma che nella voce profonda e setosa di Mastroni trova ulteriore poesia, e poi a dar vita al Pazzo che ride e irride per poi cadere in spietate quanto veritiere considerazioni, il tutto con un fraseggio perfetto.

Nella Suite di Čajkovskij Berman dispiega l’orchestra a dar vita ad una tela sonora dipinta con una tavolozza cromatica di sgargiante varietà, il tutto sostenuto da un’impalcatura ritmica solida e leggera allo stesso tempo, ove la matrice popolare delle melodie trova sviluppo in un’orchestrazione lussureggiante.

Magnifica la resa dello Scherzo Burlesque, con protagonista un travolgente quartetto di fisarmoniche, così come Rêves d’enfant è restituito nella sua molteplicità, anche contraddittoria, di intenzioni.

Toccante l’omaggio a Notre Dame de Paris  con l’esecuzione, all’inizio del concerto, di un frammento di Pérotin trascritto per archi.

Successo pieno e meritato per tutti al termine.

Alessandro Cammarano
(18 aprile 2018)

La locandina

DirettoreJonathan Berman
BassoAndrea Mastroni
Orchestra di Padova e del Veneto
Programma
Dmitri ŠhostakovičKing Lear, musiche di scena op. 58a per basso e orchestra
Petr Il’ič ČajkovskijSuite n. 2 per orchestra in do maggiore op. 53

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