CD: “Vieni o notte”
Un cd monografico dedicato ad Alessandro Scarlatti costituisce già un avvenimento discografico di rilievo, e lo diventa ancora di più quando il programma isola nel catalogo un nucleo tematico preciso e vi costruisce attorno un percorso d’ascolto. Vieni, o Notte – pubblicato dall’etichetta Aparté – assume la notte come condizione dell’animo: sede dell’attesa, dell’assenza, del desiderio, della memoria e della sofferenza amorosa. Alcune pagine vocali di rara intensità si alternano a due Sonate a quattro, che documentano la ricchezza della scrittura strumentale del compositore.
Francesca Aspromonte legge la partitura in stretto rapporto con il testo. In Notte ch’in carro d’ombre, H. 480, la parola determina il peso dell’accento, la direzione della frase e la qualità del suono. L’aria “Vieni, o Notte” procede per gradazioni, con una tavolozza che muta secondo la situazione poetica; “Veloce e labile” offre maggiore mobilità, “Con l’idea d’un bel gioire” una dimensione sospesa e trattenuta, “Sì, che priva di contento” concentra il pathos nella linea vocale.
Nella Sonata IV a quattro in re minore Arsenale Sonoro mostra un altro volto di Scarlatti. Boris Begelman, qui anche direttore, cura con attenzione capillare le singole linee e i loro rapporti. Il contrappunto resta limpido e conserva respiro, tensione interna e mobilità ritmica; la collocazione delle sonate fra i brani vocali risulta decisiva per l’architettura del disco.
In Silenzio aure volanti, H. 662, gli affetti si fanno più articolati. “Ombre cieche, ombre notturne” ottiene un suono scuro e raccolto, “E mentre il cor del mio ben sol si duole” un fraseggio disteso, “Adoro un’ingrata” un accento incisivo. “Piangerò forse chissà” e “Si placa una crudel sol con la morte” conducono verso una tensione crescente. Ogni numero ha peso e temperatura propri, e la capacità di differenziare senza frammentare costituisce uno dei punti di forza dell’interpretazione.
La Sonata III a quattro in sol minore conferma il valore di Arsenale Sonoro. Begelman governa la complessità del tessuto con articolazione nitida e senso della proporzione fra i movimenti: il Grave possiede gravità leggera, i tempi rapidi conservano l’intreccio chiaro, il Minuetto mantiene viva la cantabilità anche in assenza della voce.
Il vertice del disco è All’hor che stanco il sole, H. 33, incisa qui per la prima volta. La scelta amplia la conoscenza del linguaggio vocale scarlattiano e chiude l’itinerario notturno con un arco espressivo ampio, sorvegliato in ogni dettaglio. “Clori bella, e dove sei?” fissa subito l’assenza, “Se del Tebro in su le sponde” prolunga il tono elegiaco, “Deh, torna mia vita” assume un accento supplice. In “Aure placide e serene” il soprano tocca uno dei culmini dell’incisione: la linea si distende, il suono si assottiglia, le parole si illuminano di sfumature finissime e l’affetto prende forma con esattezza. “Già che more un disperato” riporta l’inquietudine, mentre “O, fallaci speranze” lascia il percorso in sospensione. Essendo l’unica pagina in tonalità maggiore, assume nell’economia del progetto una funzione di particolare rilievo.
Aspromonte unisce padronanza stilistica, fraseggio costruito sulla comprensione del testo e varietà di accenti. La voce funziona da strumento di analisi della partitura e ne modifica intensità, consistenza, luminosità e articolazione, mantenendo salda l’identità di ogni situazione poetica, con una tecnica interamente al servizio dell’espressione. Il contributo di Arsenale Sonoro ha lo stesso livello: Begelman, violinista e direttore, evidenzia le strutture interne con acribia e senso dell’equilibrio, e l’ensemble partecipa alla costruzione del discorso, ne asseconda le tensioni e ne accompagna i mutamenti di clima fino a definire la dimensione crepuscolare che attraversa l’intero progetto.
La notte scarlattiana è fatta di ombre e chiarori, di attesa e memoria, di inquietudine e abbandono, e Aspromonte e Arsenale Sonoro ne restituiscono le gradazioni con una lettura di esemplare consapevolezza, che trasforma un programma intrigante in un autentico percorso d’ascolto.
Alessandro Cammarano
La locandina
| Alessandro Scarlatti | |
| “Vieni o notte” | |
| Francesca Aspromonte | |
| Arsenale Sonoro | |
| Boris Begelman | |
| Aparté AP428 – 2026 |



Ph. Javier del Real
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