Milano: Giselle alla Scala, il riscatto di Vittoria Valerio
Atteso o no, sembra essere arrivato l’autunno, la prima nebbia mattutina a Milano riprende possesso del suo regno, e al Teatro alla Scala il balletto Romantico per eccellenza, Giselle, riconquista i cuori di chi ama la danza classica, qui nella sua forma più pura e rigorosa: il caldo abbraccio di una delle coreografie più famose e rappresentate di sempre.
Il balletto in due Atti, ideato dallo scrittore Théophile Gautier, e poi musicato da Adolphe Adam, debuttò al Teatro alla Scala il 17 gennaio 1843, due anni dopo la sua prima rappresentazione all’Opéra di Parigi, con il titolo Gisella ossia le Willi (dall’originale francese Giselle ou Les Willis) e da allora non ha mai lasciato il pubblico milanese, diventando con gli anni il “cavallo di battaglia” di ballerine del calibro di Carla Fracci (memorabile la sua scena della follia) e Alessandra Ferri (sempre impeccabile dall’inizio alla fine), oltre che presentando al grande pubblico un acerbo ma già bravissimo Roberto Bolle nel passo a due dei contadini del primo Atto.
All’apertura del sipario veniamo immediatamente trasportati alla festa della vendemmia in un suggestivo villaggio della valle del Reno nella Germania medievale, grazie alle evocative scenografie di Aleksandr Benois e alle luci di Andrea Giretti, apparentemente semplici e minimal, ma in realtà meravigliosamente curate, che ricreano l’atmosfera fiabesca della storia senza tempo di Giselle, umile contadina dal cuore fragile e dalla grande passione per la danza che sua apprensiva madre vede con la stessa serenità con cui si guarda un fiammifero vicino al fieno. Giselle è innamorata di Loys, un giovane gentile e galante, stranamente poco avvezzo ai lavori dei campi. Il motivo è presto svelato: Loys è in realtà il principe Albrecht, che si è mescolato ai contadini sotto falsa identità ed è già promesso a una nobildonna. Quando la corte di caccia fa tappa al villaggio e l’inganno viene smascherato davanti a tutti da Hilarion, anche lui innamorato di Giselle, la ragazza non regge al colpo: sopraffatta dal dolore, perde la ragione e muore, regalando al finale del primo Atto un momento di grande commozione.
Il secondo Atto, conosciuto come l’atto “bianco”, tanto per il colore degli ornamenti e dei costumi delle interpreti, si distacca nettamente dal realismo festoso del primo Atto, trasportando lo spettatore in un cimitero nel bosco avvolto dalla nebbia. Calata la notte, il bosco che custodisce la tomba di Giselle si trasforma nel regno delle Willi, spiriti di giovani donne morte prima delle nozze, che emergono dalle ombre per punire gli uomini di passaggio, costringendoli a danzare fino all’ultimo respiro. È in questo scenario sospeso tra sogno e incubo che giunge Albrecht, sopraffatto dal rimorso, per deporre dei fiori sulla tomba dell’amata. Myrtha, però, Regina delle Willi, non intende risparmiarlo: sarà trascinato in una danza senza tregua, fino allo sfinimento. Giselle, accolta ormai tra le Willi, sceglie però di non vendicarsi: lo sostiene nella danza e lo mantiene in vita fino all’alba, quando i primi raggi di sole dissolvono il potere degli spiriti. Albrecht è salvo, ma segnato dal rimorso; Giselle, che ha concesso il proprio perdono, torna a riposare in pace. È proprio il suo gesto di compassione a dare al finale del balletto il suo significato più profondo.
La replica del 13 ottobre a cui abbiamo assistito, ha visto come protagonista la ballerina solista Vittoria Valerio, che con l’esperienza e la professionalità che la contraddistinguono porta nuovamente in scena uno dei due ruoli a cui è più legata, oltre a quello di Giulietta. Timida e modesta nella vita, dimostra ancora una volta forza e sicurezza nell’interpretazione della giovane e fragile Giselle, regalando allo spettatore momenti di grande emozione ed intensità e dimostrando quanto per una ballerina classica la padronanza tecnica non basti senza una vera sensibilità d’attrice. La sua Giselle è esattamente come deve essere: dolce e ingenua nel primo atto, eterea ed elegante nel secondo, e riesce ad aggiungere un tratto personale alla canonica coreografia di Jean Coralli e Jules Perrot. Ne è un esempio il leggero movimento ondulatorio con cui danza accanto ad Albrecht nel secondo atto, così come il modo in cui si lascia condurre da una posa all’altra nel pas de deux, che rende lo spirito di Giselle ancora più aereo e leggero.
Vittoria Valerio, insieme a tutto il corpo di ballo del Teatro alla Scala, è stata una dei protagonisti della docuserie Corpo di ballo – L’avventura di Giselle alla Scala, visibile sulla piattaforma gratuita RaiPlay, nella quale abbiamo assistito alla creazione del balletto nel periodo post-CoVid, il 2021, in cui i ballerini tornavano a danzare nella sale e sul palcoscenico con determinazione e voglia di ricominciare. Nella serie Vittoria Valerio compare come una delle presenze più ricorrenti negli episodi dedicati alle prove e alle interviste ai ballerini. Per le riprese conclusive dello spettacolo, però, l’allora direttore del corpo di ballo Manuel Legris, a cui è oggi nuovamente subentrato Frédéric Olivieri, scelse una formula che permetteva di far danzare tutti i primi ballerini della compagnia nello stesso spettacolo. In questo schema trovarono posto la prima ballerina Martina Arduino e l’étoile Nicoletta Manni, mentre a Vittoria Valerio, “semplicemente” solista, fu affidato uno dei due ruoli di Willi. Una soluzione coerente con l’impianto dell’allestimento, ma che lasciò in secondo piano un’interprete che portava in scena Giselle fin dall’aprile 2015.
Questa replica è stata senza dubbio una delle occasioni di riscatto della grande ballerina, che ha offerto al suo pubblico una Giselle intensa sul piano interpretativo ed esemplare nell’esecuzione tecnica, lasciandoci la certezza di volerla rivedere a teatro al più presto.
Degni di menzione anche gli altri interpreti principali. Il primo ballerino Marco Agostino, nel ruolo di Albrecht, ha mostrato una solida padronanza tecnica, risultando però meno incisivo sul piano espressivo. Molto convincente il solista Christian Fagetti nei panni di Hilarion, che ha saputo dare spessore al personaggio con una recitazione intensa e coinvolgente. Una menzione speciale va infine alla solista Martina Valentini, Myrtha, Regina delle Willi, di grande presenza scenica e notevole espressività, capace di rendere con autorevolezza la severità e il fascino del suo personaggio.
Alla fine della serata resta soprattutto il messaggio che il balletto affida alla sua protagonista: il perdono. Giselle viene tradita e ne muore, eppure, quando può vendicarsi, sceglie di salvare chi l’ha ferita, ed è quindi lei ad avere la vera redenzione: non è un perdono ingenuo né una resa, ma un gesto di forza, che chiude la storia con una nota di pace e non di rancore. Giselle sarà al Teatro alla Scala fino al 23 ottobre, per poi tornare dal 3 al 16 marzo 2027. Imperdibile.
Michele Carmone
13 ottobre 2026
La locandina
| Coreografia | Jean Coralli – Jules Perrot |
| Ripresa da | Yvette Chauviré |
| Musica | Adolphe Adam |
| Scene e costumi | Aleksandr Benois |
| Rielaborati da | Angelo Sala & Cinzia Rosselli |
| Direttore | Mikhail Agrest |
| Luci | Andrea Giretti |
| Personaggi e interpreti: | |
| Giselle | Vittoria Valerio |
| Albrecht | Marco Agostino |
| Il Duca di Courland | Emanuele Cazzato |
| La Principessa Bathilde | Giorgia Sacher |
| La madre di Giselle | Licia Ferrigato |
| Hilarion | Christian Fagetti |
| Wilfried | Gioacchino Starace |
| Il gran cacciatore | Edoardo Caporaletti |
| Passo a due contadini | Linda Giubelli, Edward Cooper |
| Sei Amiche di Giselle | Gaia Andreanò, Sabrina Solcia, Marta Gerani, Laura Farina, Alessia Auriemma, Giordana Granata |
| Myrtha, Regina Delle Willi | Martina Valentini |
| Due Willi | Camilla Cerulli, Agnese Di Clemente |
| Corpo di Ballo del Teatro alla Scala | |













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