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Firenze: Mehta inaugura la “sua”sala

Dieci anni fa il nuovo teatro del Maggio Musicale Fiorentino aprì le sue porte al pubblico. Era la fine di dicembre, i lavori non erano completati ma fu pensata una programmazione di sette appuntamenti. Di questi uno rimane indimenticabile nella memoria di chi scrive, dato che sul podio dell’Orchestra del Maggio salì Claudio Abbado per l’esecuzione della Sinfonia numero 9 di Gustav Mahler. Oggi il Teatro del Maggio festeggia l’apertura di una seconda sala che si affianca a quella principale: è destinata prevalentemente ai concerti sinfonici ed è intitolata a Zubin Mehta. Una volta tanto quindi un musicista viene omaggiato in vita da un teatro che lo ha visto protagonista nelle sue ultime stagioni. A 85 anni lo stesso Mehta ha inaugurato la sala a dieci anni dalla già citata prima programmazione con tre appuntamenti in altrettate serate consecutive. 

Il concerto del 22 dicembre dedicato alla città per l’inaugurazione, il giorno dopo quello ufficiale alla presenza del capo dello stato Sergio Mattarella, ha riproposto la Sinfonia n. 7 di Ludwig Van Beethoven e la Messa a quattro voci “di Gloria” di Giacomo Puccini con l’aggiunta del Te Deum di Anton Bruckner.  La prima sensazione che si avverte a fine serata è quella dell’intensità del suono. Un elemento al quale il pubblico del Teatro del Maggio dovrà fare l’abitudine, così come i musicisti. La nuova Sala Zubin Mehta ha infatti un’acustica generosa, diversa da quella della vicina sala principale e totalmente agli antipodi dell’altra che caratterizzava il vecchio Teatro Comunale. Gli strumenti e le voci, almeno nel programma scelto dallo stesso Zubin Mehta, si sono mostrati imponenti costringendo l’ascoltatore a un’elaborazione delle emozioni che arrivavano dal palco. In senso positivo ovviamente dato che di grande musica si è trattata, così come altrettanto grande è stata l’interpretazione.

Proprio grazie a Beethoven dalla sala si percepisce il cambio di sensazione rispetto al passato: archi, legni, ottoni e percussioni dell’Orchestra del Maggio arrivano al pubblico in modo più netto, potendo esprimere al meglio la costruzione della settima sinfonia. Qui Mehta ha reso al meglio il concetto di “apoteosi della danza” con il quale Richard Wagner descrisse la pagina. Una lettura brillante e di grande nobiltà, dopo la quale resta la meraviglia di una compagine orchestrale (specialmente le armonie degli archi e i soli dei legni)  che risponde perfettamente alle idee che vengono dal podio. Sono poi le voci del Coro del Maggio preparate da Lorenzo Fratini a far comprendere a loro volta quanto il suono di uno spazio  possa valorizzare composizioni, che in questo caso mettevano in luce la loro solenne religiosità. La messa di Puccini, eseguita per la prima volta nel 1880, mostra un giovane autore che ha perfettamente assimilato i fondamentali della scrittura prima di una carriera legata al teatro in musica. L’inno di Bruckner (1881) è invece il lavoro di un maestro nei suoi ultimi anni di attività che si rivolge al trascendente.

Brani che si impongono per la loro grande musicalità e ispirazione e che vedono nei solisti (Elisabet Strid, Marie-Claude Chappuis, Benjamin Bernheim, Franz-Joseph Selig in Bruckner, Mattia Olivieri  e lo stesso Bernheim in Bruckner) l’ulteriore anello sonoro per giungere alla loro rivelazioni.  Così Mehta ha potuto onorare degnamente la sua sala per il secondo giorno consecutivo con il pubblico a festeggiarlo.

Michele Manzotti
(22 dicembre 2021)

La locandina

DirettoreZubin Mehta
TenoreBenjamin Bernheim
BaritonoMattia Olivieri
SopranoElisabet Strid
MezzosopranoMarie-Claude Chappuis
BassoFranz-Josef Selig
Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del CoroLorenzo Fratini
Programma:
Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92
Giacomo Puccini
Messa di Gloria per soli, coro e orchestra
Anton Bruckner
Te Deum in do maggiore per soli, coro e orchestra

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