Cagliari: nella Nona vince l’espressività
In un momento storico in cui si parla molto di direzione d’orchestra, troppo spesso in termini extra-musicali, il ritorno di Donato Renzetti al Teatro Lirico di Cagliari riporta la questione dove dovrebbe stare: sul suono, sulla forma, sul tempo. La Nona di Beethoven, partitura tanto frequentata quanto esigente, viene infatti affrontata con una lettura che rifiuta tanto la routine celebrativa quanto l’effettismo interpretativo, costruendo invece un Beethoven fondato su scelte stilistiche nette: un gioco sottile della tensione, sfruttata, amplificata, trasformata in vero materiale espressivo.
Il primo movimento dispiega un ampio arco dinamico e un forte senso del contrasto, mentre l’orchestra, che cerca inizialmente il proprio assestamento, viene accompagnata dal gesto direttoriale verso una compattezza crescente; un gesto saldo, privo di compiacimenti, capace di far emergere l’impianto formale con chiarezza organica.
A rafforzare la percezione di un percorso unitario contribuisce anche l’impianto visivo: uno sfondo cromatico alle spalle del coro accompagna l’arco dell’esecuzione, tingendosi di rosso nei primi movimenti e virando verso l’azzurro nel Finale.
Una scelta non meramente decorativa, ma quasi sinestetica, che suggerisce un dialogo implicito tra colore e suono, evocando per suggestione certe corrispondenze timbriche di ascendenza skrjabiniana e rafforzando la tensione percettiva della lettura.
Lo Scherzo tocca uno dei vertici dell’esecuzione con un attacco secco, stretto, spigoloso, in cui i timpani di Filippo Gianfriddo assumono un ruolo protagonista, imprimendo al movimento un carattere nervoso e incisivo. Nel Trio, Renzetti sottolinea la modulazione in Do maggiore con un rallentamento estremo: una sospensione del tempo che non dissolve la tensione, ma la dilata, trasformandola in attesa elastica pronta a esplodere nella ripresa, conferendo così al movimento, attraverso il gioco di dinamiche, agogica e colore, una tridimensionalità e plasticità rare. L’Adagio si configura come stasi controllata, un tempo sospeso che rifugge il lirismo consolatorio per farsi concentrazione trattenuta più che abbandono, rendendo la tensione accumulata pienamente funzionale alla costruzione del Finale. Ed è proprio nel quarto movimento che la lettura mostra la propria fisionomia più distintiva: nella variazione “Alla marcia” della sezione strumentale iniziale il carattere si fa nervoso, quasi straniante. Il suono è secco, il ritmo stretto, con tratti di espressività che sfiorano il Novecento in modo sorprendentemente anti-monumentale, spingendo la tensione fino allo spigolo.
Solo dopo questo attraversamento problematico il tema dell’Inno alla gioia può emergere come conquista e non come slogan: l’ingresso del coro porta allora un suono tagliente e asciutto, più slancio che riconciliazione, più energia che pacificazione, grazie anche al determinante lavoro di preparazione di Massimo Fiocchi Malaspina, che guida il coro verso una prova compatta e stilisticamente pensata.
I solisti si inseriscono con intelligenza in questo disegno complessivo, senza mai forzare una dimensione di protagonismo individuale.
Lucrezia Drei colpisce per luminosità dell’emissione e precisione dell’intonazione, mantenendo una linea vocale pulita e ben proiettata anche nei passaggi più densi.
Sara Mingardo conferisce alla parte un’autorevolezza timbrica di rara qualità: il colore scuro e la solidità dell’appoggio danno peso espressivo al testo senza bisogno di accenti sovraccarichi.
Giulio Pelligra offre una prova di grande controllo, con una chiarezza d’emissione che garantisce intelligibilità e slancio, evitando ogni retorica declamatoria.
Adolfo Corrado, infine, assicura alla linea di basso una presenza salda e ben centrata, autorevole senza rigidità, contribuendo in modo decisivo alla compattezza dell’insieme.
Ne risulta una Nona tesa e consapevole, in cui la tensione non viene domata ma assunta come principio costruttivo; un’esecuzione che, in tempi in cui il dibattito sulla direzione rischia di restare in superficie, ricorda che dirigere significa ancora, e soprattutto, saper costruire senso musicale.
Francesca Mulas
(9 gennaio 2025)
La locandina
| Direttore | Donato Renzetti |
| Soprano | Lucrezia Drei |
| Contralto | Sara Mingardo |
| Tenore | Giulio Pelligra |
| Basso | Adolfo Corrado |
| Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari | |
| Maestro del Coro | Massimo Fiocchi Malaspina |
| Programma: | |
| Ludwig van Beethoven | |
| Nona Sinfonia in re minore per soli, coro e orchestra op. 125 | |






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