Treviso: il “Toti Dal Monte” senza vincitori
È risaputo che la giuria del Concorso Internazionale Toti Dal Monte applichi criteri di selezione estremamente rigidi. Più volte, nella storia della competizione, se nessun candidato è stato ritenuto tecnicamente o artisticamente all’altezza, i ruoli sono rimasti vacanti. Eppure, mentre seguivo la premiazione della 52ª edizione, tenutasi al Teatro Mario Del Monaco sabato 23 maggio 2026, molti dubbi hanno affollato la mia mente, in particolare mentre Annachiara Vitaliani, che ha presentato il concerto, raccontava, forse con un pizzico di enfasi eccessiva, la storia dell’“Usignolo d’Italia”, Antonietta Meneghel, in arte Toti Dal Monte, una delle cantanti liriche più amate al mondo, inserita tra i dieci migliori soprani del XX secolo, che è stata anche attrice di teatro, di cinema, donna dai mille interessi e dalla vivacità culturale non comune.
Il primo pensiero va inevitabilmente allo stato delle scuole di canto in Italia. Se in un contesto di tale prestigio nessun concorrente è risultato idoneo alla parte principale, i centri di formazione non sono forse stati in grado di prepararli a dovere? Se la vocazione del concorso è sempre stata quella di offrire un debutto ufficiale all’interno di una stagione lirica, perché non “investire sui giovani” e sulle loro potenzialità, perdonando le asprezze tecniche per dare loro la possibilità di risolvere le criticità sul campo? Oppure, di contro, perché non scegliere un titolo meno celebre e più accessibile?
Anche il pubblico, profondamente amareggiato dalle decisioni della commissione, deve aver condiviso questa riflessione, calando un sonoro dissenso e fischiando il verdetto finale al termine del concerto che ha visto alternarsi sul palco i dodici finalisti nell’esecuzione di arie, duetti e concertati da La traviata di Verdi, accompagnati dall’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta diretta da Leonardo Benini. Proprio il capolavoro verdiano era il titolo scelto per il debutto dei vincitori nelle prossime stagioni liriche al Teatro Mario Del Monaco di Treviso, al Verdi di Padova e al Sociale di Rovigo.
Ci si domanda allora: “sono le esigenze dei teatri a decidere la programmazione, o si dovrebbe piuttosto assecondare e valorizzare le capacità dei giovani candidati, senza schiacciarli nel confronto con i miti del passato?”
Di voci interessanti, seppur ancora acerbe, se ne sono sentite. Dei 105 candidati arrivati a Treviso da 18 Paesi, solo 12 sono approdati in finale e, alla fine, dei 9 ruoli a concorso appena 5 sono stati assegnati.
“Abbiamo ritenuto di non assegnare i due ruoli principali perché in fase di discussione sono emersi pareri diversi tra i giurati – ha spiegato Nicola Colabianchi, sovrintendente della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia e presidente della giuria – Abbiamo sentito delle vocalità molto promettenti, però il peso dei due protagonisti impone una scelta ponderata, anche nei confronti del pubblico. Si configura comunque come un’edizione che ha messo in luce diversi artisti; senza dubbio il talento del Toti 52 è il baritono Svilen Denchev”.
Concetto ribadito anche da Stefano Canazza, direttore artistico della stagione lirica del Mario Del Monaco: “È stata una settimana molto impegnativa per i concorrenti e per la giuria. Abbiamo sentito delle ottime voci, e sono fiducioso che a breve potremo coprire anche i ruoli mancanti. Ci attende una bella inaugurazione di stagione: l’opera partirà da Treviso in ottobre. I miei complimenti a tutti i finalisti e ai vincitori per l’assegnazione del ruolo: è stata un’edizione molto positiva e credo anche uno spettacolo di livello per il pubblico a teatro.”
Nonostante l’ottimismo dei vertici, la decisione di lasciare sguarniti i personaggi di Violetta Valéry, Alfredo Germont, Flora Bervoix e del Barone Duphol non è passata inosservata. Nota lieta della serata, i cinque vincitori: il ruolo di Giorgio Germont è andato al baritono bulgaro di ventitrè anni Svilen Denchev, Annina sarà il soprano trentunenne pugliese Anna Cimmarrusti, Gastone verrà interpretato dal tenore padovano di ventisei anni Matteo Urbani, il Dottor Grenvil sarà il basso cinese di ventinove anni Huigang Liu e il Marchese d’Obigny sarà il baritono argentino di ventotto anni, Alejo Guiomar Alvarez.
Piccola nota dissonante, invece, la decisione improvvisa di interrompere la premiazione sul finale, privando i cantanti non idonei della meritata soddisfazione di ricevere sul palcoscenico l’attestato di partecipazione. Togliere loro questo piccolo rito solenne ha significato negare un riconoscimento pubblico che avrebbe in parte compensato le fatiche della serata, coronando degnamente un percorso comunque importante.
La giuria composta oltre che da Nicola Colabianchi, sovrintendente della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, anche da Cristiano Sandri, Gianni Tangucci, Alessandro Di Gloria, Evamaria Wieser, Giancarlo Andretta, Edoardo Bottacin, Federico Faggion e Stefano Canazza, ha assegnato anche tre premi speciali: la borsa di studio “Talento per il futuro”, del valore di 1.500 euro, offerta dal Comune di Mogliano Veneto in collaborazione con Amici della Musica Toti Dal Monte, a Svilen Denchev, la partecipazione al concerto Gala Lirico “400 Volte Otello”, che si terrà il 30 ottobre 2026 nell’ambito del Premio Pier Miranda Ferraro, offerta dall’associazione Memoria Vocis Cirino-Silveri al tenore ventottenne cinese Sanlin Wang e il Concerto premio dedicato al tenore Gastone Limarilli, offerto dalla Città di Montebelluna, che si terrà domenica 21 giugno, al tenore Matteo Urbani e al soprano Lorena Cesaretti.
Si chiude così questa edizione del Concorso Toti Dal Monte, fondato nel 1969 per volontà di Antonio Mazzarolli e dal 1975 intitolato al celebre soprano trevigiano. In oltre mezzo secolo di storia, la prestigiosa competizione ha premiato più di 260 cantanti, con una percentuale di stranieri che ha sfiorato quasi il 50%, lanciando giovani promesse che hanno in seguito intrapreso straordinarie carriere internazionali calcando i palcoscenici più importanti del mondo, come il soprano Ghena Dimitrova, il soprano Mariella Devia, il basso Ferruccio Furlanetto, il baritono Alessandro Corbelli, il contralto Sara Mingardo e il basso baritono Ildebrando D’Arcangelo.
Potranno ancora questi giovani artisti trovare la loro strada grazie alla guida ed al supporto di professionisti che credono nelle loro potenzialità e creano i luoghi e gli spazi in cui possano muovere i loro primi passi?
Federica Bressan






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