Firenze: Strauss e Stravinskij conquistano il Mandela Forum
Quando in Italia le cose funzionano, almeno nella musica, lo si ascolta. Con grande piacere. Succede a Firenze, dove una regione che investe sulla musica, nel passato, quello che aveva senso del fare e del dire, crea un organismo orchestrale di tutto rispetto. Ora artisticamente diretto da Daniele Spini. Professionista del sapere musicale. Senza presunzione di sorta. Ebbene in questa direzione di diffusione sociale, così come succedeva negli anni Settanta, la Ort, l’Orchestra Regionale Toscana, si sposta nelle varie parti di Firenze. Ovvero nei luoghi dove la musica classica generalmente non arriva. Dunque, uno dei tempi del pop fiorentino, il Nelson Mandela Forum, apre le porte alla musica sinfonica, in una maniera strabiliante. Con un giovane direttore d’orchestra Luka Hauser che si porta dentro il suono della Ort. Con grande presenza. Il programma perfetto per un tempio della musica pop: Cosi Parlò Zarathustra op. 30 di Richard Strauss.
Che dire poi della superba scrittura sinfonica che il prode Strauss dettaglia nella sua ipergalattica opera 30. Chi lo avrebbe mai detto che l’incipit cosi vigoroso e avveniristico avrebbe cambiato le sorti della musica e della musica applicata al cinema. Non è scontato dire che Stanley Kubrick in quella sua visionarietà della scorrevolezza del suo cinema, in 2001Odissea nello Spazio, s’immagina Strauss sia Richard che Johann e lo fa, usando l’opera 30 come prassi inconsueta di una immagine in assoluto divenire. Come se si mettessero i baobab in una serra d’inverno.
Ecco, quindi che ascoltare dal vivo l’opera di Richard Strauss è assolutamente travolgente. Dire che è bello è dire una minima cosa, rispetto invece all’impressionante visione del suono che invade l’ascoltatore. Non è quindi un suono da arena moderna ad essere impossibile, anzi. Tutt’altro.
Cosa bella del gesto di Hauser, la duttilità senza mezze misure. Hauser segue ed esegue come se fosse proprio li, nel suono enorme di Strauss. In questa composizione che si dipana in uno spettro sonoro di assoluta novità. Poco ne saprà Wagner di essere parente lontano di Strauss. Anzi. Wagner ripete nel suo sound apocalittico della prossima dimensione un immaginare cerchi infiniti e calibranti. Come il tempo delle suture.
Ebbene gli esecutori della Ort hanno dato una interpretazione d’alta classe. Da incisione. Bravi veramente. Il passaggio in linea di sutura è verso Igor Strawinskij, giovane abbastanza quando scrive L’uccello di Fuoco. Balletto. Ma musica di sfondamento senza precedenti. I temi che Stravinskij sovrappone, fra enfasi sapore Musorgskij, Borodin e Čajkovskij sono per olfatti uditivi superiori. La versione presentata a Firenze è quella seconda, quella che nel tempo Stravinskij riprenderà per completarla. Bella presenza. Bella opera. Con tutto il pathos di colui che diverrà l’effettivo saturatore. Fra il passato remoto e il passato prossimo. Hauser non scherza mica a dirigere dall’alto dei suoi giovani anni i professori d’orchestra. Ha tanta musicalità e si lascia prendere dagli orchestrali. Con estrema duttilità e umiltà. Ha tanta musica nelle mani, nella sua sapienza direttoriale, da musicista d’orchestra, da musicista che sa dove deve arrivare il suo essere sul podio. Perfetto. Concerto memorabile. Forum che funziona. Ort da grande esecuzione. Luka Hauser senza nessun dubbio ragionevole, di perfetta conduttura. Con grande rispetto per la scrittura.
Daniele Spini, che la musica la maneggia con estrema coerenza, ha raggiunto un ulteriore obiettivo. In tempi in cui spostare musica classica in luoghi desueti è sempre una scommessa. Non sempre vincente.
Marco Ranaldi
(8 settembre 2026)
La locandina
| Direttore | Luka Hauser |
| Orchestra della Toscana | |
| Programma: | |
| Richard Strauss | |
| Così parlò Zarathustra op. 30 | |
| Igor Stravinskij | |
| L’uccello di fuoco (versione 1919) | |





Ph. PBZ
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