Lerici, Beethoven, Arnold Schwarzenegger: intervista ad Anna Tifu

Anna Tifu è tra le principali violiniste italiane di oggi. Una carriera cominciata da giovanissima con il primo premio del Concorso Vittorio Veneto a soli otto anni, cui è seguito uno sfolgorante percorso che ne ha confermato il valore di musicista. Il 23 luglio, la violinista di Cagliari si troverà nuovamente ospite del Lerici Music Festival, evento recentemente creato da Gianluca Marcianò nella sua città natale e che da subito ha attratto alcuni dei nomi più interessanti e più popolari del panorama concertistico nazionale ed internazionale. Questa sua imminente partecipazione al Festival ligure diventa l’occasione di un’intervista che dal Concerto per violino di Beethoven ci porta fino alle collaborazioni con Ezio Bosso e con Andrea Bocelli.

  • Partirei con un po’ di buone notizie: si torna alla vita concertistica e tra le prime date di questi mesi c’è la tua partecipazione al Festival di Lerici!

Esattamente, dal mio grandissimo amico Gianluca Marcianò!

  • Com’è nato il tuo rapporto con il Festival? Non è la prima volta che ti trovi a suonare per loro.

Infatti, è la terza! Cominciai con il Concerto di Sibelius e Gianluca alla direzione, poi l’anno scorso sono tornata con oltre cinque concerti in collaborazione con vari musicisti tra cui il compositore in residenza Shor, che torna anche quest’anno se non erro. E poi concerti cameristici, la Sinfonia Concertante di Mozart con Giulio Plotino e altri appuntamenti ancora. Quest’anno invece sarò a Lerici con il Concerto per violino di Beethoven il 23 luglio. E me ne approfitto per farmi, oltre al concerto, qualche giorno di vacanza. O almeno spero! Il posto merita, è meraviglioso, davvero, e l’atmosfera è unica. Anche perché ogni anno ci si ritrova tra moltissimi amici tra cui lo stesso Gianluca Marcianò, con cui ho suonato spesso, anche al Festival Al Bustan a Beirut. L’orchestra di Lerici è splendida, poi, sempre piena di entusiasmo, di voglia di lavorare bene, insomma stare lì è un insieme di lavoro, piacere e condivisione. E poi sono felicissima di fare Beethoven, il concerto che amo di più oltre al Primo di Šostakovič, che infatti cerco di proporre ovunque io vada (ride).

  • Deduco sia stata una tua scelta, dunque.

Sì e ringrazio moltissimo Gianluca per avermi dato la possibilità. Anche perché qualche giorno prima, il 17 luglio, lo suonerò a Lucca, in un concerto in memoria di Ezio Bosso. È un concerto che amo davvero moltissimo, fin da quando ero piccola, ma mi ci sono voluti anni prima di poterlo affrontare. Ricordo che studiavo con Accardo, avrò avuto 10 anni, e continuavo a ripetergli «voglio fare Beethoven, voglio fare Beethoven!» e lui mi rispondeva immancabilmente «No, sei troppo piccola per fare Beethoven».

  • D’altronde è un lavoro sfuggente ed enigmatico, soprattutto se lo paragoniamo con i concerti per pianoforte. Perché questo amore?

Penso sia stato uno dei primi concerti che io abbia sentito dal vivo. Credo fosse a Cagliari con Uto Ughi nei suoi anni di massimo splendore. Ricordo ancora l’impressione incredibile che mi fece e quando senti un capolavoro così suonato da un musicista di quel valore, qualcosa ti resta dentro. Dal giorno dopo decisi che volevo studiarlo, ma appunto serve tempo e serve maturità. Quello di Beethoven è un concerto complesso, non tanto dal punto di vista tecnico, non è un brano virtuosistico, ma proprio da un punto di vista interpretativo, di fraseggio, musicale. E di intonazione! È un concerto delicatissimo, si sente tutto e sei sempre scoperto, quindi è molto più difficile rendere Beethoven rispetto ad un Čajkovskij o un Paganini, ad esempio. Infatti non lo consiglierei mai per un concorso.

  • Ti confronti con le incisioni quando devi affrontare dei repertori di questo tipo? Hai dei riferimenti?

Quando devo iniziare un nuovo brano o ne riprendo uno che non suono da tempo ascolto volentieri e ricerco soprattutto le incisioni dei grandi del passato, in cui mi sembra di riconoscermi, di trovare qualcosa di mio. Non sono una grande amante del dar spettacolo, fin da quando ero bambina sul palco sono sempre rimasta molto sobria. Oistrakh, Milstein e Stern sono i primi che mi vengono in mente. Non che oggi non ci siano grandi violinisti, sia chiaro! Mi viene subito da pensare a Lisa Batiashvili, che mi piace moltissimo, Julia Fischer, Hilary Hahn, insomma quei musicisti che riescono unire eleganza e sobrietà. Poi ci sono anche altri modi di suonare e veramente tantissimi grandi musicisti anche oggi, ma questi sono un po’ i riferimenti in cui mi riconosco.

  • Questo già ci dà anche un’idea dell’approccio al Concerto di Beethoven. Ti è mai capitato di suonarlo con un’orchestra giovanile? Non è un brano semplice nemmeno per il rapporto tra solista e orchestra.

No, anzi! Mi è capitato solo una volta di suonarlo con un’orchestra di giovani, ma ormai oltre dieci anni fa, in Romania. Tra l’altro ora che mi ci fai pensare, in quella produzione mi alternavo proprio con Uto Ughi! Come dicevi, il Concerto è molto delicato per il rapporto con l’orchestra, ma con le orchestre giovanili in genere hai il vantaggio di non dover sottostare ai ritmi serrati delle orchestre di professionisti, in cui arrivi, prova, concerto e riparti. Lì ero stata per una settimana intera di prove, l’orchestra era composta da musicisti tra i 15 e i 20 anni, c’era necessità di provare tanto, ma dopo un po’ le cose iniziarono a funzionare davvero bene. E poi io sono veramente convinta che un musicista debba saper suonare in ogni situazione, con qualsiasi orchestra, ovunque. Bisogna sapersi adattare e, come diceva Bosso, se suoni bene tu, stimoli tutti intorno a te a suonare meglio e si crea un’atmosfera splendida.

  • Già che hai nominato Ezio Bosso, prima mi accennavi che il Concerto di Beethoven a Lucca sarà in suo onore. Tu l’hai conosciuto molto da vicino, come si è sviluppato il vostro rapporto?

Sì, esatto. Tra l’altro è veramente un dolore, perché questo Beethoven era un Concerto che voleva suonare con me, ci eravamo fatti questa promessa, anche perché lui venerava Beethoven. Davvero, lo chiamava “il mio babbo musicale”. Avrei voluto poter realizzare questo progetto insieme. Ho avuto almeno la fortuna di poter lavorare spesso con lui. Il nostro primo concerto fu a Fiesole, in occasione della festa della musica, e insieme abbiamo fatto il suo Esoconcerto. In Ezio ho trovato un carisma, un’energia, di una voglia di lavorare, di trasmettere la sua passione per la vita, per la musica, non ho mai incontrato una persona così, aveva più energia di tutta l’orchestra messa insieme! E non solo: io sono una che si emoziona moltissimo, prima di salire sul palco è una tragedia, non puoi capire. Non dormo, sto male, c’ho l’ansia, è terribile ma son fatta così! Con gli anni impari a gestire la tensione, ma ti assicuro che non passa, anzi senti sempre più la responsabilità di ciò che fai. Con Ezio era diverso, prima di salire sul palco mi guardava, sorrideva e mi diceva: «Andiamo a divertirci» e sembrava passare tutto. Suonare diventava davvero un divertimento, una gioia e tutta la tensione era come se scomparisse. Poi ovvio, era una persona dal carattere molto forte, abbiamo anche litigato più volte, però i rapporti veri, intensi, sono fatti anche di litigi e di scontri, che poi si risolvono sempre nell’affetto di un “ti voglio bene”. Puoi immaginare quanto mi manchi.

  • Passando oltre il tuo appuntamento a Lerici, seguiranno anche nuovi progetti internazionali. Com’è tornare a viaggiare?

Sì, subito dopo Lerici avrò il primo concerto all’estero in Germania, che era previsto per il 6 giugno ma come puoi ben immaginare è stato rimandato. Al momento coi viaggi internazionali sembra star andando tutto bene, soprattutto con la Germania in cui ho diversi appuntamenti. Ad esempio a Dortmund suonerà il Concerto di Šostakovič (appunto), con i Dortmunder Philharmoniker e avrò poi una tournée in Germania con il Concerto di Korngold, che affronto per la prima volta. La maggiore incognita è Dubai, dove dovrei andare a settembre, ma devi aver già il vaccino fatto. Speriamo che si sistemi tutto per tempo.

  • Già che siamo anche in tema repertori, una delle tue caratteristiche è l’abilità nello spaziare, dal Concerto di Beethoven all’Anna Tifu Tango Quartet, fino alle collaborazioni con Bocelli, che si muove in un mercato guardato spesso con diffidenza.

Sai, io ho sempre ascoltato tutti i generi, non sono quel tipo di musicista che segue solo la classica e guarda storto tutto ciò che non lo è. Sono una super fan dei Muse, te lo giuro, il mio sogno è sentirli dal vivo e se mi chiedessero di fare una collaborazione io domani sarei già sul palco, davvero! (ride). E adoro suonare il tango, adoro Piazzolla e ogni occasione che avrò per suonarlo cercherò di coglierla. L’importante è che siano cose fatte bene, poi sono aperta a tutti i generi. E poi, la vita del musicista classico è così stressante, questi progetti mi permettono di staccare un po’. Quando ho suonato con Bocelli ci siamo esibiti al Madison Square Garden, c’erano praticamente 50.000 persone nel pubblico e la tensione di cui ti parlavo prima non l’ho nemmeno percepita. È molto più difficile stare di fronte a 1.000 persone sul palco di un teatro e suonare il Concerto di Brahms.

  • Cosa cambia?
    Ti senti una pop star! Quelle 50.000 persone le senti, le percepisci, ma al contempo è come se nemmeno te ne accorgessi, sono troppe per poterle davvero ‘vedere’. Un pubblico ristretto, invece, non è più una massa, è lì, lo puoi vedere negli occhi. E il contesto è diverso, perché la pressione di salire su un palco di Milano o, che so, al Parco della Musica a Roma è molta di più. Poi cambia anche il repertorio ovviamente. Con Bocelli avevo fatto la Fantasia sulla Carmen di Sarasate e altri brani, suonando anche insieme a Bocelli, brani che ti mettono meno in difficoltà e ti consentono davvero di concentrarti sul divertirti. Anche per questo amo queste collaborazioni, l’atmosfera è diversa. Considera che durante quella tournée con Bocelli mi prendevo il mio tempo per camminare per New York, Los Angeles, queste incredibili città americane. Fossi stata in una tournée classica sarei stata chiusa in stanza a studiare, chi ha la testa per mettersi a fare la turista!
  • Che tipo di pubblico ti trovi davanti?

Il pubblico che hai in questi contesti è molto diverso da quello che trovi in un teatro, ovviamente! È il pubblico dei grandi eventi, quello che va a sentire le pop star, perché Bocelli ormai è una pop star a tutti gli effetti, e ti trovi tanti giovani davanti. Però c’è un aneddoto che devo raccontarti in merito al pubblico.

  • Vai!

Eravamo a Los Angeles e stavo per salire sul palco, quando mi passa davanti Arnold Schwarzenegger. Non puoi capire, era il mio idolo da piccola, ero innamoratissima di Terminator. Credo di aver urlato: «Oddio c’è Terminator» con lui tipo ad un metro. Stavo morendo: se quando ero bambina mi avessero detto che avrei suonato per lui non c’avrei creduto!

Alessandro Tommasi

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