Enzo Restagno: Bartók, il maestro dei maestri
Un libro nuovo di Enzo Restagno è sempre una piacevole sorpresa. Perché Restagno rimane come uno dei decani della storia della musica, soprattutto di quella del Novecento e dei tempi recenti. La sua saggezza è tale che nel corso del tempo, ha potuto lasciare alla memoria pubblica, qualche cosa di inestimabile, come tutto ciò che ruoto attorno alla sua visione contemporanea di Torino Musica e di tutte le monografie dedicate ai compositori. Capitale quindi inestimabile, di competenze e di documentazione.
Difatti i suoi volumi curati su compositori come Henze, Berio, Nono, Donatoni e tanti altri, rimangono assolutamente indispensabili ed irraggiungibili, con una precisa linea di demarcazione verso ciò che è rigore scientifico e pura ricerca musicologica. Adesso, dopo Ravel e l’anima delle cose e Claude Debussy: ovunque lontano dal mondo, si interessa ad un caso singolare.
Quello di Bela Bartòk, definito come il maestro dei maestri. Certamente Bartok è stato un faro, un emblema di quella che era la ricerca fra fine Ottocento ed inizio Novecento. Nella sua vita non facile e non lunga e bastevole (1881-1945) Bartok è costretto a difendere spesso il suo operato. Certamente il fatto che Bartók era inviso ai suoi contemporanei, fosse considerato come un compositore non in linea con quelli che erano i costumi culturali del suo tempo, gli portò spesso cali di emozioni, definiti come stati depressivi che non lo aiutavano a reagire verso tutte le controversie che dovette subire. Non ultime quelle sofferte dal 1940 alla morte, nel suo repentino e indispensabile passaggio negli Usa dove andrà ad abitare ed insegnare e fare ricerca a New York. Ma il grande valore di Bartók, così come era successo con Castelnuovo Tedesco, con Schoenberg, non viene ben compreso dagli americani che gli apre si le porte, come è prassi di apparente benevolenza da parte loro, ma è sul lato economico che non viene giustamente ricompensato. Tanto da avere una serie di problemi ai quali negli ultimi anni si associano quelli psicofisici. Gli viene diagnosticata una leucemia, ragione medica che servirà per giustificare il suo improvviso peggioramento febbrile. È solo verso gli ultimi due anni di vita, che qualche timido riconoscimento da parte degli americani gli viene tributato. Ma Bartók come Schoenberg è in qualche modo scandaloso. Per il suo modo di scrivere, per quella continua e inspiegabile ricerca sulla musica popolare. Ma è proprio in quella ricerca che la vera poesia di Bartók si rivela in tutta la sua completezza.
Pertanto, Restagno, con fare analitico e discreto, narra non solo la vita del compositore ma ci fa capire la vera importanza umana ed artistica. Il volume è così ricco di riferimenti storici, di importanti considerazioni che Bartók il maestro dei maestri diventa non solo un libro indispensabile, ma bello da leggere. Bello nel senso che Restagno quando narra lo fa con grande passione e competenza, con una scrittura sintetica e toccante. Lasciando il lettore non solo con la curiosità degli ascolti, ma spingendolo a comprendere il genio di Bela Bartók. C’è poi da considerare come questo volume colmi finalmente l’enorme vuoto della letteratura musicologica italiana attorno a questo compositore. A parte L’arte di Bela Bartòk di Massimo Mila, l’introvabile volume di Maria Grazia Sità dedicato a Bartók, il libricino di Laboratorio Musica del 1981, a parte i carteggi e l’incompleto suo testamento ideologico Scritti sulla musica popolare, null’altro di considerevole è stato stampato in Italia. Restagno, naturalmente, completa il volume con una dettagliata bibliografia e con il catalogo completo delle opere.
Marco Ranaldi


Ph. Alessandro Zanon
Ph. James Bort/Warner
Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!