Torino: splendori dell’Ottocento mitteleuropeo
L’aveva già fatto Riccardo Minasi tre mesi fa qui al Lingotto: aprire la serata con un’ouverture di Carl Maria von Weber, continuare con un concerto per pianoforte e orchestra e concludere con una sinfonia.
La stessa successione si ritrova infatti nel programma impaginato per Manfred Honeck per il primo concerto del 2026 dei Concerti del Lingotto. Tre momenti della civiltà strumentale mitteleuropea: della prima parte dell’Ottocento, l’ouverture dell’Oberon (1827); della seconda metà, il Concerto per pianoforte e orchestra n° 1 di Čajkovskij (1875): del finale di secolo, la Sinfonia n° 8 di Dvořák (1890).
Ma l’aria mitteleuropea — e non stupisca la presenza di Pëtr Il’ič Čajkovskij, il più “occidentale” dei compositori russi — non si avvertiva soltanto nella scelta del programma: aleggiava, soprattutto, nella direzione di Manfred Honeck, al suo debutto sul palcoscenico del Lingotto. Nato in Austria nel 1958, Honeck è oggi uno dei direttori più autorevoli della sua generazione. La sua formazione strumentale, maturata come violinista e violista nei Wiener Philharmoniker e all’Opera di Stato di Vienna, gli ha consegnato una conoscenza interna del suono orchestrale: non un’astratta idea di stile, ma una pratica fondata su ascolto, precisione e rigore costruttivo. Decisivo l’incontro con Claudio Abbado, di cui fu assistente alla Gustav Mahler Jugendorchester, esperienza che ne ha plasmato l’approccio analitico, antiretorico, sempre attento alla coerenza del discorso musicale. Dopo incarichi europei di rilievo, la svolta internazionale arriva nel 2008 con la direzione musicale della Pittsburgh Symphony Orchestra, sodalizio duraturo e artisticamente fecondo, suggellato anche da prestigiosi riconoscimenti discografici. Interprete di riferimento per Bruckner, Mahler e il grande repertorio austro-tedesco, Honeck unisce profondità espressiva, tensione narrativa e una spiccata consapevolezza spirituale del testo musicale.
Tutto ciò è emerso con chiarezza nella sua lettura della Sinfonia n. 8 di Antonín Dvořák, ottava e penultima di un corpus di nove lavori — numero fatidico, raramente superato dopo Beethoven. Meno celebre della Settima e soprattutto della Nona “Dal Nuovo Mondo”, la sinfonia del 1889, in luminosa tonalità di Sol maggiore, è un trionfo di luce e gioia, un omaggio alla vitalità della musica popolare boema, filtrata da una scrittura di grande raffinatezza formale. Qui Dvořák mostra il suo volto più solare, equilibrando grazia, allegria e una profondità emotiva mai superficiale. La vitalità dell’Allegro iniziale è resa con olimpica serenità dalla straordinaria bellezza di suono dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, mentre l’Adagio successivo si apre a un lirismo intimo, venato di nostalgica dolcezza. A memoria e con gesti ridotti all’essenziale, Honeck distende le lunghe arcate melodiche, valorizza la trasparenza dell’orchestrazione e i continui dialoghi fra archi e fiati, in un equilibrio di colore e armonia esemplare. Il vivace Scherzo, intriso di accenti folkloristici, conduce senza soluzione di continuità a un Finale trionfante, animato da un’energia festosa ma mai scomposta.
La stessa energia aveva già connotato l’esecuzione dell’Ouverture dell’Oberon di Weber, pagina che riassume poeticamente l’intero dramma e il suo mondo fiabesco, cavalleresco e soprannaturale. Il celebre richiamo iniziale del corno — simbolo magico di Oberon — ha subito creato un’atmosfera incantata e sospesa. L’orchestrazione, di una modernità sorprendente per il 1826, con l’uso evocativo dei legni, la brillantezza degli ottoni e la leggerezza degli archi, è stata messa in piena luce dai professori di un’orchestra che si conferma tra le migliori al mondo. Dall’impronta italiana della compagine e dal rigore austriaco del direttore è nata una combinazione di rara qualità.
Il pezzo centrale della serata, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Čajkovskij, ha segnato un secondo debutto al Lingotto: quello di Simon Trpčeski (Skopje, 1979), uno dei pianisti più riconosciuti della scena internazionale. Artista capace di coniugare virtuosismo travolgente e musicalità intensa, Trpčeski si è formato in Macedonia prima di imporsi all’attenzione del grande pubblico all’inizio degli anni Duemila, grazie al debutto londinese alla Wigmore Hall e alla selezione come BBC New Generation Artist, tappa decisiva per l’avvio di una carriera internazionale. Da allora è ospite delle maggiori orchestre europee e americane e collabora con direttori di primo piano, affrontando con autorevolezza un repertorio che spazia da Chopin e Brahms al Novecento di Prokof’ev e Rachmaninov. Accanto all’attività concertistica, spicca il suo impegno culturale: con il progetto Makedonissimo ha portato sulle scene internazionali la tradizione musicale macedone, affermando una personalità artistica insieme aperta e profondamente radicata nella propria identità.
Il suo stile rivela un pianismo energico ma sempre controllato, attento alla costruzione formale e alla cantabilità. Il Čajkovskij proposto è meno turgido del consueto, di un’eleganza quasi mozartiana — non casuale, se si pensa all’amore del compositore russo per il genio di Salisburgo, venerato come modello di perfezione formale ed espressiva e omaggiato consapevolmente nella Dama di picche. Dopo l’attacco monumentale, solenne e visionario, il pianoforte si impone come protagonista mai puramente esibizionistico: il dialogo con l’orchestra resta serrato, alternando slancio eroico e lirismo intimo. Nella lettura di Trpčeski il concerto unisce impeto emotivo controllato, invenzione melodica e una forza comunicativa di spiccata teatralità.
Nei due bis, richiesti con insistenza dal pubblico, il pianista ha voluto richiamare ancora il progetto Makedonissimo, proponendo il vivacissimo Piperkovo (Danza della paprika) da lui stesso elaborato; ancora più impetuoso il Precipitato dalla Sonata n. 7 di Prokof’ev. Prima del congedo definitivo, Honeck e l’Orchestra di Santa Cecilia hanno offerto una trascinante Danza Ungherese n. 1 di Brahms, suggellando una serata, sotto molti aspetti, memorabile.
Renato Verga
(9 gennaio 2026)
La locandina
| Direttore | Manfred Honeck |
| Pianoforte | Simon Trpčeski |
| Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia | |
| Programma: | |
| Carl Maria von Weber | |
| Ouverture da Oberon | |
| Pëtr Il’ič Čajkovskij | |
| Concerto per pianoforte e orchestra n° 1 in si bemolle minore op. 23 | |
| Antonín Dvořák | |
| Sinfonia n° 8 in Sol maggiore op. 88 | |






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