Trieste: la Creazione alla Società dei Concerti è un successo
Nel 1795, di ritorno a Vienna dal suo secondo soggiorno londinese, Franz Joseph Haydn (Rohrau 1732 – Vienna 1809) portava con sé il testo di un oratorio tratto dalla Genesi e dal Paradiso perduto di Milton che gli aveva procurato l’impresario Salomon, lo stesso che cinque anni prima – nonostante il parere contrario degli amici e dello stesso Mozart -, aveva saputo indurlo a tentare l’avventura londinese. Salomon coltivava il progetto ambizioso di riportare ancora Haydn nel Regno Unito, ripresentandolo questa volta nella veste di erede e successore di Hàndel. A Londra Haydn aveva riportato un’impressione profonda ascoltandone gli oratori che gli aveva rivelato un’ampiezza di respiro, un vigore di concezione, una poeticità che non aveva riscontro negli oratori, modellati sullo schema delle forme melodrammatiche, che si eseguivano a Vienna.
Il testo, tradotto liberamente in tedesco dal direttore della Biblioteca imperiale Gerhard van Swieten, diventò quello della Creazione, composta da Haydn tra il 1797 e il 1798 ed eseguita non a Londra, come sperava Salomon, ma al Kärtenthortheater di Vienna il 19 marzo del 1799. Il poema, nella sua forma definitiva, si adattò magnificamente allo spirito e alla religiosità di Haydn che era buon cattolico osservante, di una religiosità semplice e senza turbamenti. Le sue messe, soprattutto quelle composte dopo il 1791, nelle quali Haydn si esprime con maggiore indipendenza formale, sono spesso chiare e squillanti come fanfare, al punto da suscitargli contro non poche critiche. “Non le so scrivere in modo diverso. Quando penso a Dio il mio cuore è talmente pieno di gioia che le note mi sgorgano fuori come una fontana. E poiché Dio mi ha dato un cuore incline alla gioia, Egli mi perdonerà di averlo servito in giocondità”. Nelle prime due parti, delle tre che la compongono, la Creazione segue fedelmente il racconto biblico enunciato dai tre arcangeli, Raphael (basso), Gabriel (soprano) e Uriel (tenore), quasi con le parole stesse della Genesi. In questa impostazione narrativa, che dà materia a una serie di recitativi e costituisce il filo conduttore, ma non la principale sostanza espressiva dell’opera, è l’unico tenue legame che la ricollega alla tradizione formale dell’oratorio in base alla quale la creazione è narrata, ma non rappresentata: descritta, quindi, e con colori smaglianti d’ingenua freschezza, è la natura appena creata nell’impetuosità dei suoi moti primitivi, e le creature che la popolano, nella varietà di forme del loro vivere.
Il cuore sempre giovane del maestro sessantacinquenne trabocca però, nelle arie e nei cori, che rifacendosi all’ottimismo e alla teodicea di un Leibnitz, rappresentano la tenerezza stupita, la gratitudine commossa di fronte alla bellezza, alla bontà, all’innocenza del creato che alla Creazione danno un senso di più ampia umanità e di più profonda religiosità. Detto questo è con Die Schöpfung ossia La Creazione, Oratorio per soli, coro e orchestra, Hob:XXI:2 che la gloriosa Società dei Concerti di Trieste ha deciso di chiudere in gloria la sua fortunata stagione 2025/2026 al Teatro Lirico Giuseppe Verdi con il concerto n° 1536 dalla fondazione, approfittando della tournée in Italia di due complessi giovanili statunitensi d’eccellenza la Juillard415 Orchestra e la Yale Schola Cantorum dalle cui fila provenivano non solo i tre arcangeli che cantano nelle prime due parti dell’Oratorio, ma anche gli interpreti della prima coppia umana sulla terra, Adam (basso, voce davvero notevole) ed Eva (soprano) cui spettano gli interventi della terza, e più partecipata, porzione dell’opera haydiniana. Suoni vividi e vibranti provenivano dall’Orchestra, preparata e diretta da Grete Pedersen, norvegese, per trentacinque anni direttrice artistica del rinomato Coro dei solisti norvegesi, un direttore donna che non si sbraccia e non agita i capelli, ma con gesto sicuro domina ogni asperità di questa cattedrale della musica d’arte di fine Settecento a cominciare dall’Ouverture in cui è descritto il contrasto tra l’oscurità informe e senza tempo del Caos e la manifestazione improvvisa del primo atto della Volontà creatrice, il folgorare della luce che si finisce trapassando nel recitativo di Raphael, cui si unisce il coro.
Pedersen mette in giusto rilievo gli squarci sinfonici che, come rapide immagini, intramezzano i recitativi: – il muggire dei venti, la fuga delle nubi -, sottolineando l’inventiva di Haydn in queste brevissime pitture, così come più tardi nell’evocazione del canto degli uccelli, del balzo delle fiere, dell’ondeggiare dei serpenti. È però nell’accompagnamento materno al canto degli angeli e degli arcangeli prima e delle creature umane poi che più brilla il talento della musicista norvegese: Adam ed Eva, cantano, lui con accenti virili, decisi, lei con una femminilità trepida, sottomessa, e quasi vezzosa. Nel loro duetto che celebra lo splendore dell’alba, la frescura della sera, il sapore dei frutti, il profumo dei fiori, la passione che trabocca ha un finale casto, che si espande nel trionfale coro finale. Serata densa d’emozioni, in cui è stato ribadito da parte della Società dei Concerti l’impegno nei confronti degli ascoltatori meno fortunati, e si è dato il benvenuto a Trieste agli ospiti statunitensi anche da parte del Comune, prima di lasciarli proseguire nelle prossime tappe del loro viaggio in Italia, – Brescia, Venezia, Firenze, Roma e altre – coronata da molti e meritati applausi. L’attività della Società dei Concerti prosegue anche d’estate in sedi diverse, da Miramare a Muggia, a vari musei cittadini, e tornerà al Teatro Verdi a settembre con il Festival di Trieste Il Faro della Musica.
Rino Alessi
(25 maggio 2026)

La locandina
| Direttrice | Grete Pedersen |
| Juillard415 Orchestra | |
| Yale Schola Cantorum | |
| Programma: | |
| Joseph Haydn | |
| Schöpfung Hob:XXI:2 | |






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