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Sei in: Home1 / Interviste2 / Eleonora Buratto, mille sfumature di Elettra

Eleonora Buratto, mille sfumature di Elettra

Il prossimo 18 aprile Eleonora Buratto sarà Elettra nell’Idomeneo di Mozart al Teatro Massimo di Palermo, nell’allestimento firmato da Per Luigi Pizzi ed accettato di rispondere a qualche nostra domanda, non solo sul suo prossimo impegno.

  • Elettra è un personaggio complesso in un’opera che può essere definita un giro di boa nella produzione di Mozart. In ciascuna delle sue arie si coglie il tormento che, pur presente in forme diverse negli altri protagonisti, la caratterizza. Come lo si può rendere in maniera credibile? 

Cercando di trasmettere nel modo più realistico possibile tutti i sentimenti che appartengono a questo personaggio e lo si può fare anche attingendo alle emozioni personali. Credo tutti abbiano provato gelosia, gioia, frustrazione e rabbia almeno una volta nella vita e probabilmente tutti noi abbiamo un’esperienza di un amore non corrisposto che ci ha fatto molto male. Dosando il proprio vissuto, lo si può traslare nel personaggio di Elettra, senza mai perdere di vista il suo essere e agire da principessa. Io trovo Elettra credibile, psicologicamente, drammaturgicamente e musicalmente. Se Idomeneo è uno dei capolavori che amo di più, Elettra è uno dei motivi di questo mio amore.   

  • Rendere pienamente Elettra è arduo non solo per la tessitura, ma soprattutto per la varietà di sfumature che richiede, col rischio di finire sopra le righe. È difficile trovare la giusta misura?  

Sì, lo è! Però io penso che non è forzando la fisionomia di Elettra e mettendola in netta contrapposizione con quella di Ilia che si crea il personaggio. Elettra ha mille sfumature, come tutte le donne del teatro mozartiano. E sono sfumature sempre suggerite o chiarite dalla musica di Mozart. Basta coglierle, con l’obiettivo di far andare il canto di pari passo con l’interpretazione scenica.

  • L’allestimento di Pier Luigi Pizzi è un classico, inteso nella più alta accezione del termine. Secondo lei l’opera è museo o arte viva?

Mi rifiuto di pensare all’opera come a un museo, voglio credere fermamente che possa ritornare ai fasti di un tempo. Abbiamo tutti noi una grande responsabilità nell’aiutare l’opera, come artisti e come pubblico. Ben vengano le sperimentazioni e le innovazioni costruttive, così come il rispetto per le tradizioni. Vorrei che l’opera affascinasse i giovani come fosse musica “trap”. Del resto sappiamo tutti che se non formiamo il nuovo pubblico, difficilmente questo arriverà spontaneamente a teatro. Oggi vedo sperimentazioni interessanti, in certi teatri buone politiche dei prezzi e, non ultima, la maggiore popolarità che abbiamo grazie ai social. Dobbiamo tutti far girare queste cose nella maniera più opportuna.

  • Lei canta anche al Metropolitan; quali sono le differenze fra il pubblico europeo e quello di oltre oceano?

Forse si potrebbe fare anche una differenziazione all’interno del pubblico europeo, o forse semplicemente una differenza di teatri… In generale, non posso che ringraziare il pubblico che viene a teatro e ci permette di esibirci. Ci sono persone più calorose di altre, ma non mi permetto di dire più competenti di altre. Il pubblico americano ha una spontaneità e un’apertura che sono tipiche della loro cultura e che mi piacciono molto, però ogni pubblico ha una caratteristica che lo rende unico e, per questo interessante. Amo quello giapponese perché mi fa sentire una pop star! Ma anche quello viennese che in maniera molto compìta ti aspetta all’uscita per foto e autografi. Pubblici diversi che ci insegnano cose diverse e ai quali dobbiamo sempre rispetto.

Alessandro Cammarano

Palermo
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Palermo
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