Il Caso Tchaikovsky: Tianxu An e lo scandalo del concerto sbagliato

In questi giorni sta facendo il giro del mondo la notizia dell’incidente avvenuto al Concorso Tchaikovsky, sezione pianoforte. Per chi se lo fosse perso, allo sfortunato pianista cinese Tianxu An è capitato l’incubo di ogni concorrente: andare sul palco, sedersi sul seggiolino, prepararsi a suonare un concerto e sentire l’orchestra che attacca un altro brano. Ma procediamo con ordine.

Questa è la dinamica dell’evento: alla stampa era stato dato già al primo giorno di Finali il planning di tutti i concorrenti, con segnato chi suonava quali concerti, in che ordine e su quale pianoforte. Per la prova di An era molto chiaro: Tchaikovsky, Primo Concerto, poi Rachmaninov, Variazioni su un tema di Paganini, da eseguirsi sullo Yangtze River. Seguendo questo piano, l’annunciatore ha comunicato l’ordine “scorretto”, subito seguito dalla perplessità di direttore e orchestra, che invece avevano le parti preparate in un altro ordine sui rispettivi leggii. Dopo un confuso scambio di pochi secondi, l’annunciatore si è corretto comunicando il nuovo ordine, ovviamente nelle fretta solo in russo. Al pianista non è stata quindi data la possibilità di capire cosa fosse successo ma anche se avessero parlato in inglese sarebbe stato complesso, visto lo stato di nervosismo e concentrazione di un concorrente prima di salire sul palco della Finale. An si è così trovato seduto al pianoforte concentrato e pronto per attaccare il Primo di Tchaikovsky, salvo sentire l’orchestra cominciare le Variazioni Paganini, in cui al pianoforte non sono dati che due secondi scarsi prima di suonare il primo unisono, ovviamente caduto sensibilmente in ritardo. Dopo una serie di sguardi sconvolti, il pianista si è ripreso ed è in qualche modo riuscito a portare le Variazioni a casa, dimostrando una forza d’animo e nervi d’acciaio. Certo, era solo l’ordine ad essere invertito, ma aspettarsi un concerto, concentrarsi per mezz’ora per poi trovarsi completamente allo sbaraglio prima ancora di suonare la prima nota richiede veramente una capacità di concentrazione encomiabile. Ma cos’è successo dunque?

Secondo le prime voci ci sarebbero stati diversi cambi di programma del pianista, di cui uno a ridosso del concerto, e nella confusione tipica di questi momenti la cosa non ha funzionato. Subito dopo è emersa la versione che sarebbe stata poi ufficializzata da una comunicazione del Tchaikovsky stesso: per un’incomprensione, chi doveva occuparsi di disporre le parti per orchestra e direttore ha confuso l’ordine dei due concerti (forse facendo confusione con la prova di Broberg che due giorni dopo avrebbe eseguito prima Rachmaninov e poi Tchaikovsky). In seguito a questo errore madornale, prosegue il comunicato del Tchaikovsky, tale impiegato è stato “sospeso”: questo il termine, “rimosso da ulteriori lavori” in russo, ma non “licenziato” come si trova spesso scritto. Denis Matsuev, Presidente della Giuria, ha offerto quindi ad An di ripetere la sua prova, ma il pianista ha giustamente rifiutato: tornare sul palco dopo aver fatto calare la tensione per suonare da capo il repertorio sarebbe stata una scelta estremamente rischiosa.

Anche per premiare questa sua capacità la giuria ha deciso di affidare ad An, oltre al quarto posto, anche un premio speciale per il coraggio e la concentrazione, ricevendone di fatto un vantaggio in visibilità che non avrebbe mai avuto con la sua semplice performance (che assai difficilmente avrebbe retto il confronto con quelle degli altri concorrenti, vedendo come hanno suonato nelle prove precedenti e al galà di San Pietroburgo), smentendo così tutte i tentativi di teoria del sabotaggio, di cui non si vede perché ci sarebbe stata necessità. Ovviamente questo non giustifica l’atteggiamento non accomodante di Vasily Petrenko, che ha fatto un lavoro assai sommario con l’Academic State Symphony Orchestra, ma lo sfortunato incidente sembra confermarsi essere semplicemente tale: una svista piuttosto clamorosa ma che in un clima concitato e confuso come quello del Tchaikovsky non sembra poi così impossibile.

Alessandro Tommasi

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